ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

A M.

Mi dicono tu abbia fatto perdere le tracce, scomparsa dentro un buco nero, su un treno, una nuvola chissà. Fanno così i migliori; tolgono il disturbo quello che è dato è dato che guardare indietro non si può, non si deve, non serve; chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. Avuto poi non lo so che tu tanto avuto non hai. Hai avuto me (è davvero poco), le colline tra gli ulivi e le chitarre degli America. Il vino ci ubriacava, faceva piangere, liberava le cateratte della dolcezza. Sul tuo corpo ci nuotavo come in una traversata lunga, di quelle che devi raggiungere il promontorio e il promontorio era il tuo viso. Le tue mani tra i miei ricci e “Begli occhi” mi dicevi ma più belli erano i tuoi; il tuo sorriso  era di quiete e pace sopraggiunta.
Dove sei adesso, dove le parole, gli occhi, la tua spalla. Ah la vita che commedia, ci accarezza come un mare calmo che tutto pare bello e giusto e normale, poi la tempesta che tutto scompagina e divelle. Mi dicono tu abbia fatto perdere le tracce; non a me, ti ho ancora tra le mani.

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La potatura della vite del 2018

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Centomila cose da fare quest’anno la potatura delle vite l’ho concentrata durante le vacanze di Natale; nulla di diverso rispetto agli anni scorsi, le mie viti hanno 8 anni, ma questo è il primo senza mio padre. Non che la sua morte mi abbia trovato impreparato (la sua parabola aveva assunto un percorso in discesa ben definito) eppure la sua presenza segna tutt’oggi le mie giornate come l‘ago della bussola segna il nord. E’ che continuano a venire a galla immagini, tragitti, discorsi a due in una sorta di vaso di Pandora da cui fuoriescono tutti i venti della mia terra e la sua voce con loro così ce camminare tra questi filari mi fa sentire sospeso nel tempo, una specie di rendez-vous intimo e personalissimo. Ma io lo so e lo sapete anche voi la vita va avanti, farei torto alla mia anima contadina se continuassi con ricordi e sensazioni, così prendo la forbice da pota, la vecchia carriola e mi infilo tra i filari. Ogni vite ha qualcosa di unico da raccontare e a guardarla se ne ripercorrono i cambiamenti; la forma è quella che le abbiamo dato noi, le cicatrici sui tralci hanno la nostra firma. Individuo il capro a frutto da conservare e lo sperone che fruttificherà l’anno prossimo; clack fa la forbice clack e a me pare il suono di una nacchera. Un frullo d’ali sopra la mia testa, due merli fuggono dai cacciatori.

Ex cathedra 2017

 

ex cathedra

Pochi ex cathedra quest’anno. E’ stato dopotutto un anno particolare.

3 gennaio. Quando uscì “C’eravamo tanto amati” ero un ragazzino. I grandi ne parlavano con favore ma a me lasciava indifferente; dovevo ancora amare.

30 gennaio. Dopo che lo stereo della gloriosa Zafira è passato a miglior vita in auto canto io. “Margherita” la faccio alla perfezione e tutta intera.

31 gennaio. Nessun uomo saprà mai cosa pensa una donna ferma davanti allo scaffale dei detersivi.

01 marzo. Le persone che ho incontrato sono bandierine piantate tra le dune che garriscono al vento.

18 maggio. Un lavoro che avrei amato fare è il costruttore di mollette da bucato. Mi piacciono le molle, il loro scatto repentino e insensato.

28 luglio.  Quest’anno la spiaggia si è allargata. Percorrere la passerella trattenendo il fiato per non far vedere la pancetta è stato più faticoso. Arrivato a riva ero distrutto.

15 agosto. Dal kit di montaggio del barbecue a gas sono avanzati: 4 bulloni, tre dadi, sei rondelle, un ugello. Speriamo bene.

01 novembre. La donna aveva i capelli al vento e dava la mano a una bambina; erano tutt’uno, niente era più importante.

11 dicembre. Ci sono canzoni che fanno uscire il cuore dal petto, poi quando finiscono ritorna dentro.

Piccole note scritte qua e là, fotogrammi, cose viste, alcune solo pensate.

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Sole
La casa era in un vicolo stretto, una specie di basso con una porticina, la finestra al lato e un balconcino subito sopra. Sopra la cassetta delle lettere una maiolica con sopra scritto: ” In questa casa sono benvenuti gli amici, la gioia e il sole”. Mi colpì l’accenno al sole in un posto dove mai un raggio era penetrato; lo trovai un gesto d’eroismo.

Regalo di Natale
Il piccolo ha scelto il regalo di Natale per la fidanzatina: un pinguino di peluche con i cioccolatini e sulla pancia la scritta “Tienimi con te”.

La foglia sul tetto
Di quella foglia sul tetto mi colpì il moto vorticoso, scossa com’era dallo scirocco; vorticoso ma non caotico poiché danzava sulle tegole e con grazia. Si lasciava andare, riprendeva il controllo, si alzava in volo, atterrava sbarazzina; si, pareva davvero divertirsi. Fino a che una raffica di vento la prese d’improvviso. Di lei non sappiamo più nulla.

