ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Porto vecchio

Una linea di riva ha senso se la vedi come un filo da seguire. E’ un percorso di conoscenza, una sorta di maturazione interiore, e allora non avere paura se alla rassicurante battigia si sostituisce la falesia orrida o gli scogli aguzzi su cui mai metteresti i piedi; fallo invece e dopo un promontorio potresti incontrare un porto vecchio come il mio con barche e barchette e i pescherecci che escono la notte e rientrano il pomeriggio.
E’ una darsena riparata a levante ma non a ponente così lo scirocco la prende d’infilata e più d’uno ho visto guardare la propria barca andare a fondo senza potere far nulla se non recuperare quanto rimasto a galla; relitti ora sono che quando l’acqua è cristallina ne vedi gli scalmi e i legni di poppa ricoperti di alga e pesciolini e granchi a perlustrare i gavoni. Il mare non lascia traccia dietro di sé, né lo si può abbracciare o stringere; nemmeno la mera deriva ci può salvare; una direzione, giusta o sbagliata, bisogna tenerla.
La mia barca per ora è a galla, forse per una sorte bonaria di cui sono inconsapevole e che ancora non mi ha voltato le spalle; così tutt’ora mi affanno a regolare le cime e a controllarne l’ormeggio ma quando il mare vorrà, già so, la spazzerà via; mi dicono c’è stato un anno che tutte le barche di qui il mare le ha sollevate e lanciate sulla strada e nessuna si è salvata.
Il porto vecchio che per tutta la mattina è rimasto deserto il primo pomeriggio si anima; prima i più vecchi (piuttosto che averli in casa le mogli li mandano giù al porto), poi i curiosi, i gatti e le donne dei pescatori; aspettano l’arrivo dei pescherecci.
Mi piace il concetto del ritorno; vuol dire che il viaggio è compiuto, la scommessa vinta, che ne valeva la pena.

Sempre devi avere in mente Itaca
raggiungerla sia il pensiero costante.
Ma soprattutto, non affrettare il viaggio:
fa’ che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
tu metta piede sull’isola

raccomanda ad Ulisse Costantinos Kavafis.

Un punto appena percettibile all’orizzonte; un ragazzo che parlotta con l’amico guarda quel pulviscolo di gabbiani lontano e lo identifica subito. “E’ tornato papà” dice, poi salta sul barchino e si dirige verso il centro della rada per dare assistenza al peschereccio del padre che è tornato.

060620131933

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