ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

La pacciamatura del terreno

Così questo pezzo di terra dove passo i pomeriggi inoltrati sta diventando una specie di zattera su cui imparo a governare gli eventi (o mi illudo di farlo). Oh niente di che ve lo dico; ho imparato a intrecciare corde, a mettere pietre una sull’altra, a raccogliere l’acqua piovana e a usare la vanga con cui preparo la terra prima di piantare pochi ortaggi. A proposito, quest’anno ho pensato di sperimentare una tecnica che avevo in mente da tempo: la pacciamatura. Consiste nello stendere sul terreno una copertura che può essere di polietilene o di residui vegetali; avrà sia la funzione di inibire la crescita delle erbe infestanti che quella di limitare l’evaporazione dell’acqua mantenendo a lungo la terra fresca e umida.
Lo so che nemmeno per un istante avete pensato che io potessi usare il polietilene e infatti non l’ho usato; in un terreno poco distante tra le rocce erose da mille anni di venti nasce da sempre il porro selvatico, userò quello.
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Il porro selvatico è una pianta coi fiocchi, buona nelle minestre, per le insalate e per aromatizzare oli; ci si fanno anche delle gustose frittate ma questo non è un blog di cucina (che poi a parlare di troppe cose finisce che non parli bene di nessuna) per cui torniamo al porro selvatico che ho falciato e trasportato di sopra.
Approntato il materiale per la pacciamatura si tratta ora di sistemare il terreno fresato in precedenza, dobbiamo cioè tracciare i filari lungo i quali metteremo a dimora le nostre piantine. Per far questo uso la mia vecchia cara zappa (ho in debole per questo attrezzo) e una lenza per andare dritto.
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Siamo a buon punto. Ora spargiamo le foglie di porro selvatico sul terreno avendo cura di creare una coltre compatta e regolare. Il terreno è pronto, posso mettere a dimora le mie piantine di pomodoro. In vendita ci sono degli ottimi foraterra utili alla bisogna, io il mio l’ho ricavato da un ramo di ulivo sagomato a L a cui ho fatto una punta. Le pianto tra il pacciame a 30 cm di distanza l’una dall’altra; potete vederle fare capolino tra il fogliame. In fondo potete vedere anche il mio cane scansafatiche.
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E’ passato un mese e le piantine di pomodoro sono cresciute; a ciascuna di esse ho affiancato una canna che fungerà da tutore. Le canne le ho tagliate in un canneto poco distante, affilate con la roncola e infilate nel terreno dopo la pioggia quando era più morbido. Anche le viti sullo sfondo hanno messo le foglie nuove.
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