ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Archivi per il mese di “giugno, 2014”

Giocattoli

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La cassa piena di giocattoli è su un lato dello scaffale; spunta una zampa di giraffa, la punta di un boomerang, il manubrio di una motocicletta, zanne di elefanti, ruote, colori vari. E’ lì da non so quando, ogni tanto mio figlio ci si si siede accanto, sceglie il giocattolo del giorno e ci gioca; sempre più di rado adesso che ha nove anni e le cose che gli interessano cominciano ad essere altre.
Così un giorno: “Papà a chi possiamo darli questi giocattoli?”
“Beh al cuginetto piccolo o ai bambini poveri del centro di accoglienza che di giocattoli neon ne hanno nemmeno uno.”
“ Si, ai bambini poveri.”
“ Va bene allora lascia quelli che ti piacciono di più, il resto lo diamo via”.
Si siede e comincia. Li prende in mano uno per uno, li considera e li ripone, da un lato quelli da conservare dall’ altro quelli da dare; resta il bufalo, la giraffa, l’uomo ragno, spider man, lo scavatore; via l’astronave, le macchinine, gli animali piccoli, i pupazzi.
Lì dentro ci sono i giochi suoi e dei fratelli più grandi, una stratigrafia ludica da scoprire.
Affiorano mattoncini di Lego. Ai fratelli con le Lego costruii una portaerei che non finiva più, diventata poi arca di Noè usata per evacuare tutti gli animali del mondo ma anche motociclette e soldatini. Navigava dal pavimento del salotto a quello della camera da letto e quando ogni tanto perdeva un passeggero qualcun altro si tuffava per riprenderlo (in questo era specializzato Wolverine) così che a destinazione arrivavano, non uno di meno, tutti quelli che erano partiti. Ora ne restavano così pochi pezzi che non avrei potuto farci una scialuppa.
“Che faccio con questi?”, chiede indicandomeli.
“Lasciali qui”.
Dalla cassa fuoriescono pezzi di rotaie; sono quelle del treno a batteria che corredato da tre vagoni merci si infilava sotto sedia e scrivania, sfiorava le gambe del tavolo e tornava alla stazione. E’ rimasto solo il locomotore e ancora funziona con il macchinista che mentre il treno fa ciuf ciuf mi saluta con la mano.
“E poi salvo Billy Billy.” Billy Billy, un orsacchiotto di pezza con cui sempre si addormentava e la mattina con una mano abbracciava lui con l’altra me o la madre.

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