ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Della disciplina

Sono convinto che la disciplina abbia un ruolo fondamentale nella vita di ciascuno di noi. Sono convinto che le cose vadano in qualche modo circoscritte (nel senso di delimitate) di modo che si posa misurarle e calcolarne volume e peso. Non credo, citando Shakespeare che siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, non credo che i sogni appartengano alla vita reale, né che nella vita reale si possa coltivare qualcosa di indefinito o di smisurato. Ecco allora che una buona dose di disciplina può servire a dare un volto alle cose e ad amarle (o detestarle) per la misura che hanno, perché non si può amare ciò che non si conosce o si conosce solo per sommi capi; seguire una certa disciplina consente di seguire una direzione precisa, di vivere consapevolmente le proprie esperienze.
Citando Thomas Mann potremmo definire la disciplina come il movimento del marinaio che si sposta a sinistra quando la barca si inclina a destra e viceversa; non una mera equazione matematica piuttosto un tentativo di trovare un esito alle nostre lotte, un coefficiente di sicurezza in grado di farci uscire incolumi dalle situazioni più disparate. Il mondo non funziona se non gli diamo un ordine, se non lo governiamo; vale anche per la natura. Da qualche parte è nato un movimento che vieta l’intervento umano nelle coltivazioni, vieta fin’anche la semina affidata solo ai capricci del vento. Ebbene un orto del genere non sfamerebbe nessuno perché nulla o quasi vi crescerebbe di commestibile o di qualità accettabile sopraffatto come sarebbe dalle malerbe.
La disciplina serve a questo, a dare un senso alla nostra intelligenza. Serve a tracciare un filare dritto e a distanziare le piante al punto da lasciare a ciascuna lo spazio per crescere; serve a tracciare una rotta in modo da raggiungere l’altra riva di un mare in un determinato punto.
La disciplina può salvaguardarci dai tormenti dovuti alla fine di una storia d’amore, dalla delusione per un’amicizia conclusa ma anche dallo stress del lavoro. Essa non ci fa dimenticare il sentimento, né venir meno le gioie (o le pene) d’amore, semplicemente le incanala in un fiume a noi noto, un canale di cui conosciamo correnti e approdi.
Un esempio? La delusione per un abbandono può essere ben mitigata dalla considerazione: “Tutto cambia nella vita” o anche “L’importante è quello che ancora deve succedere”; considerare insomma l’accaduto come una tappa intermedia di un viaggio, una stazione di posta in cui ci si ferma prima della ripartenza.
Escamotages se volete ma cos’è la disciplina se non un vademecum per tenere a bada gli avvenimenti?
Ma la disciplina non è solo questo, è anche un abito mentale che mi consente di trattare gli altri come tratto me stesso, con la medesima considerazione e rispetto; ci riesco sempre? Ci provo quello si. La disciplina, il senso mai sopito del dovere e della cosa per me “giusta” mi fa addentrare in un sentiero anche se so di trovarlo intricato; è una cosa che deve essere fatta e io la faccio. Anche l’estro tratto con disciplina perchè   l’inventiva  lasciata  in balia della fantasia non costruisce non dà luogo a nulla,  resta una spira di fumo e basta.
Ecco allora che la disciplina perde l’aspetto militaresco con cui spesso la si dipinge e diventa un mettersi alla prova, un cimentarsi in una traversata che, sic e simpliciter, va fatta. E’ un misurarsi e aver rispetto di sé e degli altri. Già, gli altri. Lasciarli parlare, saperli ascoltare, rispondere a una loro domanda, salutare prima di andare via, sbagliare, tornare sui propri passi per rimediare all’errore; cos’altro sono se non esempi di disciplina. Trovate ciò reazionario?

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8 pensieri su “Della disciplina

  1. Per niente reazionario. La disciplina spesso serve a non perdersi, a mantenere la strada. E’ una buona pratica verso sé stessi, senza eccedere in una eccessiva rigidità.

  2. Molto reazionario,il mio spirito rivoluzionario non approva.
    Se tutto fosse dominabile e incanalabile nella vita le emozioni e i sentimenti farebbero parte di un’equazione matematica ,tutto sarebbe troppo determinato e poco spontaneo.
    L’Es sarebbe costretto ad incatenarsi e il superIo avrebbe finalmente vinto.
    Il bello delle passioni è perdersi al di fuori dell’usale e consueto per uscire dalla solita routine dei gesti che dobbiamo compiere.
    La disciplina mi sa troppo di destra..infatti sono un’indisciplinata:).
    Serve solo in certi casi….pochi direi…evviva il caos!!!

  3. Sono indisciplinata, sarà per questo che concludo poco o nulla.
    La mia idea di disciplina si avvicina alla tua, mantenendo una linea forse più morbida. Non siamo della sostanza dei sogni, è vero.
    Ma non per forza i sogni vanno incanalati e fatti incontrare con la razionalità.
    Ci sono burrasche che la disciplina aiuta a superare indenni, specie dal punto di vista emozionale: avere una rotta prestabilita da seguire, permette di riprendere il controllo. Ma a volte è proprio dagli sbandamenti maggiori e da un confuso irrisolto che si trae ispirazione e capacità creativa.
    Tendo anch’io a voler far ordine, in tutto. Ma sento chiaramente che una parte di me si ribella: chiede uno spazio in cui crescere libera, esprimersi, estendere i suoi rami per vedere fin dove arriveranno, pazienza se si perderà e non porterà frutto. La concretezza è indispensabile -cosa mai potremmo costruire altrimenti- ma se perdessi l’effimero di quelle spire di fumo che la colorano, la mia vita diventerebbe, paradossalmente, assai più arida.

