ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Quattro ritratti

Saverio

Saverio fa il sarto da 60 anni e ora ne ha 69. Dice che avrebbe voluto lavorare in un atelier ma la malattia  e un po’ la sfortuna lo hanno costretto qui, nel bugigattolo dove lavora ora. Non può camminare Saverio, per una malattia che lo ha preso da ragazzo e che lo ha segnato nel corpo e nel viso, tirato come un budello seccato al sole.     
Sulla macchina per cucire ci sono i rocchetti del cotone e le scatole di bottoni, sul muro di fronte il poster di Maradona e in fondo una tenda che fa da camerino. Saverio stringe giacche, accorcia maniche, fa pieghe ai pantaloni.
Mi dice che non ha mai avuto una donna sua e di questo si dispera. “Chi mi avrebbe preso in queste condizioni?” 
Racconta che quando ha voglia telefona a una certa Mlada di quarant’anni che viene dalla Russia.  Lei entra, chiude la  porta a chiave e gli si siede sopra. Dice che sono i suoi soli momenti di felicità. 
Sopra il calendario  la vecchia foto di quando era apprendista. C’è lui magro ancora bambino tra un  sarto panciuto e un altro ragazzo apprendista come lui.

Bice

Oggi Bice sotto gli occhi della madre ha messo il trucco per la prima volta. Una cosa leggera,  rossetto e un’ombra di rimmel, ma ha già cambiato aspetto tanto che quando si guarda allo specchio non sembra più lei e strabuzza gli occhi per la sorpresa. Poi pronte escono per strada.
“Guarda avanti che stai benissimo… “- la incoraggia la madre vedendola impacciata, ma Bice così conciata si sente mascherata.
La folla del sabato sera le sommerge nel solito marasma. Due ragazzi da dietro  le lanciano un fischio, lei sbarra gli occhi stralunata poi le scappa un sorriso e con un occhio sbircia la madre che ride anche lei.
Attraversano la piazza una al fianco dell’altra e scompaiono tra la folla.

Marisa

L’ho vista stamattina dalla macchina. Camminava sul marciapiede vestita di nero. Fa  effetto vedere una donna della sua età vestita così, una sensazione di sorpresa, ma poi mi ricordo che gli è morto il marito da un mese e la sorpresa svanisce. Eravamo amici io e lui, d’infanzia e nella chiesa tra le lacrime dei parenti e dei figli c’erano anche le mie. Ora mi dicono che non si separa mai da loro che sono ancora piccoli e che sono loro, i ragazzi, alla fine a sorreggerla. 
Stamattina che  l’ho vista dalla macchina andava al cimitero. Aveva in mano un grande fascio di fiori, lo teneva tra le braccia in un modo che pareva  portasse il marito morto.

Gianna

Si fa chiamare così ma il suo vero nome non lo conosco. Viene dalla  Romania  e qui da noi ha conosciuto il marito, romeno anch’egli. Ha una forza che non diresti di una donna e sempre il sorriso sulla bocca, così la vedi salire le scale con due borse pesanti della spesa in mano e un sorriso stampato come se stesse in posa dal fotografo. Lui invece è  più pigro  o più furbo e la segue con la borsa più leggera.
“Buonciorno…”  mi saluta lei con la cadenza metallica che hanno quelli che vengono dall’est.
Erano impiegati in un’impresa di pulizia ma ora si sono messi in proprio. Hanno solo uno scooter e così  li vedi andare al lavoro, lui davanti a guidare e lei dietro con le braccia che agganciano secchi, scope e ramazze. Quando mi vede saluta sorridendo come se andasse in  vacanza. “Buonciorno!”  
Ora in fondo al rettilineo sono poco più grandi di un puntino. Si intravede solo  il rosso e il blu dei secchi.

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3 pensieri su “Quattro ritratti

  1. Che bel post, molto efficaci questi ritratti.

  2. dove li incontri?

  3. @ la Isi
    Li incontro sulle scale di casa, per strada; il sarto nel suo bugigattolo quando vado per la piega. 🙂

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