ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Come nascono le storie

Non faccio che guardare, sono una telecamera perennemente accesa. Imprimo sulla pellicola occhi, bocche, facce da marionette. Registro caratteri, debolezze, rumori, grida, musica, risate lacrime; tutto rimane inciso in un grande nastro che deposito in qualche parte di me. Tanti semi buttati lì; alcuni germogliano altri non prenderanno mai più vita e resteranno in quel grande contenitore che raccoglie le cose che non sono successe.
“Come nascono le storie?” qualcuno mi ha chiesto.
Così nascono; chicchi microscopici che a mano a mano crescono fino a occupare spazio e volume proprio. Io non faccio nulla se non aspettare, dargli aria e acqua, togliergli le erbacce. Le erbacce di una storia sono le parole in eccesso, quelle che la fanno rigogliosa ma che in realtà le tolgono forza e sostanza. Così le levo; una storia bella è quella che non ha più nulla che puoi levarle perché più l’hai fatta agile più può volare e il lettore riempirla come vuole.
Agile ma forte di modo che già nata possa reggersi da sola, camminare e poi allontanarsi così altro non puoi fare che salutarla e metterti a pensare ad un altra perché le cose che hai scritto scritte non sono più tue, né vale la pena di rileggerle. Così per me il momento più bello è quando dopo averle fatte crescere, limate e preparate, le lancio nell’aria come un aereo di carta. Devono essere leggére, anche le più tristi e seriose devono esserlo. La leggerezza è la padrona del mondo; leggére (l’ho ripetuto tre volte a rischio di appesantirle) perché più lo sono e più vanno lontano, anche se atterreranno prima o poi come i soffioni che vediamo volare in primavera e se avranno fortuna saranno semi nuovi, inaridiranno e seccheranno se andrà male; ma le dovevamo scrivere, dovevamo lanciarle. L’essenziale è invisibile agli occhi dicono, io però continuo a guardare; non so fino a quale profondità riesco a farlo, se a malapena scandaglio il fondo della pozzanghera o piuttosto il buio profondo degli abissi dove non si vede a un palmo e quello che trovi può fare paura. Poi risalgo e quello che si può scrivere lo scrivo. Fatelo anche voi, fate nascere una storia, scrivetela, poi aprite la finestra e lanciatela nell’aria. Non vi sporgete troppo.

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10 pensieri su “Come nascono le storie

  1. La leggerezza in effetti è tutto…
    ben ritrovato 🙂

  2. In effetti noi non siamo leggeri come le parole, né sappiamo volare, quindi, attenzione.

  3. Ciao Valeria ben trovata 🙂

  4. penso di saper guardare, ma non saprò mai far nascere una storia.

  5. credo tu sia estremamente fortunato a essere sempre così certo di poter gestire, dominare, governare gli eventi,io non lo sono…però non so cosa sia meglio. Davvero.
    🙂

  6. non ho letto. so già che è una bella storia. un sorriso scritto.

  7. @ pyperita,
    in effetti non siamo leggeri come le parole anche se le parole ci aiutano ad esserlo. Non abbastanza per volare però, hai ragione. E poi i piedi è meglio tenerli per terra.

    @ la isi,
    Sei sicura? Prova…

    @apeebasta,
    rimanga tra noi… Non è vero che io so davvero gestire, dominare, governare. Però il fatto di crederlo mi aiuta… 🙂

    @ lauramentre,
    quando si dice la fiducia…

  8. L’essenziale è invisibile agli occhi lo diceva Saint -Exupery nel “Piccolo principe ” “” Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo”.
    “Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto”.
    Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
    “Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente” , disse.
    ” Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre.
    Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo”.
    E le rose erano a disagio.
    ” Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. ” Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei
    che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro, Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato
    lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa” E ritornò dalla volpe.
    ” Addio”, disse.
    “Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
    Ed è vero ….

  9. Hai scritto una storia? Mi è sfuggita? No, io non sono brava a scrivere storie…

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