ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Archivi per il mese di “febbraio, 2015”

La spiaggia di febbraio

Per vedere davvero il mare bisogna lasciarsi dietro la città, separarsi dai suoi crocicchi, lacerare la pellicola che separa lo scontato dal reale e incamminarsi verso l’acqua.
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La bandiera rossa in inverno è un brandello lacero, l’asta inclinata dai venti il residuo di un naufragio il cui relitto pare essere lì sotto sepolto dalla sabbia.
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Se il mare è uno specchio per le nuvole può esserlo anche per noi; ma per conoscersi non basta riflettersi serve andare più in là, rompere la superficie solida e consolatoria delle nostre sicurezze, tuffarcisi dentro a occhi aperti.
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Una boa gialla. Sconvolge le cose il mare, le trasforma, le trasporta altrove e nulla è come prima; non lo è la boa divelta dalla sua catena, non lo è l’isolotto sulla destra eroso dalle onde.
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Casa al mare. Grigia con le finestre celesti e le ringhiere corrose dal sale; non è cambiata negli anni se non nelle parabole, corrose anch’esse.
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Le cabine. Gli amichetti quelli un po’ ricchi ci entravano bagnati e uscivano cambiati e asciutti, alcuni anche pettinati che non pensavi tornassero dal mare piuttosto dal doposcuola.
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Murales sul retro di cabine.
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Lanciare lenza, piombo ed esca 100 metri di distanza. E’ il lancio il momento più bello, quello in cui tutto deve ancora accadere e braccia, gambe e muscoli come la mente si protendono verso il largo. Un lancio è sempre segno di ottimismo.
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Già, prendere il largo magari su una tavola aspettando l’onda buona quella che ti porta riva e a te pare di volare. Si chiama felicità.
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Che poi nel mare niente lascia il segno; nella sabbia si, per pochi secondi, come le mie orme sulla battigia.
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