ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Come si ripara un muro a secco

Nessuno vi chiederà mai se sapete costruire un muro a secco, né potrete scrivere sul curriculum “so costruire un muro a secco” e nemmeno sarà l’oggetto di una discussione da salotto, eppure io reputo la sua costruzione un percorso di conoscenza poiché un muro a secco è la sintesi di forza e senso della misura, di raziocinio e immaginazione. Costruitelo e tra cent’anni qualcuno potrà dire “Guarda questo muro a secco, chi l’avrà fatto?” ebbene l’ avrete fatto voi.

La pioggia in campagna è sempre utile ma quando viene giù come l’altro giorno gonfia il terreno e ne aumenta la spinta verso i muri di contenimento. Un muro a secco non ha leganti o malte cementizie, si tiene su con il proprio peso e il contatto tra le pietre; non ha vincoli e se crolla lo fa nella sua parte più debole mentre il resto rimane intatto. E così, come un muscolo che si strappa, è crollato il mio.

Per riparare un muro a secco servirà innanzitutto ordinare le pietre franate, lo faremo in base alle dimensioni ricavandone almeno due mucchi distinti.
Con una cazzuola libereremo dal terriccio la nicchia di frana; a fine operazione il tutto dovrà sembrare pulito e aperto come una ferita da suturare. Usate guanti resistenti, tra il pietrame si nascondono scorpioncini e serpenti non sappiamo fino a che punto innocui.
Vedrete affiorare la terra vergine e rossa dell’interno; chissà quant’era che non vedeva la luce e chissà cosa pensa (che dite una terra può pensare?) nel vedere un tizio col pizzetto che la rimaneggia.

Cominciamo col sistemare le pietre più grandi alla base dello scavo orientando il lato più squadrato verso l’esterno. Le poseremo con discernimento di modo che mentre poniamo la prima adocchiamo una seconda che vi si incastri in qualche modo. Meno vuoti lasciamo tra una pietra e l’altra più il muro durerà. Sono pietre che pesano, maneggiatele con attenzione, soprattutto non ponete le vostre scarpe sulla loro verticale.
Terminata la prima fila esterna riempiamo con pietrame più piccolo (darà compattezza e forza al muro) l’intercapedine che abbiamo creato, poi passiamo alla seconda e così via fino all’altezza desiderata.

Vi farà una certa impressione vedere il muro prendere forma e volume, quando avrete finito resterete per un po’ a guardarlo sorpresi dalla sua robustezza arcaica. Avete costruito un muro a secco, di quelli anonimi, silenziosi e poveri di cui non si parla mai.

Lo toccherete e ne constaterete la forza, ci salirete sopra e ne saggerete la portanza; realizzerete com’è bello costruire, ridare vita e valenza a ciò che sembrava distrutto, provarci almeno; e come valga sempre la pena di lottare, di mettere pietra su pietra o solo scagliarle lontano.
Non succederà ma se qualcuno un giorno chiederà “Chi sa costruire un muro a secco?” voi dite pure “ Io”. Ditelo con orgoglio, chi sa fare un muro a secco può fare tutto.

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9 pensieri su “Come si ripara un muro a secco

  1. Ma lo sai che mi stupisci sempre, in questo caso per la pazienza non indifferente.
    Un lavoro che mi stanca già solo pensandolo:-) eppure in questo momento sarebbe, davvero lo penso, un’ottima cura al mio stato d’animo. C’è bisogno di stancarsi, di costruire, di vedere qualcosa nascere e crescere dalle nostre azioni.
    E’ quello che fai tu, e che non smetti di mostrare.
    Bello!

  2. E’ un lavoro che affatica ma non stanca perchè non c’è l’assillo della fretta e i gesti hai tempo di pensarli prima di compierli. Quello che vedi è stato ultimato in 40 minuti; poi davvero rimani a guardarlo e non perché è bello, ma perché hai ridato vita e funzionalità a qualcosa che non l’aveva più. Geppetto provò la stessa cosa quando risistemò i piedi di Pinocchio arsi dal braciere.

