ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

La pecora di Marcovaldo

“Mannaggia il giorno che ti ho incontrato…” gli veniva da dire a Marcovaldo quando la pazienza gli sfuggiva; erano quelle le occasioni in cui le parole che sempre centellinava gli uscivano a fiotti tanto da fargli perdere il controllo.
Il fatto è che quella pecora che il caso gli aveva messo davanti e che poi aveva comprato e portato in campagna gli dava più di un grattacapo. Eh si perché i suoi minuti pomeridiani lui li aveva belli che contati e a malapena avanzava un secondo ma ora Susi aveva scombussolato tutto e Marcovaldo correva tra orti da irrigare, cani che abbaiavano, pulcini pigolanti e ora una pecora che bela.
“Beeee…” faceva Susi per chiamarlo, con la “e” finale così allungata che era impossibile che non la sentisse; e infatti Marcovaldo la sentiva e già prendeva la falce a mietere l’erba per lei.
“Hai più erbe in corpo tu che il migliore degli amari.” soleva dirle e in effetti ne sceglieva sempre di fresche e diverse; gli piaceva vederla mangiare ma soprattutto sentirne il rumore; quello “sgrunch” di bacche frantumate, fiori macinati e steli spariti nel suo corpo come spade nella bocca del prestigiatore.
E poi era incinta e Marcovaldo, che la cura per gli altri era superiore a quella per se stesso, voleva far tutto perché le cose procedessero nel migliore dei modi e senza intoppi.
Fu proprio in previsione del parto che gli venne in mente di costruirle un ovile più grande. Voi lo sapete ora ma lui lo ha sempre saputo: quando gli viene in mente una cosa e poi gli ritorna in mente è perché la vuole fare e voi consideratela già fatta. Nei giorni seguenti chi lo avesse visto sfrecciare sulla statale non avrebbe mancato di intravedere di volta in volta nella sua auto pali di castagno, assi, lamiere, reti metalliche; chi fosse transitato nei pressi della sua collina avrebbe parimenti udito vanghe vangare, seghe segare e martelli inchiodare.
Alla fine era venuto fuori un ovile come si deve provvisto fin’anche di porta a molla. Marcovaldo aveva passato l’ultima sera a controllarne la funzionalità, prima di andar via aveva steso a terra un letto di paglia; mancava la mangiatoia l’avrebbe costruita l’indomani.

La Susi varcò la soglia della nuova casa con non poca diffidenza. D’altra parte non si aspettava tali attenzioni da uno che, l’ultima ieri, quando il martello invece del chiodo aveva preso il suo pollice gli aveva sentito ancora gridare: “Mannaggia il giorno che ti ho incontrato!”

Ma la casa nuova era lì. La Susi dopo che l’ebbe scrutata si diresse verso la mangiatoia dove erano stipate cicoria selvatica e margherite gialle, a destra l’acqua e più in là una scodella con lo schiacciato di frumento di cui era golosa.

Non doveva dirselo da solo ma Marcovaldo era certo di aver fatto un buon lavoro. L’ovile era arioso e asciutto e a guardarlo scoprì che su un lato poteva ricavarci un piccolo tavolato ove stoccare mangime e fieno; mancava la grondaia, l’avrebbe costruita presto. Ora mentre la Susi mangiava lui si riposava.

Marcovaldo stava in un angolo a guardarla. Un boccone di schiacciato, un altro di erba e un sorso d’acqua, poi gli si avvicinò e col muso gli cercò la mano; le piaceva essere accarezzata sotto il mento.

Sembrava che lo ringraziasse.

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6 pensieri su “La pecora di Marcovaldo

  1. Che sguardo incredibile. Spero sia morta di vecchiaia 🙂

  2. No, non deve dirselo da solo: Marcovaldo, in qualunque cosa si cimenti, fa sempre un ottimo lavoro.
    Forse perché usa le mani a seconda di come batte il suo cuore

  3. m. in ha detto:

    pensavo… un gregge è business. una singola pecora è responsabilità.
    e pensavo pure… oggigiorno il business è regola, assumersi volontariamente responsabilità è eccezione.
    e pensavo inoltre… la regola per antonomasia è noia, l’eccezione può essere divertimento.
    ergo… dì la verità, ti diverti parecchio eh?! 🙂
    m.

  4. @ pyperita,
    a dire il vero è viva e vegeta:-). E morirà di vecchiaia.

    @ onlypatty,
    così mi fai squagliare:-)

    @ m. (si fa prestissimo a scrivere il tuo nick),
    le regole sono importanti e io le gradisco, ma sono le eccezioni a farmi impazzire.

  5. Quanto mi è piaciuto leggere di te e di Susi…
    Mi hai ricordato che, anche sulla terra, c’è il “piccolo principe” 🙂

  6. Don(n)a in ha detto:

    “Mannaggia il giorno che ti ho incontrato…” gli veniva da dire a Marcovaldo quando la pazienza gli sfuggiva[…]
    Ma a Marcovaldo la pazienza gli sfugge mai davvero?
    sorriso
    Dona

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