ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Festa di paese

008

E’ un odore infinito di salsicce, pannocchie arrostite, arachidi tostate. La porchetta sul banco dell’ambulante mi guarda con aria di precarietà; avrebbe voluto durare qualche ora ancora, rimirare gli avventori, le colline, le case del paesello; inutilmente, tempo mezz’ora e non ci sarà più.
I bambini affondano la bocca nello zucchero filato e col dito indicano la giostra dove vorranno andare. I più piccoli nei passeggini non sanno dove guardare che mai avrebbero pensato potesse esistere al mondo qualcosa del genere. Il tiro a segno, bang bang e poi ancora bang; la lattina ammaccata da mille centri barcolla prima di cascare nella rete, tenta una reazione, non doveva farlo; un ultimo colpo e precipita morta. Dal palco arrivano le note del cantante che canta Bobby Solo. “Da una lacrima sul viso, ho capito tante cose”. Ballano i più vecchi, gli fanno spazio sotto al palco, ballano tra la polvere di questo scassato campo di calcio ma a me pare che stiano su una nuvola.
I ragazzetti alle prime uscite si aggirano in cerca di avventure; le ragazzine ridono tra loro, fanno finta di non guardarli, ma si immaginano le mani nelle mani e i baci d’amore; sono fiori prima della tempesta. Prende il volo un palloncino.

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