ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Archivi per il mese di “ottobre, 2013”

Roma spiegata a mio figlio

Via Prenestina è   grigia stamattina che la percorro  con mio figlio, a Roma per una visita medica. Ci fermiamo in un bar, un caffè e un pacchetto di gomme poi proseguiamo; davanti a noi la sopraelevata pare una rampa di lancio per chissà quale pianeta.

” Ma papà passa vicino alle finestre!”
”  Eh già ti immagini la mattina che sei in bagno tutta quella gente che ti guarda dal finestrino.”
” Ma è bruttissima!”
” Altroché, dovevano abbatterla già nel 2003, tu ancora dovevi nascere, ma sta ancora qui. ”
”  Perché? ”
” Perché le promesse è facile farle ma poi… Come te che avevi promesso di non mettere più le dita nel naso.”
Non c’è nemmeno il tempo perché la riproponga, siamo arrivati, il dottore ci aspetta.

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Quando usciamo vediamo affacciato un sole tiepido così invece che rientrare organizziamo due passi in centro; parcheggiamo a  San Pietro in Vincoli e il Colosseo ce l’abbiamo davanti.  
Gli parlo di Vespasiano, dei combattimenti tra gladiatori, delle armi, del pollice verso.

” Uh e dove gliela infilava la spada? ”  Gli mimo un fendente alla gola, lui fa “Ahhh… “ e si accascia.
Camminiamo lungo le mura; il centurione lo spaventa e lui mi stringe di più la mano; un contatto questo che mi rende immune a qualsiasi colpo di spada.

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Via dei Fori imperiali chiusa al traffico è un fiume di vita. Turisti di ogni specie, venditori e falsi fachiri levitanti.
” Ma come fanno papà… ”
”  C’è il trucco sono seduti su una struttura metallica che li sostiene; non la vedi perché nascosta dalla tunica. ”
Ma una foto si sa è già segno di spettacolo goduto così il complice… ehm l’aiutante si avvicina e fa tintinnare il cestino dei centesimi; io ci aggiungo i miei.
” Imbroglione…”   gli sussurra il piccolo mentre ci allontaniamo.

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”  Questo è il Vittoriano dove c’è la tomba del Milite Ignoto, un soldato di cui non si conosce il nome sepolto qui a rappresentare tutti i soldati morti senza nome. ”
”  Perché senza nome? ”
”  Perché una bomba troppo grande ha ucciso lui e distrutto i documenti che aveva addosso…”

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Piazza Venezia da qui pare il buco nero da cui tutto l’universo ha tratto origine; via del Corso, piazza del Popolo, via Flaminia e  poi sempre dritto il mondo intero.

”  Lo vedi quel palazzo rosso sulla sinistra?  Vi si affacciava Benito Mussolini, fu lui che portò l’Italia alla guerra che ti racconta sempre nonno, con gli aerei tedeschi che bombardavano e lui e l’amico a ripararsi chi qua chi là, e i colpi che  fischiavano prima di cadere e l’amico lo presero in pieno. ”
” Si ”
” Questa piazza era  piena di gente che lo applaudiva. ”
“Perché lo applaudiva? ”
” Lui la faceva sentire importante. ”

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Via del Corso  ci accoglie con la sua fresca ombra; la percorriamo  fino a via dei Condotti poi svoltiamo per Piazza di Spagna, tappa principe o approdo finale di qualsiasi viaggio a Roma. Ci dissetiamo alla prua della Barcaccia.

”  Quanta gente sulle scale! ”
” Prendiamo un gelato sediamo anche noi. ”
Penso che la vita da quassù abbia i colori della bellezza; il sole, le scale, la fontana, la gente sulla strada; un mondo che scorre sotto gli  occhi. E ora anche un papà con suo figlio piccolo.

” Lo sai, l’ultima volta che mi sono seduto qui ero all’università, avevo litigato con la ragazza e le diedi appuntamento qui per fare pace. ”
”  E hai fatto pace? ”
” No, non venne. ”
” Perché? ”
”  Andiamo che te lo racconto … “

Quattro uomini

 

Peppe

Peppe  faceva il macellaio,  almeno lo ha fatto  fino al quando un tumore al fegato se l’è portato via. Negli ultimi giorni invece che dietro al banco se ne stava seduto vicino alla cassa con la voce diventata un fiotto. “ Sta facendo la chemio, migliora”  diceva la moglie mentre al posto suo affettava le bistecche ma io lo vedevo ogni giorno peggio e gli ultimi era come se l’anima avesse già lasciato il corpo.  Ora è morto e la macelleria la tiene la moglie così quando vado gli dico “Teresa mezzo chilo di macinato per favore ” e faccio finta di niente ma lei ha gli occhi pieni di lacrime.

Ulisse

Si chiama Gino ma lo chiamano Ulisse perché gli somiglia, con la barba che ha  e il viso affilato. Ha sessant’anni e fa il mozzo su un peschereccio; gli dicono “Ulisse prendi il ghiaccio”, e lui va,  “Riempi le bottiglie alla fontana” e lui va. Dicono sia un po’ leggero di cervello e io chissà perché  pensavo  non fosse sposato invece lo è e ha due figlie. Sono bellissime.

Michele

Michele e io abbiamo la stessa età e da piccoli abbiamo giocato a pallone assieme. Ah ma lui era bravo non come me  e già a dieci anni la gente nel cortile si fermava per vedere cosa ti combinava con la palla. Ha fatto anche provini con  la Juve, la Lazio  e altre squadre che non so.  Ma “ …se avesse avuto la testa come aveva le gambe ora non sarebbe qui” dice il barista guardandolo seduto al tavolo.  Ha una birra davanti Michele e guarda verso il mare, la faccia devastata dall’eroina. Non credo lo vedrò più vivo.

