ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Un sorpasso

Dopo il dosso una leggera curva a destra, dall’altra corsia nessuno così ho dato gas; credo che la macchina lo aspettasse perché è sgattaiolata oltre la mezzeria libera di dimostrare quanto valesse e come fosse bella mentre fendeva l’aria. La paletta dell’agente mi apparve poco più avanti e mi invitò ad accostare. Lo salutai e lui mi salutò, mi chiese i documenti, glieli diedi, li controllò e me li riconsegnò.
Poi mi disse: “Lo sa cosa stava facendo?”
“Si” risposi; non ho mai amato accampare scuse per gli sbagli commessi, sarà per quel fatalismo (mi accompagna da decenni) che mi fa sempre aspettare una reazione alle cose che faccio, così che l’eventuale castigo in un certo senso lo aspetto, come un Godot che alla fine arriva. Trovo ciò una questione di dignità.
“Lei ha famiglia?”
“Si”
“Un sorpasso di questi può portarla all’altro mondo; ne ho visti parecchi io.
“Di cosa”
“Di morti, e guardi che per noi è cosa da poco, qualche fotografia, due misure sull’asfalto, un segno col gesso e ce ne andiamo; il problema è il suo.”
Già, il problema sarebbe stato solo il mio. A dire il vero dare la vita per un sorpasso mi appariva davvero uno scambio in perdita; che poi di questa si può dir tutto ma non che non valga la pena di essere vissuta. A cosa sarebbe servito nascere, crescere, fare figli una volta disteso sulla carreggiata?
Oddio morire è morire e in qualunque modo accade gli effetti sono quelli ma vuoi mettere stramazzare che so mentre pianto un pero, macino il caffè, rido di gusto o piango di commozione piuttosto che farlo in questo modo? E se poi in qualche angolo dell’universo ci fosse uno slargo dove venissero spiegati i sensi delle nostre esistenze cosa sarebbe stato detto della mia? “Morto dopo un dosso mentre dava gas.” Che morte sciocca; a Dio che mi avesse dato del coglione non avrei potuto dare torto.
“Vada “ disse l’agente a me che aspettavo il verbale.
Io non dissi altro se non “Buon lavoro e buona giornata.” e me ne andai. Lui mi salutò con la paletta o almeno così mi parve ma fu un’impressione, forse fermava solo un’ altra macchina.

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Un pensiero su “Un sorpasso

  1. “A cosa sarebbe servito nascere, crescere, fare figli una volta disteso sulla carreggiata?” Il fatto e che l’appuntamento con la fine la si può momentaneamente rinviare ma non evitare; quindi, asfalto o non asfalto, a che serve vivere bisognerebbe porselo almeno una volta. Per chi è un nichilista esitenziale, come me, la vita non ha assolutamente senso alcuno.

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