ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Controcorrente

La gioventù è senza dubbio l’età migliore perché tutto appare modificabile e per qualunque cosa vale la pena di impegnarsi. Il corpo è spesso sbilanciato in avanti (il baricentro sembra davvero spostato più in là come se la mente correse più avanti delle gambe) e anche lo spirito lo è; una mente proiettata a vedere cose che i più attempati non vedono più. Accadde nel ’68 quando i ragazzi gridavano frasi come “L’immaginazione al potere” “Una risata vi seppellirà” o “Mettete fiori nei vostri cannoni”.
I fiori nei cannoni nessuno li mise, né l’immaginazione andò al potere e nessuno fu seppellito da alcunché ma erano comunque frasi da dire; frasi che in qualche modo hanno fatto crescere l’umanità.
E allora, quali differenze ci sono tra gli slogan di allora e quelli dei giovani che hanno occupato Wall Street o Piazza Affari? Al di là della lotta per i diritti civili, la liberazione sessuale e contro  la guerra in Vietnam, poche, entrambi intendono mutare lo status quo; anche se…
“Dobbiamo ripensare la società. Qui stiamo offrendo un’alternativa di vita. Siamo una comunità che rifiuta il sistema” – dicono gli indignados di tutto il pianeta. Sarà.
Il fatto è che anche questo movimento come l’altro protesta contro la dittatura del mercato solo che mentre i ragazzi del ’68 se la prendevano con la società dei consumi questi non solo la tollerano ma se ne fanno paladini. Nessuno di loro si priverebbero dei cellulari di ultima generazione con i quali comunicano, nessuno se la prende con Twitter,  i tablet o gli iphone perché  li usano, sono le  loro appendici, senza non potrebbero fare. Si scagliano però contro la finanza internazionale come se i loro apparecchietti Hi-tech avessero potuto esistere senza i finanziamenti che le banche hanno erogato alle aziende. Fa comodo ai ragazzi e ai politicanti di turno  prendersela con i mercati malvagi e la dittatura delle borse, come se  fosse lecito a un cittadino o a uno stato spendere più di quanto incassi senza dover dar conto a coloro che fin’ora gli hanno fatto credito. In più la cosa curiosa è che a protestare sono gli stessi ragazzi che ora studiano e poi faranno la fila per entrare nella City o a Wall Street o nelle agenzie di rating che tanto disprezzano.
Un movimento di basso profilo quindi, infantile, vagamente cialtrone; alla fine irrilevante. Prova ne è il coro di banchieri che si è affrettato ad applaudirlo.

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2 pensieri su “Controcorrente

  1. Sono stata a new York nel periodo in cui Zuccotti Park era occupato, è stato come essere un pò nella storia. Quanto al movimento, non ho un’idea precisa, ma sul fatto che molti salteranno presto il fosso sono d’accordo con te.

  2. Non sono tempi molto prolifici per la coerenza. I giovani ne risentono per primi, un giorno combattono ciò che ieri hanno approvato. E’ un’epoca di cambiamenti troppo veloci, e di grandi disillusioni, paure…

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