ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Due parole sulla crudezza

La crudezza ha un senso? Me lo chiedevo ieri l’altro dopo che con asprezza mi ero rivolto a un interlocutore.
Il fatto è che siamo portati a desiderare  la nostra vita come un picnic all’aperto dove seduti sulla tovaglia sorridiamo tra cestini, thermos e panini. Un picnic dove a ogni richiesta segue una risposta cortese, il vento non scompiglia vettovaglie, il sole splende e le nuvole mai si fanno vive. E’ la vita serena che tutti vorremmo; la faccia bella di noi stessi, la coperta sotto cui amiamo riposare e che ci copre fino al mento, l’aspetto di noi che ci piace mostrare al mondo. Ma sarebbe il più visibile non il più reale, sarebbe la faccia illuminata della luna contrapposta alla buia,  dove prevale la crudezza.
La crudezza è un tarlo che ci riporta alla realtà di quello che  siamo: animali intelligenti, ma anche perfidi e spietati. Ci deriva dall’umore, dalla competizione, dalla difficoltà nei rapporti interpersonali; è una sorta di pugnale nascosto nella cintura con il quale ci difendiamo  se attaccati o brandiamo per far vedere che siamo vivi. Già perché  atteggiarci a duri ci fa star bene. Amiamo disegnarci come quelli che non devono chiedere mai e vorremmo che tutti vedessero che i colpi rimbalzano sulla nostra armatura senza farci male. Tetragoni alle avversità.
Così la crudezza può diventare uno scudo dietro al quale ripararci e che, in apparenza, ci fa uscire indenni da qualsiasi traversia.  Non per nulla gli eroi della nostra infanzia hanno tutti una qualche invulnerabilità o sono difficili da colpire; Tex Willer ad esempio solo di striscio e mai in maniera grave così una volta che una sua ferita mi parve preoccupante restai incollato a quelle pagine fino a che non gli tolsero la benda; fui contento della sua guarigione ma la traiettoria di quella pallottola mi aveva intrigato, così come il suo ‘impatto sul mio eroe.
Ecco,  la crudezza ci spaventa ma allo stesso modo può farci sentire vitali, ci riporta alla realtà; senza non potremmo vivere. E’  il sangue che scorre nelle vene, è il recupero di un’animalità ancestrale, lo scatto di una belva  che nessuna educazione letteraria o sentimentale riuscirà a eliminare, forse solo a scalfire. Difficile che un cuore possa battere in maniera compiuta se non si rotola ogni tanto nella polvere della crudezza, anche se dopo dovrà pentirsi di averlo fatto.
“Porterai la principessa nella foresta, e la ucciderai. Mi porterai poi il suo cuore come segno del delitto“. Così dice la strega cattiva al cacciatore in “Biancaneve e i sette nani” dei fratelli Grimm, ma il cacciatore non lo farà. La crudezza come punto più basso da cui arrivare al lieto fine; nessuno risale se prima non sprofonda. La vita stessa è inseparabile da questo baratro, ne è il bordo perenne.
La crudezza, la durezza, l’asprezza, la paura  divengono allora  antefatti di una qualche redenzione, l’inizio di un’ ascesi dantesca; fino alla prossima caduta. Perché  ancora oggi  io non so se la vittoria di Dio sul diavolo sia stata una  vittoria vera o solo un’illusione di Dio.

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10 pensieri su “Due parole sulla crudezza

  1. Mi riesce difficile commentare questo post, forse non ne ho compreso appieno il senso, non conoscendoti.

  2. per me crudezza è sinonimo di realismo. sto sbagliando qualcosa?

