ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Passione

                                          Ettore e Andromaca (G. De Chirico)

Senza passione si vivrebbe meglio? Forse si. Senza quel tarlo che percorre il cuore in lungo e in largo ( senza mai distruggerlo poi) vivremmo tutti più sereni. Cos’altro se non la passione ci fa intraprendere viaggi senza curarci a priori della meta, cos’altro ci arde di un fuoco che non consuma.
Non consuma all’apparenza perché la passione in realtà tutto frantuma e trascina con sé; inibisce le nostre difese e pare  concederci  l’invulnerabilità al punto che la caduta da un trapezio non ci schianterebbe poiché  attaccate alle scapole ci ritroveremmo delle ali.
Ma nessun volteggio può tenerci in aria in eterno così la passione quasi sempre ha un numero finito di battiti ( parliamo di passione e non d’amore i cui battiti dovrebbero in teoria essere più duraturi). 
D’altra parte tutte  le variazioni di uno stato d’ equilibrio  sono destinate a placarsi; con due possibili evoluzioni:
la prima vede la passione assumere consapevolezza e mutare, trasformarsi in farfalla e  volare per un tempo che non riusciremmo a quantificare. In genere accade quando la costruzione della passione è avvenuta con ragionevole e consapevole lentezza (anche se parlare di costruzione e lentezza della passione appare un ossimoro perfetto) così che la conoscenza dell’altro ha proceduto di pari passo con il possesso del suo corpo.
Altre volte, muore.  Ad esempio quando il piacere (fisico o intellettuale) che riceviamo/trasmettiamo non ha sbocchi o stadi di crescita ma è piuttosto una bottiglia di volume finito da cui dissetarsi.
Verrebbe da chiedersi come possa morire così facilmente ciò che  ci dà orgasmi e piacere fisico. Il fatto è che l’uomo si abitua a tutto  così anche la migliore delizia può diventare routine; è più facile che accada quando  “sotto il vestito non c’è niente” ossia  dell’altro non ci viene di vedere, cercare o dargli nulla di nuovo.
Senza passione invece  il problema non si pone perché le cose le osserveremmo sempre dall’alto o dai lati facendocene sfiorare; attraverseremmo il fuoco di mille fucili senza essere colpiti e non cadremmo da nessun trapezio perché nessuna distrazione ci porterebbe all’errore; non bruceremmo perché nessun fuoco resterebbe acceso a parte la fiammella che ci tiene in vita.

Così un pò per celia, un pò per esperimento, un pò per passare in mezzo a qualche tempesta mi piace ogni tanto provare a vivere senza passioni e devo dire che funziona. In assenza di passione (di qualunque tipo essa sia) si attraversano cose e persone senza sobbalzi, tetragoni a qualsiasi avversità; vengono a  mancare dolore e desiderio, i muscoli delle braccia li senti meno tesi, le risate diventano sorrisi, le lacrime scompaiono; si naviga in un mare senza onde. Lavora solo il cervello, ma pure questo a bassa intensità come se fosse la passione a renderlo davvero vitale, e anche i battiti del cuore si fanno regolari e diradati. E’ un camminare sul filo, un equilibrio instabile che mi ritempra ma che so di non riuscire a conservare a lungo.
Così quando  l’equilibrio lo perdo, quando cado e sento il sangue riprendere a fluire, i battiti  aumentare e i muscoli  tendersi so che è la voglia di passione che  ritorna; evidentemente non se ne può fare a meno e se non la cerchiamo noi ci troverà lei.
E al dunque cosa fare, lasciarsene travolgere “vada come vada” o tentare di governarla per allungarle la vita? Opterei per la seconda strada: la passione andrebbe vissuta, pensata e ogni tanto guardata da fuori. Senza si vivrebbe meglio, forse si. Ma vuoi mettere lo sconquasso  incantevole di un  cuore che sobbalza?

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10 pensieri su “Passione

  1. Mi piace il pathos ma è ingovernabile è inutile razionalizzarlo,lo sminuisci,soprattutto quando lo descrivi perde del suo vigore,il pathos è…

  2. La passione…impossibile viverne senza, credo. Ma non so se potrei vivere una passione a motore alternato. Il tuo sembra quasi un modo per mettere alla prova il tuo autocontrollo. Cerco di immaginare il vivere la passione per come la descrivi tu e mi provoca un brivido di freddo, il calcolo per farla durare di più…mhhhh non so.
    Non credo che misurare il nostro concederci alla passione sia il modo giusto per far durare di più la passione stessa, piuttosto penso che la sua durata dipenda dal nostro desiderio e quindi la nostra volontà di darle lunga vita. Sì, perché se tu ritieni che questa sia governabile allora le dai anche la possibilità di essere “educata” e quindi tu puoi essere artefice di una sua lunga vita o breve vita nelle migliori condizioni possibile.Non so perché do per scontato che la passione di cui parli sia passione per una donna, ma penso che a maggior ragione ,in quel caso, dovrai anche capire se quel che tu dici è quel che volete in due o se invece tu hai deciso la strada da percorrere da solo…che in quel caso potrebbe anche accadere che nel momento in cui tu decidi di dar vigore a quella passione la controparte non sia più disponibile a essere l’altra metà.
    Dona
    ps: sempre belli i tuoi post, buon anno Marcovaldo

  3. ma vuoi mettere lo sconquasso:-)

    ciao e grazie per i suggerimenti difficili da mettere in pratica…

  4. Ma che domandone🙂 Non credo che la passione possa essere evitata, pur con tutte le cautele che possiamp prendere. Essendo qualcosa di irrazionale, ci coinvolge anche se non vogliamo. Poi subentra la raionalità, lo spirito di sopravvivenza, ma dopo.

