ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

La crisi industriale del 2012

Avevo annunciato il mio nome al citofono quando sentii dietro di me il chiudersi di una portiera; non era il classico rumore secco piuttosto il tonfo ovattato che hanno le portiere delle auto nuove e di prestigio. Ne era scesa una donna.
Mentre salivo le scale sentivo i suoi tacchi sui gradini della rampa sottostante e mi parevano leggeri come tic tac di lancette; non mi voltai a guardarla ma percepii che era vestita di nero. Entrai nell’ufficio con la discussione già in corso, anzi più che una discussione si trattava di una sequela di improperi che S.P. rivolgeva a tre dei suoi operai.
“Credete che io debba dipendere da voi e dalle vostre cazzate? Siete degli incapaci!”
Il più anziano dei tre cercava di giustificare sé gli altri. “ Signor P. l’essiccatoio era senza manutenzione perché non abbiamo i pezzi di ricambio; ha ceduto proprio quando non doveva, abbiamo fatto di tutto per rimetterlo a posto, ma di tempo non ce n’era…” Gli altri due non fiatavano, io mi ero fermato sul bordo della porta.
“ Le cose non vanno bene ma voi ci mettete del vostro…” disse S.P. e continuò: “Sono stanco di rimetterci, basta! Chiudo tutto e vado via. A casa tutti a casa…” In piedi fino a questo momento si lasciò cadere sulla poltrona della scrivania con il viso tirato per lo sforzo.
“ Andate ora.”
I tre mi sfilarono davanti salutandomi con gli occhi, uno di loro lo conoscevo bene, mi aveva invitato al battesimo del figlio e ora la moglie ne aspettava un altro.
“Non ne posso più di questi…” esordì facendomi accomodare.
“Beh… se è vero che c’è crisi altrettanto vero è che in questa azienda di manutenzioni non se ne fanno più… Quei tre non possono continuare a mettere rattoppi quando son finiti pure quelli. Non crede?”
“Mancano i soldi, mancano i soldi, sono finiti i soldi…”
La ragazza entrò in quel momento e lui la salutò con sussiego. “ Ciao Sabrina..!” Lei ricambiò il saluto e salutò anche me con il capo. Era la stessa che avevo incontrato salendo. Gonna nera al ginocchio, calze, maglia girocollo, collana di perle, giacchino corto con collo in pelo, capelli neri lunghi. Raggiunse la scrivania, vi si fermò davanti, puntò le mani sul legno del tavolo, allargò leggermente le gambe e sorrise.
“Ha visto che signore mi vengono a trovare…?” mi disse ricambiandole il sorriso.
“Oh si, davvero notevole …”
Ora lei era seduta in poltrona e accavallava le gambe guardandosi intorno. Aspettava che io andassi via. Lasciai sul tavolo le carte che dovevo lasciare, salutai S.P e andai via. Nel piazzale c’era uno di quelli che avevo incontrato sopra. Mi disse che lì le cose stavano mettendosi male e che era preoccupato per la sua famiglia.
“Ce la faremo…” gli dissi “…ce la faremo, siamo sopravvissuti a una guerra mondiale sopravviveremo anche a questa crisi.
“Lei è sempre ottimista.” mi rispose.
Ma ero già in macchina, lo salutai con la mano e andai via.

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Un pensiero su “La crisi industriale del 2012

  1. Scene di ordinaria quotidianità

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