ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Sul tuo seno

Ho una particolare predilezione per il seno femminile. La cosa va al di là del puro ambito sessuale che pure entra in gioco in maniera cospicua, di fatto che è la parte del corpo femminile che più mi attrae. Ora sull’argomento si sono scritti interi trattati che questo poche e malfatte righe non contribuiranno a rendere più completi, ma sapete com’è, se non si parla delle cose che ci vengono in mente di cosa si deve parlare…
Il colpo di fulmine avvenne la volta che lo vidi dal vero. Non che prima non lo amassi che sui giornaletti ve n’erano a iosa ma erano in qualche modo lontani e il guardarli se pure provocava eccitamento era di quel tipo effimero e banale come sono le cose che non ci appartengono e che non possiamo fare nostre. Avevo18 anni e il seno che avevo davanti un’età uguale. Era grande e ben tornito con i capezzoli ritti e assoluti come missili su una piattaforma di lancio. Ora lo vedevo bene, era diverso da quelli immaginati; respirava e i pori della pelle mi parevano tanti fiori lì lì per sbocciare per me.
Dopo quello ne vidi altri ma se la prima volta fu un’emozione da restare a bocca aperta (così restai davvero) le altre non fu da meno, solo più consapevole. Mi rendevo man mano conto della bellezza oggettiva di quella parte di corpo di donna, che non fioriva solo per me ma per il fatto stesso di esistere. Tante le volte che sono rimasto a guardarlo come si guarda una carta da decifrare o il sentiero di una mappa che prima di essere percorso va studiato e interpretato. Così prima di toccarlo ne ammiravo (ammirare è il termine esatto) il turgore liscio, l’incavo e l’areola ruvida e scura. Mi piace guardarlo standoci davanti, come al cospetto di chissà che, di sopra e soprattutto da sotto sdraiato sulle gambe di lei. In questa posizione lo vedo come un tetto o una coperta; una montagna morbida che sta per franarmi addosso o che misuro con gli occhi prima di scalare. E anche il suo movimento mi affascina come la sua mutevolezza di fronte agli eventi; quell’adagiarsi molle, quel volume che cerca riposo; io in un seno ci vedo la vita stessa di una donna che cerca requie. Così il contatto con la mia mano diventa la fine di un percorso di conoscenza o l’inizio non so; e allora mi piace rendergli omaggio magari accennando un inchino come fanno i gentiluomini o come fosse un santuario dove si va non per chiedere ma per attingere. E allora le dita diventano propaggini tattili atte a trasmettere informazioni ai sensi, che il cervello non ha più nulla da dare o da dire, gli spazi che percorrono sono camminamenti di frontiera e ogni centimetro è una conquista; l’incavo un ruscello di cui mi piace percorrere il greto; i capezzoli un frutto sul ramo. Ultimi gli occhi. Si chiudono sul tuo viso, sui tuoi capelli e sul tuo capo reclinato all’indietro.

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2 pensieri su “Sul tuo seno

  1. nella in ha detto:

    Gran bel commento, la dovizia dei particolari descrittivi ti porta a vedere come in una foto , le tu tue particolari sensazioni sensazioni visive e tattii….Ed un seno operato di tumore, mio caro , come lo vedresti?

  2. Se vedessi un seno operato di tumore vorrebbe dire che quella persona è viva e solo questo conterebbe; del seno che le manca me ne fregherebbe altamente, l’importante è che è viva.
    E poi cara nella, di seno ne rimarrebbe uno e io scriverei per quello che resta…

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