  5. Passione è tutto ciò che ci trasporta senza che noi lo vogliamo, chiediamo, decidiamo.
    Passione è la corrente del fiume, e non siamo noi a poterla governare, però possiamo abbandonarci ad essa, farcene travolgere senza preoccuparci delle conseguenze, oppure tentare di sopravviverle, lottare contro.
    Essere poco passionali può capitare, ma credo più per indole che per scelta razionale.
    Che poi la razionalità voglia a tutti costi castrare una passione è possibile, ma il prezzo è un conflitto che poi logora.
    La rinuncia a priori è impossibile, non per nulla la persona totalmente priva di passione diventa ” apatica” che non è una condizione connaturata all’uomo ma quasi una patologia.
    Anche la persona apparentemente più fredda e distaccata riesce a trovare ambiti in cui il pathos l’accende, magari meno comuni di quelli che solitamente infiammano l’animo.
    La passione non è per forza una grande fiammata, può essere anche una fiammella poco visibile, duratura o destinata a soccombere in fretta. Ma finché vive riscalda, e fino a che ci lasciamo scaldare siamo certi di essere vivi.

  6. La passione appassiona non c’è dubbio. Siamo intimamente portati a confidarvi perché la passione essendo cosa che “scalda” mette in circolazione le energie migliori. Non a caso quando una cosa ci piace la definiamo “appassionante”. Sono però del parere che di passione sia anche molto facile morire e pur ritenendola una morte bella mi sono chiesto se non esiste la possibilità di allungare in qualche modo la vita a chi si strazia per passione.
    Trovo perciò ponderata l’ipotesi che la passione vada “Vissuta, pensata e ogni tanto guardata da fuori” e questo non perché io sia uno sciacallo quanto per il fatto che il mio egoismo mi porta istintivamente a salvare le cose a cui tengo e a farle vivere il più possibile, anche più di me.
    La passione quindi vista come una carta da decifrare, una pietanza da assaggiare a piccoli morsi, un fuoco da lasciarci braci e poi riabbeverare piano, un paltò da aggiustare sulle spalle. “Piccole cose di pessimo gusto” le chiamerebbero alcuni commentatori ma che io invece trovo grandiose e molto importanti. E’ vero la morte di Tosca ci scioglie il cuore in lacrime, così come quella di Aida o di Giulietta ma credetemi per come sono fatto, a rischio di rendervi noiosa l’Opera, se ci fossi stato io avrei fatto di tutto per salvarle.

    • una passione non si può assaggiare a piccoli morsi…un’illusione la tua.
      grazie per aver cancellato il link del mio blog ormai inesistente…su questa piattaforma. Buona vita Marcovaldo.

  7. Marcovaldo,la passione è ingovernabile perciò non la puoi guardare da fuori o ci sei o non ci sei,ognuno si salva come meglio può ma chi la conosce sa bene che diventa ossessione e perciò è difficile da domare e da tenere a bada.
    Il termine, derivato dal latino passio, radice verbale patior, significa sofferenza, sia fisica che dell’anima.
    In effetti, la passione s’identifica con qualcosa di talmente intenso e divorante, da essere sofferenza.
    Il solo fatto di discostarsi e poterla governare è la chiara dimostrazione che non è passione….
    Non ci sono limiti nella passione è troppo irrazionale per renderla razionale
    Può essere solo un’attrazione che con il tempo si spegne nulla più

  8. mari in ha detto:

    ma quanto può essere confortante trovare espresso lievemente ma compiutamente quel che hai sempre pensato e mai osato esprimere (anche meno bene) per non essere relegato nel consesso dei “tristi”? molto, moltissimo.

  9. La passione arriva quando ce la meritiamo. E più ce la meritiamo più è forte. No, Marcovaldo, tu con tutti questi ragionamenti non te la stai guadagnando🙂 Lo so che è più facile dire “sono io che non la voglio”, ma sai anche tu che sono balle.
    Personalmente della giovinezza rimpiango poche cose, oltre alla tonicità del corpo, e una di queste è la via della passione sgombra dal logos, dalla ragione e dal calcolo, nonchè dalla presunzione. Siamo totalmente in balìa delle passioni, quando esse ci vogliono. Sono un battesimo del fuoco, presaghe di grossi cambiamenti a seguito della gioia e dell dolore di cui ricolmano l’esistenza, per questo appartengono ad un’epoca della vita un po’ più precoce rispetto alla nostra. Perchè abbiamo già abbastanza vissuto e non ci servono più “battesimi”.

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