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Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Archivi per il mese di “novembre, 2013”

Novembre

Novembre

Un nugolo di polvere, una carrareccia che più accidentata non si può; novembre mi si presenta così, aspro al vento freddo dei tornanti e traumatico come lo sono i mesi di trapasso.
Da qui vedo il mare, terreo oggi, e le nuvole grigie sopra di me; dallo specchietto le foglie turbinare dietro di me e poi ricadere; è un mare che tutto ricopre e nulla lascia trasparire.
Canticchio una canzone, i faggi spogli sono uomini ossuti a sorvegliare il territorio.
“Chi è?” “Sono io”.
Novembre è mese di bilanci, i miei mi piace farli tra queste curve solitarie, prima del caos natalizio dalle pance piene e dei giri per gli auguri.
E’ stato un anno difficile, questa crisi si è portato via più d’uno dei miei amici, chi ha perso il lavoro chi tutto; io ancora qua; non so quale forza mi tiene aggrappato così fortemente alla vita, al fare, alle cose; dev’ essere qualcosa di tenace tipo radice nella pietra. Non ho fatto tutto quello che avrei voluto fare quest’anno, a volte ho mentito, altre ho camminato con il coltello tra i denti, ho costruito ma ho anche distrutto. Una battaglia è stata e ora sono stanco.
Più avanti c’è un bar, il titolare ha tolto i tavolini all’aperto, è rimasta una sedia; prendo un succo alla pesca e do un’occhiata al giornale. Di tanto in tanto sento colpi di fucile, si spara ai fagiani; uno mi ha attraversato la visuale poco fa, un maschio dalle belle piume rosso ramate.

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Molle, viti e cuscinetti volventi

“Ci hai usato  e poi dimenticato” mi sono sentito dire chiudendo il ripostiglio; a parlare era stata una vite a brugola stipata sul fondo della cassetta degli attrezzi. E’ vero, l’avevo dimenticata e con lei avevo dimenticato le altre viti, i dadi da dieci, il cuscinetto e  la molla grande del filtro da un pollice.
E’ che gli oggetti ce li lasciamo dietro come se non avessero più dignità, né meritassero  rispetto;  eppure li abbiamo utilizzati, ce ne siamo serviti; con loro abbiamo fatto viaggi, costruito marchingegni, dato energia alle cose; e allora che uomini saremmo se non rendessimo loro onore, se non dicessimo:

“Ehi ti riconosco, sei il perno che ho sostituito alla pompa centrifuga, e voi le viti della mensola, voi altre le molle della tendina e tu il cuscinetto dell’albero motore!”

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Messi  sul foglio alla rinfusa  paiono  viaggiatori in attesa di un imbarco, animali  in procinto di salire sull’Arca.

“Prego rondelle accomodatevi!  Salite a bordo dadi da 10 e tu dado da quaranta sei solo?”
“Si”
“Sali, ti farà compagnia il cuscinetto o il kit del gpl.”

Già, il kit del gpl rinvenuto dentro un vecchio bruciatore e messo in borsa per curiosità; pare la base di un’astronave.
Un’astronave certo, come questa pronta a partire e atterrare su Marte.
“5,4,3,2,1… decollo!”

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Ma le cose si sa è bello vederle anche all’incontrario; è bello capovolgere  i punti di vista, infrangere i volumi delle  certezze consolidate, sfondarle, guardarci dentro per poi assemblarle magari in maniera opposta, con il sopra che finisce sotto e il sotto sopra.

“Venghino signori venghino!  E’ arrivata la giostra più bella del mondo, tutta di metallo con in cima una  bandiera di latta che si vede da tutta la città!.”

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