ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Igloo, cavalli e il fornaio del Nebraska

Quando nella città vecchia mi trovo a  camminare sui selciati medioevali mi piace pensare a quanti nei secoli lo hanno fatto prima di me; alle donne, agli zoccoli dei cavalli, ai carri,  ai soldati con gli scudi appoggiati a terra magari dove sono fermo ora, ai baci scambiati da due amanti appoggiati proprio su questo bastione di basalto. Mi piace  allora  tracciare una linea immaginaria che unica il passato con il presente, i vassalli con i cibernauti, i carretti con le auto elettriche. Così io stesso mi sento parte di questo ingranaggio; sono un anello che congiungerà pur qualcosa, un ciottolo semisommerso che qualcuno calpesterà per guadare questo speciale torrente che è l’avvicendarsi delle esistenze.
E’ una scala con cui scendi nel buio, una sequenza verticale immutabile nel tempo soggetta solo alla scansione anagrafica; mi appassiona perché è una catena comunicativa formidabile e quando c’è comunicazione c’è conservazione della specie, scambio, evoluzione.
Ma c’è anche un diverso modo di comunicare potremmo definirlo orizzontale in cui l’interazione non avviene in senso temporale ma spaziale. E’ la cosiddetta teoria dei sei gradi di separazione secondo la quale due persone potrebbero arrivare a conoscersi attraverso non più di 4 intermediari. Teoria in evoluzione velocissima visto che il diffondersi della rete e dei social network ha recentemente abbassato gli intermediari a 3. In pratica tre diversi click sulla tastiera possono chiudere il cerchio comunicativo dell’intero pianeta; in questo modo  posso indirettamente conoscere un esquimese della Groenlandia o il fornaio del Nebraska con cui mai avrei pensato di relazionarmi. Incredibile.
Sono affascinato dalla comunicazione, ne sono schiavo, schiavo felice. Allo stesso modo mi appassiona sfiorare un lastricato romano e lanciare un saluto via internet a un puntino situato chissà dove e che forse mai conoscerò di persona.
Comunicare, comunicare, relazionarsi, lanciare segnali; lanciarli senza attendere la risposta, perché non è importante la risposta ma la trasmissione dei dati; conta trasmettere quello che si ha da dire, lanciare una freccia, passarsi chicchi di grano, consegnare parole.
Se tornassi a nascere vorrei fare il telegrafista, o il postino, o il piccione viaggiatore. In subordine vorrei baciare qualcuna sotto un bastione o un igloo; magari un’esquimese.

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3 pensieri su “Igloo, cavalli e il fornaio del Nebraska

  1. telegrafista, postino, piccione viaggiatore…ma che dici?? comunichi con sms, mail e blog e vuoi fare uno di quei lavori?? i piccioni oggi giorno son tutti malati e non è una buona vita per loro, non sanno più su quale davanzale poggiarsi, son tutti spillati!
    l’esquimese poi…mah, fai te, fa un freddo lassù che la barca poi ti si blocca nel ghiaccio antartico.
    🙂
    buona notte.
    lauramentre

  2. ieri sera mi sentivo un poco esquimese…o eschimese? un freddo qui!
    Bello leggerti, Marcovaldo, pare di viaggiare nel tempo e nello spazio insieme a te.

  3. Sì, concordo, la comunicazione è il ponte necessario per conoscere il mondo. Basterebbe saper ascoltare, e poi, anche, saper trovare le parole giuste. Bel post, Marcovaldo. Come sempre.

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