ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Emmanuelle e io

La locandina di Emmanuelle mi capitò davanti che avrò avuto 13 anni e nessuna erezione consapevole. Era affissa al muro del Cinema Roma e fu una cosa nuova per me. Non che non sapessi come erano fatte le donne che i fumetti giravano a iosa ma quell’immagine aveva qualcosa di più. La raffigurava seduta su una poltrona di vimini, i capelli corti neri come gli occhi, le spalline discese sui fianchi a scoprire i seni, al collo un giro di perle; aveva le gambe accavallate, la sinistra del tutto scoperta, la destra celata dagli orli del vestito.
Io piccolo con il naso all’insù a guardarla, lei austera a guardarmi come se avesse voluto conoscermi da sempre e ora che era successo non volesse perdersi nulla di me.
Avevo davanti la prima donna vera non come quelle disegnate, con le tette sempre grandi e i fianchi circolari; ne restai rapito. La gambe, più di tutto mi intrigavano le gambe, accavallate e chiuse come un mistero. “ Aprile” le avrei detto con il cuore in gola e lei le avrebbe aperte in un pomeriggio in cui il primo spettacolo ancora doveva cominciare. E le avrei parlato come si parla alle donne vere: ” Dove ce ne andiamo…” “Al mare” “Al mare si”. E le avrei chiesto del modo che aveva di guardarmi, del suo corpo così attraente, delle scuole fatte; poi le avrei detto cosa avrei voluto fare da grande, ma niente le avrei detto della prima erezione consapevole che mi aveva provocato.
Spesso mi sono chiesto cosa resta di ciò che è stato, degli struggimenti, delle tristezze, delle gioie date e ricevute, delle energie spese a far battere per qualcosa o qualcuno il nostro cuore; se tutto debba per forza scorere come legno nella corrente o se abbiamo modo di fissarlo in qualche modo, ormeggiare l’accaduto a noi stessi, tenercelo caro e andare avanti, verso la foce e poi alla deriva insieme.
Sylvia Kristel è morta qualche giorno fa a 60 anni stroncata da un tumore alla gola. Per come sono fatto avrei voluto starle vicino in questi ultimi giorni:
“Ti ricordi di me, sono quello del cartellone, fuori il Cinema Roma”
“Si mi ricordo”
“Dove vuoi che ti porti ora”
“Al mare, andiamo al mare”
“Si andiamo al mare” e lì l’avrei portata.

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2 pensieri su “Emmanuelle e io

  1. m. in ha detto:

    non ho mai visto quel film, ma ricordo quanto fossi intimamente sconcertata dal
    divergere dei miei pensieri rispetto ad un’impressione – allora – indecifrabile.
    una certa impostazione familiare mi spingeva a deprecare la cosa, ma osservando
    quella donna sulle pagine dei rotocalchi dell’epoca – il biancore della sua pelle,
    le forme minute prive di qualsiasi aggressività, lo sguardo malinconico – non
    riuscivo nell’intento. ora, riesco a delinearne meglio la ragione: ha molto a che
    fare con una sorta di solidarietà femminile. ‘che la bellezza altrui non può mai essere colpa
    m.

    p.s. alla tua domanda (cosa resta?) se non fosse retorica io risponderei: piccoli, deliziosi racconti come questo.

  2. Si, non aveva nessuna carica erotica apparente, pareva piuttosto una normale studentessa che al ritorno dalla scuola si mette in libertà. Ma si sa, le cose che non si vedono valgono quasi sempre doppio rispetto a quelle si vedono o almeno così era per me. Grazie.

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