ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

Archivi per il mese di “gennaio, 2018”

A M.

Mi dicono tu abbia fatto perdere le tracce, scomparsa dentro un buco nero, su un treno, una nuvola chissà. Fanno così i migliori; tolgono il disturbo quello che è dato è dato che guardare indietro non si può, non si deve, non serve; chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. Avuto poi non lo so che tu tanto avuto non hai. Hai avuto me (è davvero poco), le colline tra gli ulivi e le chitarre degli America. Il vino ci ubriacava, faceva piangere, liberava le cateratte della dolcezza. Sul tuo corpo ci nuotavo come in una traversata lunga, di quelle che devi raggiungere il promontorio e il promontorio era il tuo viso. Le tue mani tra i miei ricci e “Begli occhi” mi dicevi ma più belli erano i tuoi; il tuo sorriso  era di quiete e pace sopraggiunta.
Dove sei adesso, dove le parole, gli occhi, la tua spalla. Ah la vita che commedia, ci accarezza come un mare calmo che tutto pare bello e giusto e normale, poi la tempesta che tutto scompagina e divelle. Mi dicono tu abbia fatto perdere le tracce; non a me, ti ho ancora tra le mani.

Annunci

La potatura della vite del 2018

007.jpg

Centomila cose da fare quest’anno la potatura delle vite l’ho concentrata durante le vacanze di Natale; nulla di diverso rispetto agli anni scorsi, le mie viti hanno 8 anni, ma questo è il primo senza mio padre. Non che la sua morte mi abbia trovato impreparato (la sua parabola aveva assunto un percorso in discesa ben definito) eppure la sua presenza segna tutt’oggi le mie giornate come l‘ago della bussola segna il nord. E’ che continuano a venire a galla immagini, tragitti, discorsi a due in una sorta di vaso di Pandora da cui fuoriescono tutti i venti della mia terra e la sua voce con loro così ce camminare tra questi filari mi fa sentire sospeso nel tempo, una specie di rendez-vous intimo e personalissimo. Ma io lo so e lo sapete anche voi la vita va avanti, farei torto alla mia anima contadina se continuassi con ricordi e sensazioni, così prendo la forbice da pota, la vecchia carriola e mi infilo tra i filari. Ogni vite ha qualcosa di unico da raccontare e a guardarla se ne ripercorrono i cambiamenti; la forma è quella che le abbiamo dato noi, le cicatrici sui tralci hanno la nostra firma. Individuo il capro a frutto da conservare e lo sperone che fruttificherà l’anno prossimo; clack fa la forbice clack e a me pare il suono di una nacchera. Un frullo d’ali sopra la mia testa, due merli fuggono dai cacciatori.

Navigazione articolo