ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Io alla guerra

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Una vecchia sedia di legno tra i massi calcarei all’ombra di un pino, tra le mani una copia di “Sturmtruppen”; questo pomeriggio d’agosto mi riposo su un versante di una collina, il mare azzurro sotto, alla stessa quota dei gabbiani.
Poco più in basso i ragazzi giocano con gli amichetti, le loro grida scoppiettano; le voci delle donne sedute al tavolo diventano cantilena, il sottofondo al mio dormiveglia.
Siamo armati dell’essenziale, dobbiamo riconquistare una collina da cui si domina la strada, è una zona che conosco come le mie tasche. Durante la notte la risaliamo il versante opposto, il nemico lo prendiamo alle spalle; arriviamo prima dell’alba, piazziamo le mitragliatrici e ci disponiamo a ventaglio, a un cenno attacchiamo. I tedeschi paiono spaesati, la posizione dall’alto ci favorisce; neutralizziamo due postazioni e un deposito di armi, si ritirano dietro due case coloniche per organizzarsi. Non sono ancora le otto che cominciano a bersagliarci con i mortai; rispondiamo con le bombe a mano ma subiamo delle perdite. Decidiamo di creare un diversivo per tentare un aggiramento ai fianchi; io resterò lì a tenerli impegnati. Mi preparo un alloggiamento dietro una sedia di legno all’ombra di un pino e aspetto. Cominciano a salire; prendo la mira e sparo, ne colpisco sette; sono in una posizione favorevole e riesco a tenerli a bada. Ne prendo altri due poi vedo che spostano la mitragliatrice pesante e vado via; sono veloce, lo sono sempre stato, così mi inerpico per la pietraia e mi infilo nella macchia. Scompaio mentre dietro di me i proiettili da 8 mm frantumano tutto quello che incontrano. Poi sento gli spari dei miei, ce l’hanno fatta, li hanno presi ai fianchi; voglio raggiungerli, lascio la macchia e attraverso la radura.
Non so dire se la pattuglia nemica mi aspettasse, solo li vedo alzare i fucili e prendere la mira; gli sparo contro i colpi che mi rimangono.
“Colpitemi al petto, colpitemi al petto…” mi viene da dirgli e mi accontentano. Tre colpi in pieno petto, un fiotto dal cuore; qualche passo poi cado e mi accartoccio come una pergamena.
Mi vengono in mente in una frazione di tempo le cose fatte e quelle ancora da fare, che non farò più. Un’ape mi si posa sul naso.
E’ finita quando la voce di un bimbo mi desta dal torpore degli ultimi istanti: “Un aereo, un aereo!”
“L’aviazione ci attacca..” farfuglio “…devo salvare i ragazzi”.
Apro gli occhi, l’aereo vola basso e ha uno striscione sulla coda: CASEIFICIO IL CASOLARE. MOZZARELLA FRESCA TUTTI I GIORNI.”

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2 pensieri su “Io alla guerra

  1. Il Piave mormorava…..o Vecchio Scarpone…..intoni….ho pronti i tappi;)

  2. m. in ha detto:

    i’ te vurria vasà, please…
    splendido soggetto di un vecchio post, ricco anch’esso di suggestioni e “colori”
    saluti

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