ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Archivi per il mese di “maggio, 2014”

Lo sfalcio dell’erba

In questi anni che i ritagli di tempo li ho dedicati alla campagna ho imparato varie cose, una è che le cose a cui teniamo non possiamo lasciarle libere, non possiamo cioè farle fluire senza vincoli di sorta; farlo sarebbe un modo per denigrarle e non dare loro l’importanza che meritano. Vale per gli amori, ”se ami qualcuno lascialo libero” cantava Sting, macché; e vale per l’erba alta della mia campagna che ora è il momento di falciare che altrimenti soffocherebbe ulivi e viti e un incendio avrebbe vita facile a propagarsi. Ora è il momento perché andiamo incontro all’estate e le piogge stanno per finire e l’erba tagliata non avrà più la forza per ricrescere. Mi siedo su un masso, se intervenisse qualcuno a gridarmi di non tagliare quasi quasi l’ascolterei.
Ah che mondo tra i fili d’erba, ora lo vedo; del tutto autonomo dal nostro, leggero, ombroso e brulicante di vita. Una lumaca su uno stelo, un’ape zig zaga tra le foglie, formiche trasportano semi; c’è un universo sconosciuto qui, un mondo lillipuziano che conoscevo solo di riflesso.
016

Monto il filo al decespugliatore e gli faccio miscela. “Roarr” fa il motore quando parte e il filo emette un sibilo di frusta. Accelero e comincio. Salta il trifoglio, salta il tarassaco, salta la borragine, salta l’avena selvatica; quelli che posso li evito ma colpisco anche lombrichi, armadillium, farfalle, formicai; una lucertola colpita alla spina dorsale si dimena prima di morire. La vita si disintegra sotto la forza devastatrice del filo, diventa poltiglia, scompare. Frammenti vegetali schizzano sulle braccia, sulla maschera a rete che mi protegge il viso, la ripulisco, continuo; è una marcia parossistica la mia, un attraversare campi aperti sparando all’impazzata senza fare prigionieri,
Alla fine il terreno è così.
009

Come è tutto aperto ora e diverso e arioso; compaiono le viti e dietro di loro gli ulivi, un muro a secco fa capolino nel sole. E’ uno scenario nuovo, da fatto compiuto, a me pare da day after; forse la vita è così, una lunga bonaccia interrotta da un uragano che la devasta e da cui ripartire. L’erba tagliata è un manto soffice e odoroso. I piccioni sui fili della luce aspettano che mi allontani per cominciare il banchetto, e io vado.

Navigazione articolo