  3. Sono passata più volte cercando di interpretare quello che volevi comunicare,in realtà non ho capito.
    Tu parli di situazioni in cui prevale il sorriso,l’educazione e il buonumore e spesso come per magia compare la crudezza che non è altro che la natura insita in noi a tuo parere,primordiale e istintiva.
    Io non mi ritrovo,forse perchè sono abituata a non nascondermi e dire ciò che penso,non con crudezza se è possibile ma con educazione.
    Non mi riconosco nella natura spietata della competizione e il fare un torto o del male ad altri mi fa stare male.Percio’ cade la tua teoria e non penso sia un’eccezione alla regola.
    Penso che un cuore batta e cominci a pulsare forte quando incontra un’emozione,positiva o negativa che io non identifico con la crudezza o il sadismo
    Non necessariamente uno deve toccare la crudezza per risalire,non lo trovo un percorso obbligato.
    Penso che si possano toccare sfere più alte della persona e dell’individuo per la presa di coscienza di se stessi.
    Ognuno della sua vita fa ciò che vuole,i conti poi li deve fare solo con se stesso.

  4. Dio e il diavolo sono poli opposti, come il bene e il male, la dolcezza e la crudezza. Così siamo fatti noi esseri umani, navigatori tra poli opposti, ciascuno dei quali ha un valore positivo ma solo se vissuto in relazione al polo opposto.
    Il senso della nostra vita per me è effettuare questa navigazione con le capacità che abbiamo in ciascun momento, facendo del nostro meglio. Uscendo definitivamente dal mito infantile del Paradiso Terrestre, facendo i conti con la realtà multiforme della vita senza deprimerci nè esaltarci, ma con quella consapevolezza che riesce a relativizzare tutto.

  5. La crudezza come sasso che muove le acque calme delle nostre sicurezze, che si fa beffe della nostra netiquette; che ci fa guardare un extracomunitario come un appestato, uno zingaro come un ladro potenziale e le persone come se le avessimo a disposizione e tutto ci fosse concesso.
    La crudezza è quella che smentisce le nostre frasi da salotto o da profilo di social network:
    “Come sei?”
    “Sono gentile, sensibile, permaloso, appassionato, mi piace la musica, leggere, i fiori, i quadri naif, la cultura uzbeka, l’origami, il pecorino sardo.”
    La crudezza è tutto quello che non amiamo dire di noi e forse nemmeno pensiamo, ma che puntualmente viene fuori.
    E’ in ciascuno di noi, è la nostra parte oscura, non si può eliminare ed è meglio così perchè è utilissima per trarne insegnamenti. Non foss’altro perché quando siamo crudi, nel bene o nel male, siamo maledettamente veri. “Naif”direbbe quel tale del profilo.

    @ pyperita,
    nemmeno io ne ho compreso il senso:-)
    @ la isi,
    realismo non è sinonimo di crudezza.
    @Audrey
    “sono abituata a non nascondermi”. Questa frase è un esempio di quelle acque calme delle nostre sicurezze di cui parlavo sopra.
    @ giorgio,
    Si è vero, navigare con le capacità che abbiamo… ma ogni tanto dirigere la prua verso l’ignoto no?

    • Credo che la prua, nonostante i nostri sforzi razionali, sia costantemente diretta verso l’ignoto… Considererei una tragedia il contrario. “Gli Dei si manifestano proprio là dove non li aspettiamo” (Euripide).
      Giorgio

  6. Tutto spietatamente vero e condivisibile. Nessuno è mai interamente buono o cattivo, dai cinque anni in poi neanche un bambino si dichiara più in modo univoco, se ci pensi alla domanda “come sei?” ti risponde “un po’ buono e un po’ cattivo”. Quale onestà eh!
    Invece, ai tempi di Splinder (ehi, ricordi Splinder un tempo che fu?) c’erano dei profili ai quali ero totalmente indifferente, erano quelli in cui il proprietario si dichiarava “sensibile”, cioè buono, empatico, bravo su… Ma che, una persona sensibile si dichiara sensibile? Il sensibile è quello che si arrovella nel dubbio, che teme di ferire il prossimo, che non sa mai se ha fatto o meno la scelta migliore, e secondo te dirsi sensibile non equivale a mettere dei paletti difensivi verso il prossimo? “Non mi toccate, che son sensibile io” “Invece io giro con la clava, guarda un po’ “…
    L’immagine del pic nic m’infastidisce, non amo mangiare con le persone fin quando non mi sono molto intime, figuriamoci il pic nic; penso che anche per mangiare con le mani e mostrare il proprio lato più selvatico sia segno di confidenzialità e di apertura a mostrare se stessi. Però non si fa con tutti e sempre. Per fare un pic nic così come per arrabbiarsi, sporcarsi, imbrattarsi e mostrare all’altro l’altro lato della medaglia bisogna che l’altro un pochino lo meriti, ne valga la pena. La facciata pulita e coi gerani è abbastanza di comodo, ma spesso è utile perchè le energie vanno economizzate. Ti pare, Marcovaldo?
    Un abbraccio

