ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Un esercizio con i verbi

“Io dico
tu dici
rgli dice
noi diciamo
voi dicete
Voi dite…
voi dite
essi dicono.”

Mio figlio si cimenta con i verbi; mentre scrivo lo ascolto e se serve lo correggo.
“Voi dite, si dice voi dite… ” Lui ride e spalanca gli occhi come a dire che è un errore dapoco; ha sei anni e gli piacciono i verbi, dice che sono da recitare come le poesie.
“Qual è il verbo che ti piace di più?” gli chiedo.
“Giocare! E a te papà?
La domanda mi coglie di sorpresa, non ho mai pensato a un verbo più importante degli altri.
“Costruire.”
“Ti piace costruire papà, e cosa?”
“Beh tutto, gli aerei di carta, i soldatini di legno, le navi con la Lego. Ti ricordi quella portaerei della Lego che tu ci hai messo anche gli animali?”
“Si, belli! Gli animali e le macchinine!”
Le va a cercare nella  cassapanca dove sono i suoi giochi.
Si, mi piace costruire. Mi piace mettere pezzi uno sull’altro, vedere come si incastrano; mi piace consolidarli, assestarli, rinforzare  i punti di  congiunzione; mi piace lasciarli riposare  la notte e poi riprendere la mattina, se non con le mani con il cervello. Continuare a costruire, magari veder cadere tutto, raccogliere i pezzi e cominciare di nuovo perché qualunque cosa si costruisca vale la pena continuare anche se non sappiamo fino a  quando resterà  in piedi prima di crollare al suolo un’altra volta. Costruire ci mantiene in vita.

“Io dico
tu dici
egli dice
noi diciamo
voi dite
essi dicono.”

“Bravo! Ora prendi la palla che facciamo ai rigori…”
Io dico, tu dici, noi diciamo. Dire, comunicare, lanciare un razzo luminoso nel buio della notte perché qualcuno lo noti e dica “L’ho visto, sono qui!; perché non c’è alternativa al comunicare, nessuna alternativa a questa scia che fende l’aria in attesa di un’altra sconosciuta proveniente dal senso opposto che la intercetti. Da piccolo con due bicchieri di plastica e una lenza comunicavo con il bimbo del balcone di fronte e ci pareva di essere io da una parte dell’oceano e lui dall’altra.

“Sei pronto papà?”
“Tira pure tanto non segni!”
Prende la rincorsa tira, paro.
“Non vale ti sei mosso prima!”
Giocare, costruire, dire, sono verbi di movimento, ma a pensarci bene tutti i verbi sono di movimento; presuppongono azione, motilità. Pensare, aspettare, immaginare, guardare sembrano verbi di stasi ma hanno compiuto tutti un preciso percorso prima di essere coniugati; presuppongono curve, salite, discese e rettilinei a perdifiato. Guardare è il verbo più mobile dei quattro, presuppone movimento fisico oltre che mentale; uno sguardo può attraversare montagne e arrivare ovunque. Una freccia mirabile che dal nervo ottico raggiunge il cervello, una miriade di informazioni in movimento.
“Non ti muovere prima del tiro papà che non vale…”
“Non mi muoverò… “
Riprende la rincorsa e tira.
“Goooal!!”

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2 pensieri su “Un esercizio con i verbi

  1. Costruire. Io avrei detto leggere. Non sono brava con le cose materiali, ma ammiro chi lo è.

  2. Amare.
    Questo è il mio, e non è un verbo facile.
    Lo sto ancora imparando

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