ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Un campo di calcio

Se questo campo di calcio ha qualcosa di bello è la sua aria da pista aeroportuale, di quegli aeroporti di frontiera con la pista fatta per gli atterraggi d’emergenza; invece gli aerei ci atterrano che è una bellezza con solo il carrello che sobbalza quando tocca il suolo, ma poco.
E’ fatto di un ghiaietto fine, ben compattato se vogliamo, ma cosa ci vuoi fare quando i tacchetti lo martellano e te la smembrano; al centro dell’area, zona di mischie e zuffe il ghiaietto è addirittura scomparso lasciando il posto a una sabbietta fine e poco permeabile che oggi la pioggia ha trasformato in un lago.

Le superfici piane hanno avuto sempre qualcosa di attraente, mi ricordano la savana dove non sono mai stato, i leoni e le gazzelle, gli spazi aperti dove è difficile nascondersi. Mi muovo dalla linea del calcio d’angolo e avanzo verso il centro. Camminare da soli in un campo di calcio vuoto dà l’idea di avere gli occhi di tutti addosso, del massaggiatore, dell’ inserviente, del custode. Ma nessuno mi ferma e allora proseguo.

 

La bandierina del calcio d’angolo. Valutare la traiettoria della palla, calibrarne la parabola di modo che termini sulla testa del centravanti dev’essere cosa che va al di là della pura soddisfazione, credo sfoci nella gioia. A me sono sempre piaciuti i corner a rientrare, quelli che nessuno può prevedere dove finiscano e fanno impazzire i portieri; poi ci sono quelli che vanno direttamente in porta e io farei un inchino al giocatore che li ha calciati e alla palla che ha seguito i suoi ordini.

 

E’ arrivato l’arbitro, il presidente della squadra di casa lo accompagna nel sopralluogo.
“Ci siamo fatti il culo stamattina a fare le strisce ma ora non si vede più nulla, abbiamo livellato il campo con le pale.”
Quello non è un campo livellato, è un campo del sud dove tutti si aspettano che non piova e se piove dev’essere un’ acqua che non faccia danni nemmeno a un campo di calcio di ghiaietto per di più mal livellato. E’ un campo del sud, dove tutti si aspettano che le cose vadano bene per il fatto stesso di trovarsi al sud che già è povero e non dovrebbe aggiungersi anche la pioggia a complicare le cose ma nemmeno per scherzo che qui già abbiamo i nostri problemi che quando c’è il sole e hai la sabbiolina sotto ti pare di giocare in paradiso ma quando piove è l’inferno e qui al sud l’inferno non ci dovrebbe essere anche se oggi piove e c’è.
L’arbitro fa rimbalzare la palla che affoga. “Ma no guardi che si può giocare…” dice il presidente.
L’arbitro dubita e scuote il capo: “Chiamerò in federazione, vediamo cosa dicono”
Si allontanano.

 

Qui c’è una chiazza d’erba, la vita è sempre più forte della morte che è vero alla fine vince ma un po’ gli rode di non riuscire a debellare questa vita che appena può fà capolino dalla ghiaia, da una palude, dà un legno marcio, da un utero, da un bacio ben dato.
Se tutto il campo fosse così si potrebbe almeno sperare in una rinascita, forse un giorno potrà essere una distesa verde dove affondare i tacchetti e anche le rovesciate verrebbero meglio, e i takle e le capriole dopo il goal. Invece è una chiazza isolata come quando vedi la Terra dall’alto, con l’equatore verde e il deserto sopra e sotto.

L’arbitro ha detto no, che non si può giocare e che i ragazzi possono anche cambiarsi. Il presidente della squadra di casa allarga le braccia. Ora sono tutti negli spogiatoi, le porte chiuse, in riunione con i rispettivi allenatori che non si sa cosa abbiano da dire nel post partita di una partita che non c’è stata.

 

Fuori c’è un pallido sole; il campo pare ancor di più una pista d’aeroporto, di quelli di frontiera con la pista fatta per gli atterraggi d’emergenza e invece gli aerei ci atterrano che è una bellezza con solo il carrello che sobbalza quando tocca il suolo, ma poco.

E a me pare di vederne uno con l’elica che fa “Vrrr… Vrrr” rullare sulla pista e io lo prendo a volo e saliamo e facciamo un giro sul campo, in alto ma così in alto da vedere le montagne e dietro di loro il mare.

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