Un ciabattino
Faceva il ciabattino in un pertugio della città vecchia; quando ci passavo con mia madre mi colpiva l’odore di colla e cuoio. Aveva un deschetto con gli scomparti per i chiodini e un coltello affilatissimo con cui rifilavale suole; le scarpe aggiustate le avvolgeva nella carta di giornale per non farle impolverare. Mi colpiva anche il modo di guardare; alzava le palpebre con lentezza come a non sopportare troppa luce, ne uscivano gli occhi lucidi di chi non amava la propria condizione ma aveva perso le speranze di cambiarla. Oggi ho incontrato il figlio, ha gli stessi occhi del padre lo stesso modo di guardare; la stessa espressione umile di chi ha il peso del mondo addosso ma lo porta con dignità.

Baci, abbracci
Che poi non si vive che per un bacio, uno sguardo alla persona giusta, un tocco di mani, spalla contro spalla, uno stringersi di carni, un incavo di seno.

Sull’equilibrio
Con gli anni mi sono convinto che la vita è una questione di equilibrio. Equilibrio è discernere cosa è giusto e cosa no, è tenere una rotta più o meno stabile, essere coerenti, non mutare il proprio modo di essere a seconda di chi si ha davanti, essere consapevoli di sé. Oddio non è che io queste doti le abbia tutte, forse solo qualcuna. Spero almeno una.

Soldati nella neve
Non possiamo fermarci, non è giusto, non ci è concesso; soldati nella neve dobbiamo continuare, arrivare alla base, superare l’inverno. Ci pensavo stamattina quando i ragazzi mi hanno detto: “Papà il padre di XY sta male male.” Ho risposto: “Ce la farà vedrete.” anche se so non arriverà a Natale. Ci cadono attorno come birilli e nessuno sa perché e se tutto questo ha un senso; bisogna andare avanti, come soldati nella neve. Devo prendere lo scatolone con il presepe.

Revolucion
Oggi sono passato nei pressi di un campo di calcio dove non so più quanti anni fa vidi un concerto degli Inti Illimani. Ricordo il caldo, la polvere, il mio cuore di ragazzo; quando cantarono “El pueblo unido jamas sera vencido” tutti alzarono il pugno, io con loro. Con un po’ di diffidenza perché io mezzo anarchico detestavo l’omologazione e quei pugni alzati mi parevano comunque da gregge. Ciò nonostante preso dal contesto lo alzai; mentre ascoltavo la canzone ero certo che la rivoluzione dovesse cominciare già all’uscita del campetto.

Faville
Passiamo la vita a prendere decisioni giuste o sbagliate che siano; ognuna è un giro di pagina, una pietra lanciata sull’acqua che affonda e non vediamo più. Sotto la scorza di noi finti rudi c’è tutto il rimpianto per quelle prese con leggerezza, impeto o passione. Io per me non rinnego nulla di quelle prese, dò anzi loro dignità, ne riconosco l’importanza, le sento mie come una madre sente suo il figlio. Delle volte mi fanno compagnia, sono faville nelle fiamme di un camino.

Occhiali
Degli anni che passano ti accorgi nei modi più impensati. Oggi dopo aver rovistato nell’auto alla ricerca degli occhiali da lettura mi sono fermato in un supermercato a comprarli. All’espositore sono arrivato con facilità, il problema è stato scegliere quelli +1,5; la vista si imbrogliava, una nebbia fumosa circondava etichette e gradazioni; ero entrato in una nuvola di indeterminatezza. Ho chiesto alla commessa che in un attimo li ha trovati.
“Eccoli.” mi ha detto con cortesia.
“Grazie, sa com’è l’età.”
Si è allontanata sorridendo forse ritenendolo uno dei soliti pretesti usati dagli uomini per attaccare bottone.
No mia cara, è l’età.

In una chiesa
Mi capita ogni tanto al ritorno dal lavoro di fermarmi davanti a una chiesa; per lo più di pomeriggio inoltrato quando le luci non sono ancora accese e tutto è in penombra. E’ un’ora in cui è difficile vi sia qualcuno, uomini meno che mai, tutt’al più donne. Qui che siamo più a sud che a nord più d’una ha il velo; mi piace immaginarla interloquire con chissà chi e chiedere cose che lei sola sa. Le donne che pregano hanno il senso della forza, sono coraggiose, essenziali; gli uomini non sarebbero in grado di pregare così.

Il sole di novembre
Dal terrazzo dov’ero la vidi distintamente; saliva nuda, l’asciugamani sulle spalle, le scale esterne che portavano alla doccia della pensione; aveva il corpo esile, il seno piccolo, il pube glabro. Scomparve dietro una porta rossa. Più avanti c’era il mare azzurro e un sole che non diresti il primo novembre.

Epitaffio                                                                                                                             “Qualunque cosa abbiate pensato di lui era la verità.” Ecco, questa sarebbe una frase buona per il mio epitaffio.

