ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Le viti di qui

L’inverno sedimenta le mie forze, diventa un buen retiro utile a leccarsi le ferite e ragionare di questo e di quell’ altro, magari dietro una finestra o sotto un portico mentre fuori piove. Ma se la vita ha un senso è per il tributo di fatica che richiede così che il rialzarsi mi è sempre piaciuto più del riposo.
Le viti hanno germogliato ma la pioggia mi ha impedito di mettere piede nella vigna; ora che ha smesso bisogna concimare la terra e rivoltarla con la fresa. Nei filari l’erba è alta, troppo per non restare impigliata tra le zappette così approfitto del pomeriggio di sole per falciarla; oltre a fare da concime formerà una coltre anaerobica che impedirà l’ingresso di luce e ossigeno così le malerbe non germoglieranno. I tralci fino a ieri sommersi dal trifoglio emergono a nuova luce; l’erba tagliata è un tappeto morbido che odora di umido.
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C’è il sole, il terreno asciuga presto. Con la zappa rivolto il terreno attorno ai tralci dove nessuna motozappa può arrivare senza danneggiarli. Ogni colpo è un tonfo, la lama affonda, la terra nuova emerge. Amo in maniera particolare questo attrezzo, mi piace la catena di muscoli che mette in tensione, l’arco che disegna mentre si libra nell’aria e l’impatto risolutivo con il terreno.
Alla fine quattrocento viti sono vangate, una linea sottile di terra fresca percorre i filari.
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E’ il momento di fresare. Quest’anno la “vecchia” mi ha fatto penare; prima la sostituzione del collettore di aspirazione dell’aria, introvabile dai ricambisti e recuperato da un demolitore, poi il carburatore; la vecchia Formica 2T si è fatta desiderare ma quando la metti in marcia e la vedi danzare tra le zolle pensi che è valsa la pena starle dietro e anche lei lo pensa visto come si mette in posa per farsi fotografare.
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Lavoro con la prima marcia; meglio andare piano e rivoltare la terra in profondità che andare veloce e rimescolare appena il terreno. Attenti ai tralci, colpirli vuol dire vanificare il lavoro di anni, attenti anche ai sobbalzi. Lungo ogni filare ci passo tre volte di modo che la terra ne esca frantumata e il concime ben disperso da scomparire alla vista. Quando ho finito il vigneto ha una luce nuova e i colori saturi.
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La vite durante l’inverno ha riposato, ma ora ha già messo i primi germogli; presto si arrampicheranno sui fili e dovranno essere legati, poi il rame e lo zolfo ogni settimana, i primi grappoli dagli acini piccolissimi; tra i giovani tralci faranno il nido i merli. Le foglie diventeranno grandi a prendersi tutti i raggi del sole, alcune quando tira il vento faranno “frrrrrr…”, sembrerà ci cantino una canzone.
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Un pensiero su “Le viti di qui

  1. La Dona in ha detto:

    ricomincio da qui:

    http://undicesimocapitolo.wordpress.com/

    buona serata 🙂

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