ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Tre parole con la r

Sono perline rotolanti su un piano inclinato, grani di un rosario spezzato; rimbalzano, ci vengono incontro e ci raggiungono sempre, tutte e tre assieme. Sono tre parole con la r: ricordo, rimorso, rimpianto.
Qualcuno può dire di non averle mai viste saltellargli davanti? E cosa ha visto quando gli sono arrivate vicine? Libri impolverati; con un segnalibro colorato alla pagina x, o un’orecchietta sbarazzina alla pagina y.
Non mi interessa scendere nel particolare e forse non interessa neanche voi, mi interessa scoprire di più di queste tre parole, guardarle da ogni lato; non è detto che facendolo non possa scoprire qualcosa in più di me stesso.

Il ricordo: è il certificato in vita di ciascuno di noi, la summa di vittorie, pianti, risate, errori commessi. Senza saremmo niente; come potremmo infatti dire “confesso che ho vissuto” se non avessimo i ricordi? Ecco che allora ricordare vuol dire conservar traccia, prendere appunti sulla tabula scriptoria della nostra mente per rileggerli magari tra 10 anni, quando tutto è passato.
Si ricorda anche per non essere dimenticati, perché se ricordiamo qualcuno può darsi che nello stesso istante l’altro stia ricordandosi di noi e questo in qualche modo ci appaga. E i ricordi brutti? Già i ricordi brutti: hanno anche loro una funzione; sono lì a indicare che la vita può essere un orrido senza fondo ma se siamo ora a ricordarlo è perché forse ne siamo usciti, forse non tutto è perduto, ce l’abbiamo fatta e guardiamo al passato come davanti al camino guardiamo le fiamme; lingue di fuoco che non possono farci più male.

Il rimpianto: vuole quasi sempre il congiuntivo trapassato con il se che lo precede. “Ah se avessi saputo… ah se avessi detto… ah se non l’avessi fatto (e il suo contrario) ah se l’avessi fatto…”.
Se il ricordo è il diario tout court di un’esistenza il rimpianto è il diario dell’incompiuto, dei lavori fermati a metà, delle parole non dette e il bello è che non si può più tornare indietro. Viviamo così nel limbo dove vivono quelli che non hanno fatto, vissuto o osato abbastanza. “Di non aver sbagliato abbastanza …” diremmo per giustificarci ed è in parte vero; forse davvero ci siamo fermati perché era giusto così, o perché ce lo diceva l’ istinto, o per il senso pratico, o per… Tutto bene allora? Si tutto bene.
E allora cos’è quella spina che di tanto in tanto ci tocca il cuore, lo punge, lo fa lacrimare; cos’è quel senso di vuoto, cosa ci manca? E quel senso di colpevolezza che ci viene? E’il rimpianto, la parte della mela che non abbiamo morso e che probabilmente non morderemo mai più.

Il rimorso: E’ tutto già avvenuto; le scelte fatte, le azioni compiute. Gli errori ora si rivelano, diventano evidenti come la corda molle di un secchio mal legato sprofondato nel pozzo; non lo vedrai più né potrai più recuperarlo. Quante volte guarderò quel fondo d’acqua buia, quante volte penserò al nodo mal fatto, al secchio e alla mia scelta di calarlo. Era proprio necessario? E’ stata giusta quella decisione? Domande che non ti solleveranno più di tanto perché il solo colpevole lo sai, sei tu. Per sempre, perché il rimorso inibisce la dimensione spazio tempo, blocca il processo psicoanalitico, cristallizza l’evento così Caino sarà sempre Caino e nulla potrà più fare per rinfrancarsi. Io tra le altre ho anche questa pecca, faccio fatica a provare rimorso; non che non ammetta gli errori ma li considero miei compagni; fanno parte della mia vita, esistono in quanto esisto io. Se il secchio sprofonda me ne rammarico si; ma dovevo prendere l’acqua e ora il mio pensiero è già a come riprovarci. C’è un che di egoista in me o forse a predominare è l’istinto a non fermarsi che se continuiamo possiamo far tutto anche voltarci indietro; se ci fermiamo siamo finiti e lì restiamo, come i soldati nella neve durante la ritirata di Russia.

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3 pensieri su “Tre parole con la r

  1. Don(n)a in ha detto:

    Marcovaldo le tue riflessioni sono belle da leggere e condivisibili. Sai descrivere le sensazioni, le emozioni, le esperienze come se si stesse guardando una fotografia.
    Il rimorso…leggendoti ho compreso di essere proprio come te, mi assumo oneri e onori ma difficilmente guardo indietro e mi rammarico per cose non fatte o scelte sbagliate, preferisco guardare avanti e, quando possibile, agire.
    Un abbraccio
    Don(n)a

  2. Ho un’infinità di rimpianti: e questo, dei pochi che ho conosciuto, è forse il rimorso più grande.

  3. maria in ha detto:

    per paura dei rimorsi si può finire a fare i conti con dei rimpianti.
    … e quanto è fredda la neve…
    m.

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