ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Una foto alla pozzanghera

230220131594

Il fatto che stessi fotografando verso il basso aveva fatto avvicinare una signora; probabilmente pensava stessi inquadrando una buca sull’asfalto invece fotografavo una pozzanghera in cui si riflettevano i terrazzi e le antenne tv.
Fotografie. Che senso hanno, quale molla mi spinge, la borsa in una mano il telefonino nell’altra, a cercare la migliore inquadratura e scattare?
Certo non il fermare il tempo (ben misero stratagemma sarebbe) né per ripescare tra un decennio i vecchi scatti stile amarcord; i miei non li riguardo quasi mai come quasi mai rileggo le cose che scrivo (avete mai visto un uccello migratore guardarsi indietro mentre vola dall’Africa alla Francia?). Non so quindi da dove viene questa passione non ne conosco il senso, so che ci sono soggetti banalissimi che passano davanti inosservati altri altrettanto banali su cui il mio sguardo si posa restandone attratto. Forse c’entra in qualche modo il concetto di costruzione; mi attraggono le prospettive che richiedono in qualche modo una costruzione, una preparazione; che chiedono di essere scoperte, denudate, rese palesi; come questa pozzanghera con i terrazzi, le antenne e una carta di caramella che galleggia. Il contorno tenue, le tonalità morbide, mi pareva un edificio in prossimità del paradiso, per questo l’ho fotografato.
Sto imparando ad apprezzare i temi legati all’interazione tra uomo e ambiente, ad esempio le città, gli arredi urbani, i porti, le coltivazioni. Non credo infatti che le cose vadano fotografate per il fatto che esistono; un panorama, un tramonto o un canneto non hanno senso se in qualche modo non li rendiamo nostri, se non diamo loro un valore aggiunto; così delle volte basta girarci intorno, squadrarne il lato buono (quello che noi pensiamo sia il loro lato buono) e fotografare da lì. C’è una sola posizione per cui la foto che stiamo scattando sarà una buona foto, non ce ne saranno altre.
Lo scatto dunque come costruzione, come elaborazione di un qualcosa che prima non c’era vista da lì; qualcosa affiorata solo dopo una comunicazione tra osservatore e soggetto. Costruzione, elaborazione, comunicazione, termini che indicano movimento; la differenza tra una foto e una buona foto è tutta lì, in quel dialogo singolarissimo e pieno di corrispondenze che si intrattiene con l’immagine prima dello scatto.
– Facevo una foto alle case riflesse nella pozzanghera, signora.
– Ah…

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