ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Della vita e della morte

Oggi sono caduto. Da una scala a quattro metri d’altezza mentre campionavo l’acqua di un circuito di raffreddamento; quando l’ho sentita scivolare sotto i piedi ho provato a trattenerla ma non ci sono riuscito e la scala è scivolata del tutto; allora mi sono aggrappato al bocchettone da due pollici ma solo per un secondo, le braccia non mi hanno retto e sono caduto. All’indietro, mi ha detto chi ha assistito alla scena dalle telecamere a circuito chiuso, come uno scalatore che perde la presa.
Non ho battuto il capo né subito traumi se si eccettua uno al gomito di lieve entità. Una cosa da nulla quindi ma che ha suscitato in me una marea di pensieri; i primi, della durata di un micro secondo, già mentre cadevo.
Mi è venuto in mente che non era giusto morire cosi; non era giusto morire a tradimento, senza poter far più nulla di quello che avevo in animo di fare nelle prossime ore, nei prossimi giorni. Non era dignitoso precipitare da una scala, non era una morte onorevole. Cosa avrebbero scritto i giornali locali: “Stimato tecnico scivola ingenuamente con la scala e muore”
E’ morto, non c’è più. Il concetto dell’assenza eterna per uno abituato a esserci e a portar pesi ha i toni della beffa. Sciocco; come se senza di me il mondo si fermasse, come se quello che faccio fosse davvero insostituibile o del tutto mio. Sciocco due volte; è un’illusione, nulla è davvero nostro; portatori d’acqua questo siamo, staffette con null’altro compito di tramandare un seme, un messaggio, un appunto di diario. Va bene ma comunque sia morire così no, è da fessi non da uomo libero. Avrei preferito che so essere avvisato: “Preparati vengo a prenderti domani alle 6”. E io mi sarei preparato, avvisato i miei, dato l’acqua al cane e finito di potare la vigna. Tutto in ordine avrei lasciato. Flash, tanti flash mentre cerco una posizione che attutisca l’impatto, ma ho il tempo solo di pensarla.
E come sarà il mondo senza di me; avranno senso le cose se non le potrò più guardare? E le persone che lascio? Quante di esse piangeranno e per quante sarò prestissimo un ricordo. “Chi, quello con la spocchia da professorino? E quando è successo. Da una scala! Che morte da fesso”.
“Ma com’è che Marcovaldo non scrive più…”
”Drin drin” squilla a vuoto il telefono,”Drin drin…”. “Quel bastardo quando lo cerchi non risponde mai” “Drin drin, drin drin”.
Vedo la sommità del serbatoio che si allontana, il tetto del capannone, le cose all’incontrario. Il cemento, quando arriva il cemento, quando la fine, questo volo non finisce mai, mi farò male,facciamola finita, no ce la posso fare…
Tump. Impatto contro un fusto di plastica caracollo a terra, rotolo, mi fermo vicino a una ramazza. ”Tutto bene dottore?” “Tutto bene”. Mi alzo e tolgo la polvere di dosso.

Navigazione ad articolo singolo

Un pensiero su “Della vita e della morte

  1. Arturo tauro in ha detto:

    Bellissimo post, grazie per aver condiviso la sua brutta esperienza. Al posto suo, io aprirei una bella bottiglia di champagne e andrei in un ottimo ristorante a cena con i miei pochissimi cari, per festeggiare lo scampato pericolo! Spesso dicordo le parore di Gandhi: “..tutto quello che facciamo è insignificante, però è importante farlo”.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: