ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

La bancarella di Emiliano

Tanta gente in attesa mi colpisce, questa è l’unica bancarella con la fila. Mi avvicino e resto ancora più sconcertato, sul banco non c’è niente, ma niente di niente. Gli astanti aspettano in silenzio, ogni tanto qualcuno strombazza, come i galli nel pollaio che fanno chicchirichì per questioni di gerarchia.

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– Sono qui dalle quattro e mezzo, lei è venuto dopo di me! – dice una signora a un tizio che le pare voglia passare avanti.
– Si, si ma non dopo le cinque meno un quarto… – risponde quello cautelandosi che il suo turno non potrà essere troppo lontano da quello della signora.
– Ma chi aspettano? – chiedo a uno che come me guarda la scena.
– Aspettano Emiliano con il pesce, tutti i giorni è così; le altre bancarelle aprono prima ma guardi sono deserte, la gente si mette in fila e aspetta che apra Emiliano.
– Ma perché il pesce che vende è diverso?
– Non si sa, chi dice di no, chi di si, certo è che lo compra dagli stessi pescherecci da cui lo comprano gli altri, nella stessa asta, eppure…
In effetti è vero, le altre bancarelle sono colme di pesce ma deserte con gli ambulanti a contendersi i pochi che non fanno la fila qui; mentre li servono buttano lo sguardo di qua a maledire Emiliano per come li ha ridotti che se gli venisse un colpo mentre guida l’apetta non piangerebbe nessuno anzi farebbero una festa vera.

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Ma nemmeno oggi il colpo a Emiliano è venuto che anzi “brum brum” arriva con l’apetta carica di pesce.
– Buonasera a tutti! scampanella col vocione mentre sistema i cassettini sul banco.
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– Emiliano è questa l’ora di venire, sono qui dalle quattro e mezza! – ripete la signora per dare ulteriore ufficialità al già noto diritto di precedenza. – Mi dai un chilo di triglie, quelle grosse!
Riempie tutto il banco Emiliano; triglie, merluzzi, calamari, polpi, alici, gamberi, canocchie.
– Tocca a me! Emiliano mi fai mezzo chilo di calamari, e un chilo di alici…
– Emiliano un quarto di gamberetti!
Prende, incarta e pesa Emiliano. Brandisce i polpi palpitanti e li mostra ai presenti; i tentacoli sussultano, si inarcano, cercano un vano appiglio prima di finire sulla bilancia. Anche gli occhi vitrei delle alici mostrano stupore; s’aspettavano si di essere mangiate, ma non da tanta gente in coda.

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– Chi vuole risparmiare vada da un’altra parte! – tuona Emiliano sotto i baffi da tricheco ma nessuno si sposta. Un gatto grigio gli fa le fusa, Emiliano prende due merluzzetti e glieli lancia sotto il banco.
Sopra è ancora tutto un frastuono.

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