ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Archivi per il mese di “giugno, 2013”

Porto vecchio

Una linea di riva ha senso se la vedi come un filo da seguire. E’ un percorso di conoscenza, una sorta di maturazione interiore, e allora non avere paura se alla rassicurante battigia si sostituisce la falesia orrida o gli scogli aguzzi su cui mai metteresti i piedi; fallo invece e dopo un promontorio potresti incontrare un porto vecchio come il mio con barche e barchette e i pescherecci che escono la notte e rientrano il pomeriggio.
E’ una darsena riparata a levante ma non a ponente così lo scirocco la prende d’infilata e più d’uno ho visto guardare la propria barca andare a fondo senza potere far nulla se non recuperare quanto rimasto a galla; relitti ora sono che quando l’acqua è cristallina ne vedi gli scalmi e i legni di poppa ricoperti di alga e pesciolini e granchi a perlustrare i gavoni. Il mare non lascia traccia dietro di sé, né lo si può abbracciare o stringere; nemmeno la mera deriva ci può salvare; una direzione, giusta o sbagliata, bisogna tenerla.
La mia barca per ora è a galla, forse per una sorte bonaria di cui sono inconsapevole e che ancora non mi ha voltato le spalle; così tutt’ora mi affanno a regolare le cime e a controllarne l’ormeggio ma quando il mare vorrà, già so, la spazzerà via; mi dicono c’è stato un anno che tutte le barche di qui il mare le ha sollevate e lanciate sulla strada e nessuna si è salvata.
Il porto vecchio che per tutta la mattina è rimasto deserto il primo pomeriggio si anima; prima i più vecchi (piuttosto che averli in casa le mogli li mandano giù al porto), poi i curiosi, i gatti e le donne dei pescatori; aspettano l’arrivo dei pescherecci.
Mi piace il concetto del ritorno; vuol dire che il viaggio è compiuto, la scommessa vinta, che ne valeva la pena.

Sempre devi avere in mente Itaca
raggiungerla sia il pensiero costante.
Ma soprattutto, non affrettare il viaggio:
fa’ che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
tu metta piede sull’isola

raccomanda ad Ulisse Costantinos Kavafis.

Un punto appena percettibile all’orizzonte; un ragazzo che parlotta con l’amico guarda quel pulviscolo di gabbiani lontano e lo identifica subito. “E’ tornato papà” dice, poi salta sul barchino e si dirige verso il centro della rada per dare assistenza al peschereccio del padre che è tornato.

060620131933

Giugno

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Mi piacciono le cose che cominciano, addirittura quelle che debbono ancora cominciare; non che quelle in itinere siano meno gradevoli ma il muovere lo sguardo verso qualcosa di arioso che sta per succedere mi affascina.
Per questo mi piace giugno. E’ il mese in cui l’anno si capovolge, resta appeso per un attimo e poi ricade all’incontrario; è proprio quell’attimo che mi piace, quel momento precisamente quantificabile (sono giorni, forse solo ore) in cui l’estate ci appare davanti. Tutto deve ancora avvenire a giugno, i cronometri indicano lo zero, i bicchieri sono pieni; l’attimo prima della partenza.
L’aspettativa, l’attesa, la sensazione positiva che comunque vada sia stato giusto provarci, sia stato giusto vivere che la vita non merita rese, non merita abbandoni e tutto quello che ci capita è perché in qualche modo ci è stato consegnato e dobbiamo prenderla come una sorpresa, sempre, che quello che verrà lo avremo creato noi e non può essere che bello e piacevole magari fino alla fine o forse fino a metà, o solo all’inizio ma fa nulla, viviamo per lanciare sassi, fare piroette, osare, essere noi stessi,ridere piangere; viviamo per sentire il nostro cuore che batte, non importa se in compagnia perché nessun cuore batte in funzione di un altro, batte e basta anche se sentirne due assieme non ha prezzo.
L’attesa, l’aspettativa; in quello che faccio c’è un solo istante in cui entrambe raggiungono il culmine; prima e dopo non è più la stessa cosa. Nella pesca è l’attimo in cui il piombo tocca l’acqua prima di inabissarsi; in campagna il momento in cui il seme affonda nel terreno e qui su WP l’istante in cui pubblico il post, quello in cui lo libero. Ecco allora che l’attesa, l’aspettativa non sono spazi vuoti o immoti, piuttosto trampolini da cui effettuare tuffi, piste ben battute da cui decollare. L’aspettativa come si vede  presuppone una costruzione solida, nulla possiamo attenderci che non abbiamo predisposto o adeguatamente immaginato.
Giugno, la fine della scuola, le vacanze, i gelati, la pelle al sole; le ragazze con gli shorts  sono tulipani al vento.
E’ poi la luce, la grande luce di questo giugno 2013 dove le ombre già paiono cercano vanamente riparo; oggi  mi dissetavo da una bottiglia,  i riflessi del sole sul vetro erano abbacinanti. Sensazione di stordimento e di pienezza assieme.

Un uomo in barca

090620131947

Non sono stati mesi facile quelli passati; per un verso o per un altro ho avuto sempre qualcosa da inseguire spesso più veloce di me così il tempo è passato tra ricerche di scorciatoie, accelerazioni e brusche frenate.
Eppure sono ancora qui, forse più stanco e cinico ma ancora qui a cominciare una nuova stagione di pesca. Avrei voluto farlo prima ma il meteo ci ha messo del suo e ora il vento ora la pioggia mi hanno fatto desistere. Ieri invece le previsioni erano buone così ho fatto rifornimento di gasolio, sistemato canne e lenze e preso le esche.
Eppure anche stamattina all’alba giù al porto c’era pioggia, una pioggerellina leggera che quando l’ho vista mi è venuto da sorridere per questa sorta di sfida che anche oggi sembravo aver perso; ma al bar mentre prendevo il caffè aveva già smesso così ho preso il largo.
Di nuovo in barca dopo un anno; è una sensazione strana almeno lo è per me. Abituato ad avere una strada davanti ora non ne ho nessuna eppure mentre mi tengo in equilibrio e reggo il timone mi pare di andare verso un appuntamento stabilito, un ritorno alle origini, di indossare un abito della mia misura. Rotta 105°, l’orizzonte dopo l’alba è una lama tagliente; io gli vado incontro.

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