ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Archivi per il mese di “giugno, 2016”

Un mondo a parte

Non credo sia per l’età poiché già da ragazzo ero affascinato dalle piccole cose; il risvolto della foglia, l’acqua che penetra nella terra, il tremore della voce, una ruga, il ticchettio di due dita sul tavolo. Erano per me un punto di partenza, un libro che si apriva, un mondo a parte avrebbe detto qualcuno ma tant’è. Gli anni non mutarono molto la mia visione delle cose; il groviglio di una lenza continuò ad interessarmi più di un’adunata oceanica.
Non che le cose col grandangolo non le guardassi ma le trovavo dispersive, poco educative, alla fine non interessanti. Invece il percorso di una goccia d’acqua sul vetro vuoi mettere che bello: come si sceglie la strada da fare? Perché devia qui e non lì? Qual è il suo scopo? Beh, immaginate la reazione di chi mi sente fare tale domanda; quale può essere lo scopo di una goccia che scende lungo un vetro; non c’è, scende e basta.
La recente vita di campagna piuttosto che riportarmi a riflettere sui tramonti e gli spazi aperti ha perfezionato una certa visione macro delle cose; così mi interessa la formica che trasporta carichi, il percorso della nuvola, le volute del falco. Per carità, non che debba ricavarci chissà che ma dopo una giornata a discutere di questo e di quell’altro con questo e quell’altro i tardi pomeriggi così mi fanno star bene; è come se tutto si muovesse per me, per mettermi a mio agio e riappacificarmi col mondo. Cosa si impara? Nulla però è bello, tutto è un brulichio qui, uno spettacolo di luci, di colori e di suoni Silenzio, la vecchia bottiglia di latta da inizio al concerto.

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Bianca

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Oggi ho rivisto Bianca; era col marito posavano in macchina le buste della spesa. Bianca la conobbi poco più che ragazzo sugli scogli dove amavo truffarmi io e gli altri. Conoscere è una parola grossa che mai ci diede confidenza; prendeva il sole con le amiche mentre noi ci sfracellavamo tentando per lei tuffi da paura. Mora, occhi lucidi da cerbiatto, aveva un corpo che avevamo visto solo al cinema per chi ci andava; ersavamo tutti innamorati di lei, di quegli amori velleitari senza speranza e infatti nessuno di noi la toccò mai. Tranne me. Accadde una sera durante una festa in piscina, non so in preda a quale raptus di coraggio la presi in braccio e finii in acqua con lei; mi guardò sorpresa e allo stesso tempo divertita. Credo che mai nessuno avesse osato tanto; ma io lo avevo fatto per toccare la sua pelle; la sensazione che ne trassi fu di aver toccato un pesce raro e con i riflessi argentati che sale dagli abissi apposta per te e poi vi ridiscende per non tornare in superficie mai più.
Seppi poi che si era sposata con uno di fuori, non so altro della sua vita. Oggi era appesantita, i capelli ancora belli, lunghi; il viso stremato. Avrei voluto dirle: “Ciao Bianca…sono io, ricordi” ma non era adatto il luogo né il momento. Così ho proseguito salutandola con un piccolo colpo di clacson; dallo specchietto l’ho vista voltarsi ma non mi ha riconosciuto no.

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