    • Giordano in ha detto:

      Sig.Marcovaldo , Le chiedo scusa per il disturbo.
      Premetto che il mio impegno fino ad oggi in campo edile è stato ….appendere quadri alle pareti.Però dispongo di buona volontà e di un po’ di buon senso , anche se la domanda che sto per porLe potrebbe mettere in forse il mio buon senso.
      Nella mia proprietà ci sono molti muri a secco (per tipo lapideo e tecnica -credo- identica a quella della foto ) siano essi di contenimento che di confine (cioè a due facce a vista).A distanza di secoli sia i primi che i secondi sono in ottime condizioni ,per cui qui non mi riferisco a ripristini bensì ad una piccola costruzione ex novo di un piccolo muro di confine (50-60 cm di altezza e 3 m di lunghezza), per quanto sia cosciente della difficoltà. Per il consiglio in questione non posso rivolgermi ai mastri muratori del luogo in quanto , dati gli ottimi rapporti , sono certo che me lo realizzerebbero loro -magari di notte- come regalo. Voglio fare da solo insomma.Dispongo di tutto il necessario , compresi i pietroni base per la fondazione e le testate,le pietre (ancora da sagomare bene) dei due paramenti esterni e le altre per il riempimento/incastro interno (cassa) del muro. La mia domanda è questa : come si fa a dare la sagoma a “trapezio” al muro? Mi spiego meglio : tutti i muri a secco del mondo – osservando la loro sezione – sono ovviamente più larghi alla base rispetto alla sommità.In che modo allora , nella posa dei corsi di pietre , si conferisce via via questo restringimento in larghezza verso l’alto? Tempo fa su un sito (…incosciente ) , parlando sempre di muro a due facce a vista o di confine – lessi che le due fila di pietre parallele di fondazione dovevano avere “una leggerissima inclinazione contrapposta verso l’interno” , appunto per dare “la successiva inclinazione ai 2 paramenti esterni”. Chiesi a un paio di esperti se era così e mi risposero che quelli erano fuori di testa e che quelli giocavano pure male col Lego: nel muro a secco di confine – sia di 20 cm o di 10 metri di altezza , le pietre di fondazione (che in certi casi possono pesare anche 300 Kg cadauna) devono assolutamente essere orizzontali, sia che poggino su pietra viva o su terreno , che però deve essere compattissimo.
      Allora Sig.Marcovaldo , come dare l’inclinazione alle due facce esterne del muro?
      Ho letto che le dime sono utili e credo d’averne colto il senso , ma anche “seguendo” la dima o delle lenze di percorso , …come diavolo si fa a degradare lo spessore del muro via via che creo i filari di pietre?
      Le chiedo scusa se mi sono dilungato.
      La ossequio.Giordano

      • Leggo nelle sue righe un che di timore a intraprendere l’impresa; non deve averne nè consultare chissà quali trattati; deve semplicemente cominciare, magari arretrando ogni fila di pietre di 1 cm rispetto a quella sottostante; in questo modo otterrà l’effetto trapezio che desidera. Gli egizi così ci costruirono le piramidi.
        Ma bando alle ciance, cominci e poi mi dirà; la saluto.

  3. Arturo tauro in ha detto:

    Grazie per il post molto bello ed interessante! Spesso fare semplici lavori che comportano una fatica fisica porta poi ad un rilassamento del corpo che si accompagna ad una calma mentale piacevolissima. Un classico esempio di attività che uniscono l’utile al dilettevole.

  4. Ciao Geppetto… Simpatico paragone!
    Devo confessarti che nei miei gesti, di qualunque tipo, la fretta non entrerebbe neanche sotto minaccia. Lenta sono nata, e non morirò tonda (magari rotondetta sì) se sono, ahimè, quadrata;-)

  5. Mattia in ha detto:

    Complimenti, questa è poesia 🙂

  6. Paolo in ha detto:

    Bello. Io facevo l’impiegato, ora in pensione da 15 anni, ho acquistato una proprietà che ha circa 300 mt di muri a secco. Da molti anni li sto recuperando (ogni tanto si muovono e rovinano). Bellissimo lavoro che diventa piacere. Ogni tanto faccio anche dei “tupiun”, tipici sostegni in pietra, rotondi, alti 150-200 cm. che qui in alto piemonte si usavano per tenere su le orditura delle vigne.

  7. DAVIDE in ha detto:

    Io i muri a secco li faccio in modo rustico senza mazza, con pietre presenti in loco e prima inizio con le pietre grandi per finire con piccole. io le due facce cerco di legarle mettendo delle pietre molto lunghe in qualche punto e riempendo in mezzo alle due facce pietre molto piccole. ed in fine metto il cappello. cioè pietre piatte molto lunghe che prendano le due facce, questo lo faccio per non far crollare il muro con il ghiaccio o le forti piogge. Ed e una grande soddisfazione federe la tua opera in piedi. E non crollano cosi ni fretta con questo modo.

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