ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Archivi per il mese di “aprile, 2015”

Il primo papavero

006 L’ho visto stamattina ieri mi pareva non c’era; ondeggiava su una pietraia al poco vento e si godeva il panorama. Rosso di un rosso che stupisce faceva capolino tra i sassi come un pulcino appena uscito dall’uovo che si guarda intorno e si chiede cos’è questo e cos’è quell’altro. Che poi le pietraie mi piacciono, danno il senso dell’essenzialità, quella che cerco e solo a volte trovo, della provvisorietà, della tenacità, della superficie effimera su cui stare in equilibrio. Ondeggia, attira la mia attenzione; uno stelo sottile, quattro petali; non ha segreti non vuole essere sfogliato, non profuma né induce tentazioni; lo avete mai regalato un papavero? Io no, non si trasporta è fatto per vivere o per morire sul posto. Ondeggia, ondeggia, pare librarsi nell’aria, voler prendere il volo; una sorta di ascensione magica, una cosa a metà strada tra cielo e terra a dimostrare che tutto può succedere, che la vita è sempre una sorpresa, che può essere leggera ma non nel senso del peso piuttosto dell’approccio, basta guardarla con gli occhi giusti; basta guardarli con gli occhi giusti uno stelo e quattro petali.
Quando metto in moto il decespugliatore ha un fremito di apprensione come se dopo questa poesia che gli ho dedicato potessi tranciarlo su due piedi. Non ti faccio nulla no.

 

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Chiese

Mi piacciono le chiese. Mi piace il fresco che vi alberga, le panche ordinate, le colonne, mi piace quel silenzio fatto di  invocazioni, si affollano tutte sulla volta in attesa di uscire e raggiungere chissà chi. E poi mi piace la luce bassa, di riposo, mi ricorda da bambino i pomeriggi passati  a riposare, le tapparelle abbassate e la tenda che si muoveva.  Posso dire di essere entrato  in tutte le chiese che ho incontrato sul mio cammino, perché non è vero che sono tutte uguali ciascuna trasmette  un sentire diverso, una sorta di saluto a cui mi piace sempre rispondere. Ma non è di tutte le chiese che voglio parlare oggi, piuttosto di due quelle che hanno rappresentato distanti, momenti diversi della mia vita: il battesimo e il matrimonio.

In questa qui sotto mi sono battezzato. E’ una chiesa  ombrosa, stretta tra i vicoli il sole non entra mai, entra l’odore del mare però, il porto pescherecci è a breve distanza. Del battesimo naturalmente mi restano delle foto  in b/n;  io al fonte battesimale che piangevo, mia madre magrissima, mio padre bello come un attore neorealista e poi tutti gli altri dietro come al presepe. E’ una chiesa che conosco bene perché avendo trascorso li attorno buona parte dell’infanzia ci sono entrato per il funerale del nonno e di altri ancora.
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Questa invece è la chiesa in cui mi sono sposato. Assolata, esposta ai venti, si trova su un promontorio con attorno mare e niente più se si eccettuano due isole all’orizzonte; è piccola e di poche pretese, gli invitati che pure non erano tantissimi non riuscirono a entrare tutti. Della cerimonia ricordo in maniera particolare il coro (di peggio non potevamo scegliere più che cantare gracchiava) e il dubbio su quale mano porgere per ricevere l’anello (mi salvò il prete suggerendomi sottovoce “è l’altra”). Uscimmo fuori che c’era l’odore dei pini; i gabbiani sopra di noi a vedere come eravamo belli.
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