ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

L’ inverno di qui

Il sole non spacca più le pietre e nessuna cicala urla nella canicola; è inverno anche qui.
Vado a braccetto con l’inverno, forse per comunanza di carattere o d’intenti ci facciamo compagnia. D’altra parte i clamori dell’estate dopo un po’ mi stancano, ho bisogno di prendere fiato anzi ho bisogno di sentirlo il fiato, sentire il suo ansimare mentre attraverso un campo freddo la domenica mattina.
E’ la stagione dell’ascolto, del confronto silenzioso; anche lo spazio pare bidimensionale, un fondale dipinto; non un volo lo fende, non un gesto, nemmeno il moto languido della foglia che cade. Tutto è già successo.

Un albero di gelsi bianchi; fiorirà ad aprile e i frutti li darà a luglio. E’ giovane e slanciato, dovrò decidermi a potarlo che ogni anno si fa più alto.
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Dà gelsi bianchi come la neve, delicatissimi. Da bambino salivo su un gelso nero gigantesco, i rami grossi come case; macchiavano eccome se macchiavano, scendevo con la maglietta rosso sangue colpita da mille mitraglie. “Ahhh…” facevo e rotolavo agonizzante.

E’un inverno senza neve; è rara qui e quando scende le facciamo fotografie. Forse è un bene; la neve maschera, rimuove le realtà, la rende in qualche modo rassicurante, caritatevole. Quando non c’è tutto è più scarno e ruvido, tetro a volte, reale sempre. L’erba giallastra e flaccida, i rami ossuti, il legno morto caduto al suolo rendono intera l’immagine della distruzione; per quale castigo, per quale vendetta oscena un albero rigoglioso deve ridursi così, larva di legno e artigli.

Un fico. D’estate vengo la mattina presto a raccoglierli, li poggio in un cesto delicatamente.
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Alcuni li mangio qui, hanno la morbidezza turgida di una bocca di donna o di qualche altra cosa che sempre le donne hanno. Con quelli in più faccio marmellate per l’inverno. Togliere la buccia, metterli in pentola e far cucinare fino a che la polpa scorre lentissima dal cucchiaio; zucchero, niente più.

In inverno la natura non si vede, si pensa. Dove va la vita, in quale angolo di tronco si rannicchia, sotto quale sasso o corteccia si ripara? Impareggiabile modo di sopravvivere senza dubbio. L’amo per questo l’inverno, per il calore latente che pure tiene in vita, per questi spazi liberi su cui costruire; un libro bianco su cui mi piace scrivere, disegnare rami, immaginare tralci nuovi, annodare un futuro perché su cos’altro si può ben costruire se non sulla desolazione. La vita la ami di più quando è latente, quando devi cercarla; e il cercarla è già vita.

Le viti. Potate e ben sistemate paiono dormire come bambini nelle culle; non ci passerò in mezzo che a marzo, a concimarle e poi a legarne i germogli.
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Tutto è vuoto, tutto tace; solo un pallido sole nell’inverno di qui.

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2 pensieri su “L’ inverno di qui

  1. Mi piace seguirti nei campi, è bello l’inverno che descrivi…

  2. e qua è neve invece…tanta in questi giorni…niente sole, solo silenzio…

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