ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Cenere

E’ paradossale la nostra corsa contro il tempo, quel rincorrere gli eventi, il tentare di prevenirli pianificando interventi, stilando tabelle o piani di lavoro. Abbiamo la pretesa, o almeno ce l’ho io, di pensare tutto sotto controllo e noi (io) con l’agenda in mano a scansionare il da farsi, barcamenandomi tra lavoro, casa, famiglia, barca, campagna e pensieri, impegnato in una perenne traversata e con l’aria di un Mosè sul Mar Rosso.
Questa terra che vedete, ora ridotta in cenere, è aggrappata alla collina come un quadro appeso male; terreno terrazzato ma in grande pendenza che a scendere è un gioco ma a risalire rimpiangi di essere arrivato laggiù. Terra dei nonni, ora incolta ma un tempo tenuta a vigneto, fatta di arenaria e argilla, arida e fertilissima con il mare a due passi che d’estate senti le voci dei bagnanti.

Il bello è che stavo per farla ripulire per preservarla dagli incendi estivi,  invece l’incendio è scoppiato a primavera. Una riga sull’agenda del mese di maggio: ripulire il terreno messa in ridicolo da uno sconosciuto fiammifero fuori stagione.
Quando ho saputo che stava andando a fuoco ho fatto più presto che ho potuto anche se a 100 km di distanza puoi fare davvero poco se non arrivare quando tutto è compiuto. E’ per certi versi curioso camminare in mezzo alla cenere; gli spazi sono aperti, tutto ci è chiaro e nulla ci viene celato; un mondo nuovo. Dove c’erano cespugli ora non vi è nulla, la chioma degli alberi che oscurava una parte di cielo non c’è più; tutto è luce.  Affiorano pietre bianche calcinate, gusci di lumaca, vecchi barattoli di latta, bottiglie; vestigia di un tempo in cui non ero ancora nato ma in questa terra si viveva e si mangiava,  i filari  verdi e ordinati adornavano il pendio e i grappoli neri in faccia al sole.

Questa era una ginestra; le fiamme che l’hanno raggiunta non erano alte così l’albero conserva l’aspetto neutrale di chi pare essere stato solo sfiorato da un evento; ma il fuoco è penetrato alla base del tronco e il calore ha raggiunto le radici; quanto in profondità lo vedremo la prossima primavera.

 

Laggiù il Mar Tirreno.

 

E queste le viti. Sono vitigni locali che avrei voluto liberare dai rovi, rialzare e riprenderli in mano come ho fatto in un terreno vicino. Il fuoco radente le ha percorse come una lama, lasciando apparentemente intatti i tralci più alti. Le gemme erano appena sbocciate, potete ancora vederle.

 

Un calcio e si alza la cenere, una nuvola di polvere grigia che gioca con l’aria e  ricade più avanti.  Tutto è vacuo adesso e consumato, nulla è più spietato della realtà che si fa beffe delle mie  certezze. 

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5 pensieri su “Cenere

  1. La ginestra o il fiore del deserto
    ….E tu, lenta ginestra,
    Che di selve odorate
    Queste campagne dispogliate adorni,
    Anche tu presto alla crudel possanza
    Soccomberai del sotterraneo foco,
    Che ritornando al loco
    Già noto, stenderà l’avaro lembo
    Su tue molli foreste. E piegherai
    Sotto il fascio mortal non renitente
    Il tuo capo innocente:
    Ma non piegato insino allora indarno
    Codardamente supplicando innanzi
    Al futuro oppressor; ma non eretto
    Con forsennato orgoglio inver le stelle,
    Né sul deserto, dove
    E la sede e i natali
    Non per voler ma per fortuna avesti;
    Ma più saggia, ma tanto
    Meno inferma dell’uom, quanto le frali
    Tue stirpi non credesti
    O dal fato o da te fatte immortali.
    G.Leopardi
    Marcovaldo…il fato…

  2. La ginestra è davvero un arbusto singolare. Desolato e spartano i suoi fiori non hanno nulla di fascinoso e di ammiccante, né qualcuno si è mai sognato di regalarne un fascio alla propria donna. E’ un fiore di frontiera che nulla chiede e pretende se non di far sentire il suo profumo a quei pochi che gli passano vicino. E di mostrargli il giallo splendente dei suoi colori.
    Quello che stava nel terreno di cui sopra era così e può essere che lo vedremo ancora. Grazie loulamae.

    • dovenasceilsole in ha detto:

      io adoro la ginestra,il suo giallo che va dall’ ocra al giallo limone mi affascina, Da ragazza ne vedevo tanta lungo l’ alvo del torrente che costeggiava l’ agrumeto….quello di mio padre. Quanti ricordi!
      A proposito la prossima voltami devi dare una ” pala” di fico d’ india 🙂
      A presto 🙂

  3. ..e ora occorre ricominciare…

    non so se leggere delusione, dolore o l’inevitabile constatazione che siamo davvero sempre quel “pizzico” in ritardo…

    …un abbraccio.
    m.

  4. a volte so che si dà fuoco quasi per fertilizzare il terreno
    ma qui mi pare tutto molto triste e che molte piante siano andate perdute
    ma vedrai dalla cenere rsiplenderà la tua terra come un’araba fenice
    bisognerà solo aspettare
    la natura farà il suo corso….
    coraggio e determinazione….
    ora questa terra ha bisogno di te
    di essere accarezzata e tenuta stretta
    tutto RINASCERA’
    Ciao marcovaldo

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