ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Appunti sulla melanconia

P.Sciancalepore, Melanconia (2009)

E’ una nebbia tenue che quando cala pare lo faccia più per proteggerci che per precluderci la visuale; parlo della melanconia, quel particolare modo di sentire che ci fa viaggiare dentro una una bolla che non scende e non sale, ma pure si muove, in orizzontale a catturare frammenti e fotogrammi della nostra vita.
La melanconia. Potremo definirla cento volte e non basterebbe a squadrarla da ogni lato; potremmo con più esattezza definire la paura, la gioia, l’allegria, ma la melanconia no; la definisci in un modo e ti sfugge e ne cerchi un altro, poi un altro e poi un altro ancora, vanbamente. Non è depressione, né malinconia, né tristezza; non è tormento e nemmeno negatività; non è nostalgia e nemmeno pessimismo, non è solitudine né dolore. E’ piuttosto la percezione di un divenire, la percezione lacerante che la felicità dura un attimo e inseguirla è inutile, per certi versi velleitario. Citando Vinicius De Moraes:
“La felicità è come la goccia
di rugiada sul petalo di un fiore:
brilla tranquilla,
poi oscilla un poco
e cade come una lacrima d’amore.”

Vinicius De Moraes, Brasile, saudade; forse il sinonimo di melanconia è proprio saudade, parola dalla traduzione impossibile. Pronunciatela; ha lo stesso sapore di allegrezza amara, di tristezza giocosa, di dolcezza velata, di onda molle che pure appartiene a un mare. Onda cangiante quindi e sempre diversa come è sempre diverso il mare perché la melanconia non è mai statica né costituisce uno status quo. E’ piuttosto un humus formidabile in cui tutto può crescere. Io la vedo come un vivaio formidabile, una fonte di sensazioni che mi sorreggono, un tappeto volante, una zattera.
Già, una zattera. Quando la melanconia mi prende me ne lascio cullare come su una zattera alla deriva senza rotta apparente; in realtà è un cammino definito, un percorso di conoscenza, un saluto riproposto ai personaggi, oggetti e situazioni che hanno affollato la mia vita. Forse davvero la melanconia è una rivisitazione dolce del proprio io, uno sguardo tenero sulle pagine della propria esistenza; tenero ma mai arrendevole o dolciastro; io per me la vedo come una borraccia da cui dissetarmi prima di continuare il cammino; una presa di coscienza dolce e forte; un riposo all’ombra di una quercia prima di rimettermi il cappello e riprendere il viaggio. Così quando la melanconia “me scoppia ‘mpietto”, quando lo struggimento mi prende e pare non voglia darmi pace io ci cammino assieme e facciamo bei tratti in comune prima che io la lasci dopo una curva, un incrocio o dietro l’angolo di un palazzo. La melanconia, averla vicina è meglio che camminare da soli e poi mi è utile; come una borraccia d’acqua.

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Un pensiero su “Appunti sulla melanconia

  1. ‘Apucundria, la saudade partenopea …

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