ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Un fax

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Avanzava nella penombra del corridoio trascinando qualcosa che sembrava un grosso topo.
– Papà cos’è questo?
– E’ un fax.
Era uno dei miei primi fax, accantonato chissà perché nel ripostiglio e ora venuto alla luce per quegli strani scherzi del tempo che nulla o quasi lascia sepolto delle cose umane.
– Cos’è un fax?
– E’ un apparecchio con cui puoi inviare parole scritte o disegni a un altro apparecchio simile; trasforma la pagina in un segnale elettrico, la fa viaggiare dentro ai fili del telefono, quando arriva a destinazione la riconverte in segnale analogico e stampa una copia della pagina inviata così da poterla leggere.
– Non ho capito come fa la pagina a entrare di qua e uscire dall’altro telefono.
– Possiamo aprirlo, forse riusciamo a scoprire come fa…
– Si, apriamolo!
C’è un qualcosa di compulsivo che mi spinge a smontare le cose; ad aprirle appunto. Forse perché così le cose vengono alla luce, si denudano, si svelano. Ho sempre pensato che smontare qualcosa equivalga in qualche modo a disinnescarla, come togliere l’ogiva a una mina o il timer a una bomba ad orologeria; già, cosa sarebbe una bomba ad orologeria disinnescata? Un orologio forse anche grazioso, fili elettrici rossi e azzurri, inutile esplosivo.
Ecco, forse disassemblare vuol dire ricercare un’ armonia primigenia, ma anche andare a fondo come una lama nell’anguria, o scendere in un pozzo; e poi che bello dare dignità ai vari pezzi, guardarli che pochi prima di te l’hanno fatto, farli sentire importanti.
Se smontassi pezzo pezzo un’ automobile la prima cosa che farei sarebbe un’ altalena con i copertoni delle ruote; i pistoni nei cilindri li muoverei a mano per vedere come salgono e scendono; il punto morto inferiore e quello superiore, uno dei movimenti più belli della meccanica.

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Volano le viti, si smembrano le schede, si svelano i misteri; ecco il rullo per la carta termica, qui il microfono, qui l’altoparlante.
– Passami il cacciavite a stella, metti da parte la bobina che dentro c’è una calamita, ci può servire. Ecco ora svita tu. Non così, al contrario. – Ride.
– La scheda sembra una città dall’alto!
E’ vero, sembra una città vista dall’alto; ci puoi vedere le case, le piazze con le fontane e i campi di calcio con gli spalti; i condensatori sono serbatoi d’acqua e i diodi fabbriche metalmeccaniche con le ciminiere che fanno fumo.

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– La tastiera che bella! – prova a comporre un numero poi prende in mano quello che rimane della cornetta:
– Pronto, pronto c’è nessuno?
Con la pinza estraiamo gli ultimi fili dai connettori. Ora il fax è un dinosauro ossuto che non muove nemmeno più la coda. O forse si? Falso allarme, era la mascherina che scivolava sul legno lucido del tavolo. Il suo ultimo orgoglioso respiro.

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Un pensiero su “Un fax

  1. Per me questi sono prodigi inafferrabili (forse l’unica cosa che potrei inventare è una storia, e nemmeno quella troppo complicata).
    Lode alle invenzioni tutte, ai loro autori e chi come te ne coltival’interesse, con la perenne curiosità di scoprire quello che c’è dietro.
    Abbraccio

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