Le prime piogge
Le prime piogge alzano una polvere ancora calda d’estate, tutti a prendere gli ombrelli, i ragazzi più piccoli continuano a giocare nel piazzale, sguazzano nelle pozzanghere come nei film di guerra quando si combatte sotto la pioggia e per il nemico non c’è speranza. Inutilmente le madri li chiamano.

Le donne delle camere
Ne giro di alberghi, le donne delle camere hanno tutte la stessa faccia giovani o attempate che siano. Una faccia ferita, provata; se potessero ti racconterebbero la loro vita e del perché sono lì ma non ti conoscono e ti guardano diffidenti ritraendosi per riservatezza o timore, come se di chi le osserva non ci fosse da fidarsi, non più. Mentre lucidano la rubinetteria gli occhi nello specchio del bagno riflettono la loro vita.

Qui
Qui c’è un castello alto che guarda il mare, se sali sul torrione puoi guardare la curva della terra e anche più in là. Qui c’è un mare azzurro che quando ti tuffi vuoi vedere dove finisce l’azzurro ma non finisce mai. Qui c’è un sole che d’inverno ti scalda appena ma d’estate ti cuoce e la pelle mi diventa dura e secca come pergamena su cui scrivere le cose che voglio.

Petaloso
Diceva bene Eco che il web è popolato da legioni d’imbecilli; la dimostrazione, non ce n’era bisogno lo sapevo anch’io, è venuta dalla parola “petaloso” a grande richiesta entrata a far parte del lessico italiano. C’era bisogno di un termine simile? Copre un vuoto? Non mi pare, è invece il risultato della spinta potente di quelle legioni di imbecilli che il web affollano. Ma non gliene faccio una colpa, gli imbecilli muovono il mondo, lo fanno girare regolare, hanno una funzione conservativa.

Dimentica
Non c’è, non può esserci nulla da recuperare di quanto successo; i gomitoli srotolati non hanno senso né sofficità, stanno lì a testimoniare qualcosa di fatto, di accaduto, di concluso. Le montagne scalate sono anch’esse imprese superate; la vita è una mitraglia che a chi corre in campo aperto non lascia scampo.

ll meglio che ci aspetta
Concordo con Calvino quando afferma “il meglio che ci si può aspettare è evitare il peggio”. D’altra parte cos’altro è la vita se non una perenne navigazione (verso dove non si sa) in cui quello che più conta è evitare il naufragio?

Chet Baker
La tromba di Chet Baker a me pare un ponte tra visibile e invisibile, realtà e inconscio, beatitudine e peccato, conosciuto e ignoto. E’ una trivella che scava scava e non si ferma più. Attraversa tutti gli strati della terra.

Sulla strada
Erano ai piedi del cavalcavia ad aspettare clienti; delle tre mi ha colpito l’ultima. Coda di cavallo, gonna nera e maglietta rossa si mordeva le labbra e guardava davanti a sé come avesse qualcosa in sospeso; che so la pentola sul fuoco o il libro del figlio che non ricordava aver messo in cartella.

Tempo
Nessuno riuscirà mai a ben definire il tempo trascorso; personalmente credo sia una specie di passeggiata tra i ciliegi sull’orlo dello strapiombo.

La vita allegra
Il fatto che continui a fare battute quando sono dall’endocrinologo dimostra il mio timore; in qualche modo mi preparo a quello di preoccupante che potrà dirmi. Così con la vita allegra, con le battute, allontano il peggio, costruisco uno scudo attraverso il quale nessun male, mi illudo, possa passare. Il fatto che il medico rida di gusto mi conforta alquanto ma io lo so chi sono: un soldato in trincea prima dell’assalto all’arma bianca.

Flight Simulator
Non esistono videogiochi per me esiste solo il Flight Simulator quello che scegli un aereo, impari a guidarlo e ci voli come fosse vero. E’ stata una passione che mi ha travolto; nei viaggi lunghi mi piaceva mettere il pilota automatico andare a pranzo e tornare in tempo per l’atterraggio; già perché se era straordinario il decollo ancora di più lo era l’atterraggio dove non dovevi sbagliare nulla. Memorabili certi voli sulle Alpi o sull’oceano, anche se il volo che più ricordo lo feci su un Cessna con cui atterrai  tra le montagne del Tibet.

Agosto 2017

Crepitano rami e cortecce sotto le scarpe, ansima la bocca che non trova aria, non quella buona da respirare almeno. Il sudore del mondo non è salato quanto il mio; scende dalle sopracciglia, riga il volto, penetra nella bocca,  segna l’animo. Non una bava di vento, né ombra che possa dar sollievo, solo il frinire pazzo delle cicale e il volo folle dei merli in cerca d’acqua. Da qui al mare laggiù credo di essere solo, eppure mi pare di udire voci lontane a farmi compagnia. Poche energie oggi mi son rimaste eppure mi sento così forte. Sotto l’erba secca i semi aspettano le piogge dell’autunno.

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