ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Il primo papavero

006 L’ho visto stamattina ieri mi pareva non c’era; ondeggiava su una pietraia al poco vento e si godeva il panorama. Rosso di un rosso che stupisce faceva capolino tra i sassi come un pulcino appena uscito dall’uovo che si guarda intorno e si chiede cos’è questo e cos’è quell’altro. Che poi le pietraie mi piacciono, danno il senso dell’essenzialità, quella che cerco e solo a volte trovo, della provvisorietà, della tenacità, della superficie effimera su cui stare in equilibrio. Ondeggia, attira la mia attenzione; uno stelo sottile, quattro petali; non ha segreti non vuole essere sfogliato, non profuma né induce tentazioni; lo avete mai regalato un papavero? Io no, non si trasporta è fatto per vivere o per morire sul posto. Ondeggia, ondeggia, pare librarsi nell’aria, voler prendere il volo; una sorta di ascensione magica, una cosa a metà strada tra cielo e terra a dimostrare che tutto può succedere, che la vita è sempre una sorpresa, che può essere leggera ma non nel senso del peso piuttosto dell’approccio, basta guardarla con gli occhi giusti; basta guardarli con gli occhi giusti uno stelo e quattro petali.
Quando metto in moto il decespugliatore ha un fremito di apprensione come se dopo questa poesia che gli ho dedicato potessi tranciarlo su due piedi. Non ti faccio nulla no.

 

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