ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

E’ il quarto o quinto post che porta nel titolo la parola “passione”

E’ il quarto o quinto post che porta nel titolo la parola “passione” a volte accompagnato da una canzone; ciò mi dipinge come un amante focoso, un innamorato tradito o un innamorato e basta. Non che qualcuno di questi tratti non mi appartenga ma nella parola passione io ci leggo qualcosa di più; chiamo passione ciò che mette in moto cuore e cervello assieme di modo che se quest’ultimo è il motore il primo ne rappresenta la benzina, la scintilla che provoca lo scoppio. Così passione diventa tutto ciò che si muove, mi dà un piacere “accorato” o mi fa paura.
La paura sotto l’egida della passione non è una paura normale è piuttosto un arco con una freccia incoccata pronta a fenderla; la passione mi dà la forza di cento braccia e tutto mi pare in discesa anche le salite più erte. E poi mette le ali ai piedi. Con la spinta della passione percorrerei chilometri senza fatica e anche i pesi mi parrebbero piume.
Un giorno di non molti anni fa mi “invaghii” del tracciato di una ferrovia abbandonata: otto chilometri di binari con tratti in galleria. Divenne una febbre; dovevo percorrerli a piedi, dovevo in qualche modo “possedere” quella linea ferrata; i giorni che passavano furono una messa a punto di quell’azione a cui il mio cervello ma anche il mio cuore si preparava. Così lo feci e fu un’esperienza memorabile. Ricordo la massicciata, le rotaie arrugginite, le erbacce e poi l’entrata in galleria, quella nella foto in alto.
L’entrata in galleria fu un doppiare il Capo di Buona Speranza; la passione mi fece superare la paura e mi addentrai nel buio. Ogni passo era un’avanzata, e il solo punto di riferimento erano i binari che tastavo con le scarpe; sapevo che sarei uscito che nessuna galleria dura in eterno e quando uscii, raggiante non ero più lo stesso. Perché la passione ci cambia.
La passione ci cambia, ci mette alla prova e non occorre essere eroi per superarla; perché la passione può essere anche un libro letto, un’arrampicata, un sogno, uno sguardo lanciato attorno; è un mare che profuma di alghe e tu non sai più se sei sopra o sott’acqua.
Ecco allora che le canzoni diventano vene aurifere, terreni da seminare, lande da percorrere; la canzone napoletana, lama affilata a raschiare cortecce in cerca del midollo, lo è più di altre. “O fridd n’cuoll” lo chiamano qui; è quella sorta di brivido che non ti viene per il freddo ma per qualcosa di impenetrabile e oscuro che ti appassiona.
Ecco, la passione alla fine è questo: un lanciare lo sguardo verso un orrido oscuro e meraviglioso assieme; affacciarvisi, cibarsi di quell’oscurità, farla propria, descriverla.
Trovare le parole per raccontare questo limite tra dicibile e indicibile; questo vorrei fare.

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3 pensieri su “E’ il quarto o quinto post che porta nel titolo la parola “passione”

  1. Don(n)a in ha detto:

    🙂

  2. La parola passione deriva dal tardo latino passio –onis, che letteralmente viene tradotto con i verbi patire, soffrire.
    E’ una forza attrattivo repulsiva, intensa e violenta che spinge l’uomo verso una cosa o una persona con il pericolo incessante di turbarne l’equilibrio psichico e la capacità di discernimento e di controllo.

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