  4. apeebasta in ha detto:

    A volte non capisco davvero i tuoi pensieri Marcovaldo; sarà che io sono donna e tu uomo e inevitabilmente questo ci pone di fronte agli eventi con due punti di vista assolutamente diversi. O forse indipendentemente dal sesso a cui apparteniamo abbiamo opinioni diverse.
    Mi spaventano le persone troppo controllate, non lo sono mai realmente..in qualche modo le emozione devono essere fatte fluire..mi sono già trovata a commentarti in un precedente post con argomento simile a questo.
    Il troppo controllo delle emozioni rende distaccati e freddi. Servirà forse a chi in questo modo si spiega ogni cosa, ma distacco e freddezza non producono frutti succosi.

  5. @ pyperita,
    si, è una cosa che prima di tutto serve a se stessi. Possiamo definire la disciplina come una dotazione di sopravvivenza da utilizzare in caso di necessità. Una dotazione salvavita.

    @loulamae62,
    il fatto strano (che a questo punto un pò mi preoccupa) è che mi sento anch’io un rivoluzionario, di sinistra per di più; eppure questa cosa della disciplina ha per certi aspetti spunti destrorsi. Sono in crisi d’identità, ecco cos’è…

    @ onlypatty,
    Ok, gli sbandamenti aiutano cervello e cuore e rendono più pepata la vita. Ma senza disciplina non potremo raccontarlo…

    @ apeebasta,
    spaventano anche a me tali persone, pare sempre che abbiano un coltello nascosto sotto l’impermeabile da sguainare all’improvviso. Non credo di assomigliargli però, in più detesto gli impermeabili.
    Volendo tornare al tema, credo che far fluire le emozioni sia una cosa straordinaria, ma qui si parla di disciplina non di mettere i sentimenti nel frigidaire. Secondo te un trapezista (chi più di lui ci dà emozioni) è un uomo disciplinato o no? E l’equilibrista le controlla le sue emozioni o no? E Guglielo Tell mentre mirava alla mela posta sul capo del figlio Gualtierino le controllava le sue emozioni o no, era indisciplinato o no…?
    Ecco allora che c’è un momento per l’estro e uno per la disciplina, sono i due aspetti della nostra esistenza. Quando convivono in genere si vive più a lungo.

    • apeebasta in ha detto:

      “Ma la disciplina non è solo questo, è anche un abito mentale che mi consente di trattare gli altri come tratto me stesso, con la medesima considerazione e rispetto; ci riesco sempre? Ci provo quello si. La disciplina, il senso mai sopito del dovere e della cosa per me “giusta” mi fa addentrare in un sentiero anche se so di trovarlo intricato; è una cosa che deve essere fatta e io la faccio. Anche l’estro tratto con disciplina perchè l’inventiva lasciata in balia della fantasia non costruisce non dà luogo a nulla, resta una spira di fumo e basta.”

      Credo che la cosa giusta per noi non sia sempre la cosa giusta per gli altri e nella vita oltre ad imparare la disciplina ci si dovrebbe sforzare di imparare anche a mediare. La considerazione e il rispetto di cui sopra sono quelli che tu consideri giusti, ma ti sei mai chiesto se siano giusti davvero? e poi, le cose non sempre “devono” essere fatte…credo sia molto bello dire che le si vogliono fare. Tra disciplina e doveri mi sa di vita in divisa.

  6. Non vedo reazionarietà nè pensieri verso cui guardare con atteggiamento reverenziale o, peggio, preoccupati, come se chi li ha pronunciati andasse corazzato per il mondo.
    Credo che i nostri scritti, qui nei blog, siano una specie di diario di bordo con cui registriamo i nostri processi interni, le riflessioni che facciamo. Chi parla di disciplina, con alta probabilità sta vivendo qualcosa che sollecita quest’idea e magari ribadisce alla propria coscienza l’opportunità dell’autogoverno. Ecco, autogoverno mi piace più che l’algido termine “disciplina” anche se ne riconosco il fascino. Autogoverno mi sa più di uso della volontà per compiere scelte, non per zittire le passioni o i desideri, ma per dirigerli nella direzione che sia un bene arrivabile. Occorre, eccome, governarsi nel desiderio, evitare di diventarne dipendenti, fuggire la liquidità dei sogni che non si appagano mai. Vi sono desideri che non si saziano mai, e quelli vanno governati, come ogni altro appetito o istinto. Anche il bisogno è governabile, un po’ meno l’aspettativa che rispetto al bisogno è meno legato agli impulsi primari e più evoluto nella direzione del progetto personale di vita. Se anche fossimo fatti della stessa sostanza dei sogni, se tutto fosse vacuo e inconsistente, a maggior ragione occorre dare sostanza a quei pensieri che si frappongono, non scacciandoli utilitaristicamente perchè tanto tutto è apparenza, ombra, fantasma. Evidentemente siamo fatti anche di altra sostanza che forse ha in nuce il potere di gettare un ponte su quest’immensa distesa di inutilità.

  7. Marilena in ha detto:

    Mai come oggi queste parole sono importanti per me. Rispondono esattamente al mio pensiero e anche oltre. Mi rassicura leggere parole che ho pensato ma con mano di qualcun’altro. Grazie

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