ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Del possesso


Edward Hopper. Summer Evening, 1947

Una delle ragioni per cui nei paesi democratici il marxismo non è al governo è la sua avversione alla proprietà. Marx non lo scrisse ma credo sarebbe stato contrario anche al possesso; ricordiamolo, il possesso consiste nell’utilizzo di fatto di un bene pur non essendone proprietario. Sarebbe stato contro perché la proprietà come il possesso presuppongono la libertà del soggetto di usufruirne a piacimento e si sa, libertà individuale e collettivizzazione non vanno propriamente d’accordo. Povero Karl, nell’euforia di scrivere qualcosa di rivoluzionario si è impelagato in una posizione che fa a cazzotti con l’istinto naturale dell’uomo.
Nasciamo con il bisogno del possesso; possediamo nostra madre la reclamiamo per noi, piangiamo quando un altro bimbo ci prende il giocattolo, storciamo il muso quando ci chiedono una sigaretta.
“E’ mia, è mia!!” grideremmo volentieri, non lo facciamo che ci frenano l’educazione e gli studi fatti ma sotto sotto lo pensiamo… “E’ mia, è mia…”. E’ mia la bicicletta, è mia la  macchina, è mia la carriera; anteporre un aggettivo possessivo ci ristora, ci rende forti: non tutti hanno e se io ho sono più importante.
Non per forza si deve possedere qualcosa di tangibile, delle volte già l’attenzione altrui ci rende euforici; essere seguiti, illudersi che con tanti link si sia meno soli, cos’altro è se non liberare l’atavico desiderio di possedere; più gente ci applaude più ce ne sentiamo padroni, più gente abbiamo intorno più crediamo di trovarli a disposizione quando ci servirà una mano. Il possesso allora diventa una scorta di viveri da non dividere con nessuno, un indicatore di carica piena della batteria del nostro cellulare da confrontare con quella scarsa del vicino e di questo gioirne.
Il senso del possesso è ben presente nei rapporti sentimentali anche se il suo affiorare lo trovo indice di una non buona salute del rapporto stesso. Una relazione amorosa invidiabile è quella che non ha bisogno di sentirsi dire “Sei mia” o “ Sono tuo”; paradossalmente quel “ Sei mia” diventa la mera attestazione di una conquista e quel ”Sono tuo” una resa di poco senso, una fusione sempre acerba dell’uno nell’altro. Una rapporto amoroso invidiabile si esprime con la relazione piuttosto che con la fusione, senza arrendersi all’altro o al contrario rivendicarne la sovranità; magari con un “ti voglio bene” detto all’improvviso, bandiera piantata a rivendicare null’altro che il proprio sentimento.
Il senso del possesso allora è una zavorra? No, il senso del possesso ci fa arredare case, progettare macchine; ci fa mettere al mondo figli, lavorare per assicurare loro un futuro. E’ una molla formidabile ma anche un liquore che ubriaca. Per questo spesso me ne estraneo; allora mi piace ridurre al minimo le funzioni vitali, prendere le distanze, osservare la mia batteria scarica e considerare ciò una cosa piacevole. E’ un mondo nuovo quello senza possesso; è un riaffiorare dopo un’immersione con solo gli occhi che emergono; attorno il cielo, il sole e  lontano  la spiaggia.

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7 pensieri su “Del possesso

  1. Don(n)a in ha detto:

    l’unica “cosa” di cui possiamo essere realmente possessori siamo noi stessi…niente altro
    Felice di leggerti Marcovaldo, davvero.
    Don(n)a

  2. ti avevo scritto un mega commento…sparito!
    era per dirti che hai ragione…purtroppo siamo attaccati alle cose e alle persone come se si dovesse costruire un regno nell’aldilà invece di gustarsi questo mondo in totale libertà.
    quindi un pensierino per prendere e partire non sarebbe male.
    un bacio e un grande abbraccio.
    Laura

  3. Concordo Don(n)a, possedere se stessi è già una conquista. Io stesso non mi posseggo, sono ancora in affitto.

    @ lauramentre,
    organizza che andiamo. Guido io, la macchina è la mia.

  4. ‘Il senso del possesso, che fu prealessandrino’. E’ vero, è interessante cercare di vivere limitando la volontà di possesso. (In quanto all’errore di credere che i figli che si mettono al mondo siano nostri…eh, non se ne parlerà mai abbastanza)

  5. Ecco, appunto, se possedessi me stessa capirei come riesca ad essere così poco coerente anche in merito al senso del possesso: è ciò che meno mi definisce e che più mi appartiene allo stesso tempo. Ma sto cambiando i destinatari del mio desiderio di possesso, assai meno concreti di ieri.
    Inoltre ho compreso come poco mi renda il possedere se non ho capacità o modo di condividerlo.
    Vale per tutto, comprese le relazioni, forse soprattutto per queste.
    Hai ragione, fa parte dell’essere umani il voler stringere qualcosa ma io sto effettuando un percorso inverso, un progressivo distacco da tutto quanto non è poi così indispensabile.
    Sarà un lavoro che mi terrà impegnata alcuni secoli😉
    Buon luglio!

  6. @ internomediterraneo,
    ho smesso di credere che i figli siano miei dal giorno che mia moglie gridò: Non hanno preso per nulla di te!!

    @ onlypatty,
    la conquista, la vera conquista è condividere senza possedere

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