ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Archivi per il mese di “giugno, 2015”

Un mondo a parte

E’ un mondo  a parte qui ora che l’arsura lo consuma. Nulla di idilliaco, nulla di agreste, solo lotta per non morire, la mancanza d’acqua è una voragine senza appigli. La centellino, pochi secondi per ogni pianta in attesa di una pioggia che da nessuno è data per imminente. Così mi aggiro per il campo come un infermiere in tempo di guerra a dare sollievo a questo o quel malato, come se fosse davvero una guerra e io dovessi salvarne il più possibile perché se si salvano ho un senso anch’io, ha un senso compiuto  la mia vita. Ho questo pregio tra mille difetti: salvare il salvabile, guardare  avanti come se ciò che hai fatto, gli errori che hai commesso, persino la pena scontata a nulla servisse se non combatti per quello in cui hai creduto e continui a credere. Ogni giovane vite salvata è una conquista anzi una vittoria; con il coltello recido quelle secche mentre scalzo il terreno attorno a quelle in vita,  le libero dalle erbacce, le curo; ho sempre fatto quello che dovevo fare e non mi sono mai tirato indietro; un uomo vale per quello che riesce a fare, vale per quello a cui riesce a resistere. Sudo, sono in balia degli eventi tra il frinire pazzo e  a tempo  delle cicale; mi  sento  uno strambo ultimo mohicano.

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In barca

Oggi è cominciata la mia stagione di pesca; in ritardo a dire la verità ma il tempo e un problema all’impianto elettrico ci hanno messo lo zampino facendo passare aprile e maggio; giugno però è un buon mese per uscire perché comincia la stagione degli sgombri.
Ieri ho preparato le esche, le lenze e ho fatto benzina; stamattina io e Giovanni siamo partiti. Dopo l’alba la giornata si presenta grigia e il mare pare una grande pelle di serpente; siamo diretti all’orizzonte dove altre barche sono già in pesca.
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Fendere le onde e allo stesso tempo adagiarvisi, lasciarsene cullare, scendere nel cavo, risalirne la cresta, adeguare il proprio baricentro agli spostamenti dello scafo, seguire una rotta e contemporaneamente guardarsi attorno. Che bello qui, che bella questa vita mobile. Un delfino compie le sue evoluzioni a pochi metri dalla barca.
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Ma questa non è una giornata di pesca è un film, uno di quelli tra favola e realtà. Mezzo miglio più avanti vediamo una pinna immobile nell’acqua; è un pesce luna una di quei “mostri” meravigliosi di cui è pieno il mare. Ha l’abitudine nei mesi estivi di stazionare in superficie, a noi pare che dorma così ci avviciniamo. Nel retino più grosso che ho entra solo la testa ma è utile a portarlo sotto bordo; Giovanni, la forza di mille tori, lo solleva e depone sulla plancia. Una bocca potente, la faccia di un suonatore di trombone, l’occhio nero e tondo a dire “Non ho mai fatto male a nessuno io!” pare una luna vera, bella come quella dei cartoni; un pesce felliniano. Una foto e poi lo liberiamo.

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Si pesca finalmente; poco piombo, sugli ami i filetti di alici; via giù. E’ un flettersi di canne ora, un balenare verdastro di sgombri risucchiati dal profondo. Alla fine ne prendiamo 46. Li preferisco alla brace, marinati in olio extravergine, limone, aglio, prezzemolo, accompagnati da un bianco freschissimo.
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Tagli

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Anatomicamente niente di che, un taglio neanche tra i più regolari, una ferita, una menomazione, una mancanza; eppure dalla pubertà alla morte è il desiderio più acceso del maschio. Dev’essere per quella sensazione di abbraccio che trasmette quando vi entra dentro, di carezza, di eternità, e anche un po’ di avventura; io quando ci entro mi sento come Indiana Jones in corsa pazza sul carrello della miniera abbandonata (Indiana Jones e il tempio maledetto) e ogni anfratto è una sorpresa, ogni contatto con le pareti un brivido. Una discesa negli inferi si, questo è il varcare quel taglio e entrare dentro; una meravigliosa, straordinaria discesa negli inferi. Non so dire altro, niente di evoluto intendo; come siamo inadeguati noi maschi a descrivere l’impareggiabile.

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