ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

La stanza degli amanti

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Mi avevano interpellato per certi problemi che a loro dire presentava l’impianto di acqua sanitaria. Era un albergo di quelli che definiremmo senza pretese, ma decoroso e pulito; tre piani, una cinquantina di camere e quattro torrioni merlati stile medioevale a cingerne gli spigoli.
Giù alla reception parlai con il direttore, alla fine convenni che fosse il caso di prelevare dei campioni così salimmo; scegliemmo la stanza 111 e la 211 poi arrivammo al terzo piano per l’ultimo campionamento. Qui alla fine del corridoio notai una camera che ritenni la più distale rispetto ai serbatoi dell’acqua per cui proposi:
– L’ultima analisi la facciamo lì.
– Ah nella stanza degli amanti…
Mi disse che era una camera riservata per abitudine alle coppie di passaggio.
– In genere sono coppie clandestine in cerca di intimità, amanti con poche ore a disposizione, un rapporto, una sigaretta, il tempo di una doccia e via; in estate abbiamo problemi ad averla libera ma in inverno questa è la loro camera.
Era uguale alle altre se non per il tono più sbiadito del copriletto e la minore ariosità; i comodini erano ben puliti, così l’armadio e gli altri arredi; una poltrona costeggiava il letto.
Aprii il rubinetto del lavabo poi quello della doccia e feci scorrere l’acqua; il direttore si mise da un lato forse pensava che mi sentissi a disagio, ma non lo ero. Quella stanza era piena di vita; sentivo i sospiri, le risate, vedevo le lacrime scendere, i corpi sovrapposti, le spalle nude, la pelle cosparsa di baci, la carne, gli abbracci disperati, le grida liberatorie, le bocche a cercare aria, le mani intrecciate, le smorfie, il senso del peccato, gli occhi proiettati verso chissà quale spiraglio di cielo.
E le voci, mi sembrava di sentire anche quelle…
– Basta ti prego basta…
– Non andare, non ancora, guarda dal balcone si vede il mare…
Dal balconcino semiaperto si intravedeva uno spicchio di mare e ora che era mezzogiorno entrava una buona luce. Flambai il rubinetto, prelevai i campioni e uscii.

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