Tonino

Tonino lavora alla nettezza urbana dove guida i mezzi che svuotano i cassonetti. La mattina  finisce il turno, parcheggia il camion  allo stesso angolo di strada,  si scuote la polvere di dosso, si aggiusta i capelli  allo specchietto e sparisce dietro al palazzo; non passa un’ora che  ritorna, sale sul camion e riparte per il deposito; tutti giorni  così. In giro si dice  che va a trovare l’ amante, una signora bionda che abita proprio lì e che ha il marito all’estero. Ieri è sceso dal camion con una rosa rossa; l’aveva coperta con un foglio di giornale ma ne usciva la punta.

Scrivere è lanciare aerei di carta

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Siamo affascinati dalla parola scritta; ci galleggiamo, ne facciamo la zattera con cui salvarci; scriviamo, scriviamo, il web gronda di appelli, rime, aneliti, lacrime, desideri, rimpianti.
Ho preso degli appunti leggendovi per tentare di spiegare, a me più che a voi, questa voglia matta di scrivere.

Appunto n° 1 Si scrive per rendere inoffensivo il dolore;
o quantomeno per diluirlo, come se le nostre cose tristi lette da altri potessero essere condivise e in qualche modo lenite. Scrivere di sé (quando non è autocommiserazione) lo allevia ancora di più perché aprirsi è decomprimersi, far uscire il dolore a fiotti ci libera da esso.

Appunto n° 2 Si scrive per popolare il deserto;
il deserto naturalmente è quello che si ha o si crede di avere dentro o attorno; così la parola diventa un’oasi dove magari incontrare un viaggiatore a farci compagnia, che a muoversi in due ogni tragitto è più facile.

Appunto n° 3 Si scrive per essere felici;
traguardo difficile oltre che effimero (“Felicità raggiunta, si cammina per te sul fil di lama.” scriveva Montale); quasi nessuno di voi mi ha dato la sensazione di esserlo; più che altro alla felicità si anela senza mai raggiungerla e forse è un bene perché paradossalmente più da essa ci si allontana più la scrittura diviene interessante, nitida e pulita.

Appunto n° 4 Si scrive per amore;
per conservarlo, per rimpiangerlo o per averne cura; l’amore rimpianto ha la maggioranza assoluta così che i cuori grondanti non si contano. Si parla a chi forse non ci legge più o se ci legge è oramai in tutt’altre faccende affaccendato. O forse no, forse ci pensa ancora chi lo sa. E’ la speranza che muove il mondo, a volte l’illusione.

Appunto n° 5 Si scrive per essere ricordati;
per sopravvivere al tempo, lasciare traccia di sé; se tra mill’anni il web esisterà qualcuno potrà leggerci, magari nominarci, farci rivivere in qualche modo.

Appunto n° 6. Si scrive per fuggire dalla paura;
disarticolarla, scardinarla, trovare un riparo e già il raccontarla diventa un rimedio. Scrivere della paura ci aiuta a crescere, come hanno fatto le fiabe di paura che ci raccontavano da bambini. Scrivere della paura ci fornisce un appiglio, ci dà coraggio.

Appunto n° 7. Si scrive per farsi leggere;
semplicemente. Così controlliamo le visite giornaliere, i commenti, da chi siamo linkati. Essere riconosciuti come interlocutori validi fa piacere, ci fa sentire importanti, in qualche modo degni.

Appunto n° 8 Si scrive per coltivare interessi;
adoro i post didattici, quelli che insegnano a fare il punto croce, le torte al cioccolato, la pesca all’orata; li trovo straordinari nella loro (apparente) mancanza di pretese. Il mio post più letto è “Come si pianta l’ulivo” ; per leggerlo vengono dal Canada e dall’Australia e a me che l’ho scritto pare di aver fatto cosa utile.

Appunto n° 9 Si scrive per intrecciare una storia virtuale;
per quanto io sia in linea di massima contrario; si fa già fatica a rendere verosimile la realtà, figuriamoci la virtualità. Così è quasi sempre la realtà cruda a vincere con un atterraggio a volte doloroso ma come si dice… “tra il dire e il fare”…

Appunto n° 10 Si scrive per comunicare;
e non c’è cosa più bella. Non c’è cosa più bella dello scambiare informazioni, non con tutti sennò saremmo telegrafisti, piuttosto con quei pochi (non sono per le compagnie numerose) che hanno il tuo stesso battere e levare.

Appunto n° 11. Si scrive per cercare le parole;
come si cercano le pepite perché le parole sono belle soprattutto quando si trova quella giusta e si incastra che è un piacere. E anche le frasi, ritmate e lunghe al punto giusto, sono un piacere.

E tu ottimista perplesso che pontifichi, perché scrivi?
Mah, per più d’uno dei capi di cui sopra, poi sono curioso e fondamentalmente mi piace descrivere; la vita ha senso solo se la conosciamo, se ne scopriamo gli anfratti, se riusciamo a rialzarci dopo esser caduti e ad avere un pò di forza per continuare.
Così scrivo di questo e di quest’altro per dare a me stesso un po’ di forza perché se le cose riesco a descriverle, a dare loro un’interpretazione vuol dire che sono vivo e posso fare. Senza darmi troppa importanza però perché scrivere alla fine è lanciare aerei di carta; alcuni vanno dove voglio io, altri prendono una via tutta loro, taluni fanno una piroetta oltrepassano il muro e non li vedi più.

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