ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Gli alberghi d’ottobre

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Ora che sono sgombri della calca urlante che li affollò gli alberghi d’ottobre paradossalmente prendono vita, un po’ come gli scoiattoli dopo che il parco ha chiuso al pubblico. L’ascensore riposa, ferme le chiavi nella hall, nessuno a vociare per i piani. Mi aggiro nei corridoi; le porte socchiuse delle stanze si affacciano sopra precipizi di storie, di vite vissute; geroglifici di voci, asciugamani bagnati, vapori, amori. Dove siete andati tutti, avete lasciato delle tracce qui lo sapete? Sui muri, nei comodini che avete aperto, nello specchio che vi ha riflesso.
Gli alberghi d’ottobre hanno fama di desolazione ma non è vero, hanno invece una vita più compita, riservata. Questo lo frequentano gli amanti; una stanza, poche ore, sospiri, respiri, un orgasmo, poi la doccia. Dal balcone vedo la spiaggia poi il mare; nel giardino sottostante seduta a un tavolino c’è una che scrive; gli alberghi d’ottobre sono rifugi, ritiri per fare i conti con se stessi, fucine di racconti all’ombra smorta degli oleandri.

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