  7. @Marcovaldo,io proprio non sono abituata a nascondermi,chi mi accetta mi accetta per quello che sono e dico,non ho bisogno di rappresentare di me cio’ che non equivale al vero,non ne trovo la necessità.
    Per questo ho pochi amici,spesso riuscire simpatici a tutti o accattivarsi molti produce effetti esaltanti in ambito amicale ma non mi interessa,mi interessa la sostanza,
    La schiettezza non è crudezza perchè anche nei modi di porsi esce l’individuo.
    Non mi sento fatta di male e bene,il male lo rifuggo,mi è stato insegnato a non vergognarmi di nulla se non a fare del male al prossimo ed è un insegnamento che per me vale più di qualsiasi cosa.Gran cosa i valori…
    Forse non sono trendy…pazienza

  8. @ Giorgio,
    certo, l’ignoto nel senso del futuro mai intellegibile. Io però qui come ignoto intendo l’osare ragionato, il mettere alla prova se stessi; intendo il tentare una rotta che non è il mero (pur importante però) fluire dell’esistente, imprevedibile ma pur sempre moto laminare. Intendo l’imbarcarsi volontario, e se poi si torna indietro fa nulla, l’importante è essere partiti.

    @ mOra,
    dei tempi di Splinder ricordo soprattutto il senso della piazza, del crocicchio e del brusio; un condominio con gli inquilini tutti sullo stesso piano che se ti serviva del sale lo dicevi e ti arrivava. Qui su WordPress ognuno di noi è in un’astronave persa nello spazio. Ogni tanto però ci capita di incontrarne un’altra e allora ci si lampeggia con i fari spaziali o ci si strombetta con i clacson siderali.
    Si, a volte si mostra solo la faccia pulita. Lo si fa per pigrizia, pudore, calcolo o perché è la faccia più bella da mostrare. Poco male, basta che poi ci si faccia conoscere davvero. Uno sconosciuto gà è un problema averlo fuori la porta, figuriamoci dentro.

    @ Audrey,
    non volevo alzare un vespaio, né considerare tutti gli uomini come una sorta di Dr Jekyll e Mr. Hyde. Semplicemente riflettevo sul fatto che molti di noi hanno dei lati di crudezza che non amano mettere in mostra quando sono assieme agli altri, ma che comunque ci sono e all’improvviso vengono fuori. Il male al prossimo possiamo cercare di non farlo ma non possiamo essere certi di riuscirci.
    Tu puoi dire con certezza di non aver mai fatto del male a nessuno? La schiettezza non è crudezza e i valori sono una gran cosa, concordo.
    Spero vorrai annoverarmi tra i tuoi pochi amici.

  9. @Marcovaldo,si disquisisce….
    No intenzionalmente non ho mai fatto male ho dovuto fare scelte personali e certo non sempre sono a favore di altri,d’altronde anche il sè ha ragione di essere.
    In tutte quelle situazioni comunque non mi sono mai sentita in pace,penso di avere un forte superIo e il mio Es alle volte ne soffre…Freud.
    Marcovaldo sei sempre stato tra i miei amici alle volte le divergenze di opinione ci vogliono,altrimenti non c’è dialogo….:)

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