ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

La potatura della vite a Guyot

Ora che le foglie sono appese a un filo è il momento di potare la vite. Ora e non prima se non vogliamo vedere la linfa sgorgare dal taglio che per fermarla dobbiamo spalmarlo di resina. Ora, perché la pianta si raggomitola in attesa dell’inverno e qualunque cosa le facciamo non arrecheremo danno, anzi ci sembrerà di operare su un legno secco.
Mi chiedo talvolta se esista una cosa (di quelle che ci interessano) che possiamo lasciar libera, senza vincolo o intervento alcuno e aspettarci da essa delle gratificazioni. Ebbene non credo ci sia se non in maniera sporadica; credo anzi che nessuna gratificazione possiamo aspettarci se non la meritiamo, se in qualche modo non ne diventiamo partecipi. Alcuni la chiamano cura, altri possessività; credo invece sia questione di pressione esercitata; la stessa che eserciterò oggi sulle forbici da pota.

Il vigneto degrada verso sud con una lieve pendenza e affaccia sul mare. In realtà non gli è vicinissimo ma camminando puoi arrivare a riva, fare un tuffo e tornare qui con il costume ancora bagnato; d’estate arrivano fin qui gli echi dei bagnanti, a novembre a ricordarlo non c’è che quel bordo più scuro che vedete laggiù prima che cominci il cielo.

Quest’anno poterò la vite a Guyot; salverò due soli tralci eliminando gli altri. E’ una tecnica sufficientemente semplice ma come spesso accade a confidare troppo nelle parole succede che le cose le ingarbugli così mi aiuterò con qualche immagine.

Quello che vedete è un vitigno Malvasia bianca di tre anni. Dobbiamo mettere ordine in questi tralci, dargli un senso che non sia solo quello della libera crescita che se così fosse di uva non ne raccoglieremmo un grappolo che tutte le energie la pianta le spenderebbe per nutrire i cinque e passa tralci. Dovremo individuare quindi una viabilità orizzontale, magari parallela al primo filo, che consenta ai due tralci prescelti di crescere senza invadere il filare.

Eccoli i tralci che ci interessano, li indico col dito, tutto il resto possiamo eliminarlo. I tagli dovranno sempre essere netti e puliti e fatti su legno max di due anni. Ciò faciliterà la chiusura delle “ferite”. Tagli su legno più vecchio faranno fatica a cicatrizzare.

Ne resteranno due perfettamente allineati lungo il filo. Il tralcio che corre verso sinistra dovrà essere tagliato all’altezza di 5 gemme e sarà il nostro “capo a frutto” cioè quello che darà i grappoli. Quello di destra è il cosiddetto “sperone “ e lo taglieremo corto a due gemme. Il prossimo anno da una sua gemma trarremo il nuovo “ capo a frutto” dall’altra il nuovo sperone. Una curiosità: lo sperone dalle mie parti si chiama anche “risico” cioè rischio; lo utilizzeremo se un qualche accidente rendesse inservibile il “capo a frutto”

Semplice, complicato? Facciamo un altro esempio.
Questo vitigno è un moscato bianco. Anche qui dovremo individuare un “capo a frutto” e uno “sperone. Vediamo un po’, quali scegliereste?

Io ho scelto quelli indicati, a me paiono vigorosi e sufficientemente allineati.

Elimino tutti gli altri sempre con tagli netti; lascio anche qui un tralcio verso sinistra che darà l’uva e uno sperone a destra. Non resterà che piegare il capo a frutto e legarlo lungo il filo metallico. Fate attenzione, se il tralcio è ancora verde è facile che si spezzi. Siate delicati, curvatelo piano; è una questione di pressione lo sapete, e qui ci vuole poco più di una carezza.

A potare ho cominciato da una settimana; sette, otto viti al giorno, nei pomeriggi coi rimasugli di sole. Quando avrò finito il vigneto sarà un cimitero disadorno, ma vedrete cosa succederà ad aprile. Non crederete ai vostri occhi.

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2 pensieri su “La potatura della vite a Guyot

  1. Stai creando troppo secco per le vie linfatiche; così facendo la pianta non supererà facilmente i 25 annni di età.

  2. Forse hai ragione, forse no; consentimi di essere ottimista.
    Detto tra noi già se li sfiorasse sarei contento, ancor di più lo sarei se i prossimi 25 potessi sfiorarli anch’io e magari superarli. Bentrovata.

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