ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Un viaggio lungo un giorno

Stamattina la sveglia mi ha sorpreso che non era ancora l’alba strappandomi a un  sogno che, come gli altri, mai ho ricordato e mai ricorderò; io e i sogni ci salutiamo prima del mio risveglio così da non poterli pensare né raccontare; è un altro dei miei misteri.
Entro nella doccia con ancora una parte di me rimasta a letto, solo sotto l’acqua  sento mettersi in moto la circolazione, ritrovo la mia corporeità fetale.
Lo specchio  restituisce l’ immagine del mio volto come di un foglio accartocciato; faccio smorfie per distenderlo e  mentre mi rado lo vedo prendere vita e coscienza di sé. Metto sul fuoco l’acqua per il tè, ci tuffo  una fettina di limone e spalmo la marmellata di fichi sulle fette biscottate. Mi piace interpretare le spire di vapore che salgono dalla tazza, tento di trarne degli auspici, ma nemmeno stamattina ci riesco. Ho finito; controllo che tutti dormano, sistemo le coperte a chi ne ha bisogno, infilo la giacca e esco con poco rumore.

Le strade del primo mattino sono sgombre e i semafori lampeggiano, si va veloci. Piove, ma accelero per dare ebbrezza al percorso, mi piace vederlo scivolare dietro di me, sorpassare le cose, salutare incroci, uffici postali, caserme e giardini pubblici mentre passano. Tamburello con le dita sul volante la musica della radio; le canzoni sono ponti per passare da un pensiero all’altro, sprigionano immagini che ritenevi sprofondate sul fondo di chissà quale sacco  invece sono lì e chilometro dopo chilometro vengono a galla e ti rendono il viaggio più apprezzabile.
Dopo la curva il bar del primo caffè.  Mi mischio alle  facce della mattina, alcune assonnate, qualcuna allegra, altre segnate dall’ennesima levataccia. Per alcuni  tutti i giorni è così tanto che per il freddo anche le rughe si sono indurite  e ora paiono scolpite sulla loro faccia.
Sull’autostrada filo che è un piacere; dopo il casello due chilometri e sono arrivato.
“ Buongiorno come sta?”
“ Io bene, lei?”
Indosso le scarpe antinfortunistiche , il camice e gli occhiali. Salgo, scendo, risalgo. L’aria fredda della mattina mi gela il respiro.  Da qui vedo gli alberi fino al fiume; mi piacerebbe camminarci in mezzo ora, vedere le foglie grondare acqua, sentire i rami che si spezzano. E’ finito il turno di notte, gli operai e le loro facce stanche  tornano a casa. Compilo il report, lo firmo, due chiacchiere  e vado via.  
Esce finalmente il sole; dieci chilometri più avanti mi aspetta una cartiera  e  da qui mi pare di intravedere il fumo della sua ciminiera. A pranzo mi invitano alla mensa aziendale: riso al pomodoro, polenta e un poco di carne. Il direttore di produzione mi dice che questa è un’azienda giovanissima, è vero. I tavoli sono pieni di ragazzi e ragazze, come nemmeno al college o all’ oratorio.
“Tutti neolaureati” mi dice. Parlano, ridono, si beano del tepore dell’ambiente e di quello spirito di squadra che sempre gli raccomandano di avere. A me paiono tante  reclute in partenza per il fronte.
Non riprendo l’autostrada, mi inerpico per le colline. Dietro una di esse c’è una fabbrica dove stampano lamiere. Pochi giovani qui, tanti invece con la faccia segnata e le unghie nere di calamina. Proseguo a salire lungo strade  che  conosco da anni così  come riconosco i tornanti e i massi che li costeggiano. Dopo un viale alberato c’è un bar. Entro per un caffè. Il proprietario mi parla della fiera del gelato di Rimini dove comprerà il  pistacchio di Bronte per farne un gelato.  Cambio idea e ne chiedo uno al cioccolato: “Quante palle?” 
“Due grazie…” 
Morbido e fioccoso, come piace a me.
Riprendo il viaggio tra alberi spogli e rivoli d’acqua che invadono la carreggiata; è quasi buio, stormi di cornacchie volano nella vallata.
Dopo  un rettilineo e  una curva a sinistra il cielo si apre, il panorama si fa ampio; valico la collina. Sotto di me vedo il mare; mezz’ora e sarò a casa.

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9 pensieri su “Un viaggio lungo un giorno

  1. ..come essere lì con te..buon fine settimana:)

  2. Concordo con Apeebasta, che bel post, aggiungo.

  3. io invece i sogni li ricordo sempre: i dialoghi, i colori, le persone, i luoghi.
    e certe volte mi sveglio stanchissima.

  4. pistacchio…prossima volta yogurt…per me.
    un sorriso scritto.
    lauramentre

  5. Due cose su tutte: gli operai reduci dal turno di notte e la tazzina come oracolo.
    Il primo mi ricorda mio fratello, quando da giovanissima mi alzavo per andare a scuola e lo vedevo ritornare dall’ospedale con quella faccetta da turno di notte. Un’invidia… Il secondo fotogramma mentre interpelli i fumi di una tazza mi ha regalato un sorriso dolce.
    Ciao

  6. divertenti le smorfie allo specchio, quanto mi piacerebbe spiarlo quel volto ancora incosciente🙂

  7. un viaggio di parole e pensieri
    bello come sempre il tuo stile di raccontare
    ciao:)

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