ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

LA SETTIMANA ENIGMISTICA

Fu mio zio, buonanima, ad avvicinarmi alla Settimana Enigmistica. Io bambino piccolo me la ritrovai davanti aperta alla pagina delle PAROLE CROCIATE FACILITATE, quelle con le lettere d’aiuto già stampate.
Me ne innamorai seduta stante tanto che le settimane successive le passai a tentare di risolvere i giochi che mio zio scartava perché troppo facili. Cominciarono le sciarade, gli indovinelli, gli antipodi palindromi; si apriva dentro e fuori di me un mondo nuovo: il mondo delle parole, da tenere in mano e soppesare prima di scegliere quella giusta.
Fu l’inizio della mia ossessione per la parola giusta, ossessione dirompente e magica. “Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l’animo nostro informe” esortava Montale in un suo verso celeberrimo; considerazione che faccio mia ma la ricerca della parola giusta (sono convinto che ogni cosa sia definibile con una parola, quella e non un’altra) diventò per me un cimento formidabile e tutt’ora lo è.
La volta che mi ritrovai di fronte a un cruciverba di Piero Bartezzaghi enigmista di fama, rimasi a misurare l’armonia di quello schema come un apprendista di fronte al suo maestro. Lo risolsi, poi fu la volta degli INCROCI OBBLIGATI tre o quattro caselle nere attorno a quale costruirte l’intero schema e della RICERCA DI PAROLE CROCIATE dove hai davanti uno schema completamente bianco e nessuno appiglio se non il numero 1 da cui partire. Fondamentalmente sei di fronte a te stesso, devi costruire la carta geografica di quello schema, compreso gli scogli, le batimetriche, le correnti e hai campo libero; puoi inventarti un tragitto, una traversata, una rotta, ma solo una è quella giusta. Bello.
Si, le parole sono belle; è bello sceglierle, giocarci, esplorarle, scalarne le pareti, scarnificarle, farne un bracciale e regalarlo. Cercare le parole ha un che di misterioso: è un sondare l’insondabile, un affondare nel mare dell’immaterialità perché nessuna parola è fisica o materiale, non ci puoi cucinare né tagliare una stoffa, nemmeno ci puoi camminare. Però ci puoi parlare e comunicare; puoi dirla a un altro, apprezzarne l’effetto di freccia lanciata, aspettare la sua reazione, sentirla quando arriva, fare si o no con la testa, ridere, piangere, restare indifferente; che meraviglia.
Oppure più semplicemente le puoi incasellare in uno schema di parole crociate, incardinarle in un incrocio fatto apposta per quella parola che oggi va lì, ma non domani. Domani sarà altrove intrigata da un’ altra alchimia.
Oppure puoi cercarla in un rebus dove le parole sono nascoste dietro un sole, un amo, una carrozza e da lì ci guardano, come a nascondino da dietro un tronco ci guarda l’amichetto che dobbiamo trovare.
Già, un rebus, la vittoria della fantasia ragionata. Questo è un rebus del numero attualmente in edicola. Riuscireste a risolverlo…?

 

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6 pensieri su “LA SETTIMANA ENIGMISTICA

  1. No, io sono incapace. Non riuscirei neppure a compilare quelle facilitate.

  2. La soluzione è: PocheS inGrossa periLM alteMPO
    Po che s’ingrossa per il maltempo🙂

  3. D. in ha detto:

    io ci avevo provato, avevo compreso solo G rossa(la cassetta)

  4. Io e maritino il sabato e la domenica pomeriggio, cascasse il mondo, ci misuriamo in “plural” tenzone: si fotocopia lo “schema libero” della penultima pagina e poi, confortati da caffè con biscottini o torte da lui amorevolmente confezionati, ci sfidiamo a chi prima e con minor numero d’errori lo risolve.
    Vince quasi sempre lui, ma con almeno un paio di definizioni rubate a tradimento.
    Fingo di arrabbiarmi, gli do del copione, e con la scusa a lui io rubo l’ultimo dolcetto!

  5. I rebus piacciono molto anche a me. Le parole crociate proprio no. Ma lo scorso anno, scudieroJons mi ha insegnato il sudoku e da allora ogni tanto…

  6. non me lo avevi mai detto che ti piace fare le parole crociate

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