ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

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Scrivere è lanciare aerei di carta

020720132019

Siamo affascinati dalla parola scritta; ci galleggiamo, ne facciamo la zattera con cui salvarci; scriviamo, scriviamo, il web gronda di appelli, rime, aneliti, lacrime, desideri, rimpianti.
Ho preso degli appunti leggendovi per tentare di spiegare, a me più che a voi, questa voglia matta di scrivere.

Appunto n° 1 Si scrive per rendere inoffensivo il dolore;
o quantomeno per diluirlo, come se le nostre cose tristi lette da altri potessero essere condivise e in qualche modo lenite. Scrivere di sé (quando non è autocommiserazione) lo allevia ancora di più perché aprirsi è decomprimersi, far uscire il dolore a fiotti ci libera da esso.

Appunto n° 2 Si scrive per popolare il deserto;
il deserto naturalmente è quello che si ha o si crede di avere dentro o attorno; così la parola diventa un’oasi dove magari incontrare un viaggiatore a farci compagnia, che a muoversi in due ogni tragitto è più facile.

Appunto n° 3 Si scrive per essere felici;
traguardo difficile oltre che effimero (“Felicità raggiunta, si cammina per te sul fil di lama.” scriveva Montale); quasi nessuno di voi mi ha dato la sensazione di esserlo; più che altro alla felicità si anela senza mai raggiungerla e forse è un bene perché paradossalmente più da essa ci si allontana più la scrittura diviene interessante, nitida e pulita.

Appunto n° 4 Si scrive per amore;
per conservarlo, per rimpiangerlo o per averne cura; l’amore rimpianto ha la maggioranza assoluta così che i cuori grondanti non si contano. Si parla a chi forse non ci legge più o se ci legge è oramai in tutt’altre faccende affaccendato. O forse no, forse ci pensa ancora chi lo sa. E’ la speranza che muove il mondo, a volte l’illusione.

Appunto n° 5 Si scrive per essere ricordati;
per sopravvivere al tempo, lasciare traccia di sé; se tra mill’anni il web esisterà qualcuno potrà leggerci, magari nominarci, farci rivivere in qualche modo.

Appunto n° 6. Si scrive per fuggire dalla paura;
disarticolarla, scardinarla, trovare un riparo e già il raccontarla diventa un rimedio. Scrivere della paura ci aiuta a crescere, come hanno fatto le fiabe di paura che ci raccontavano da bambini. Scrivere della paura ci fornisce un appiglio, ci dà coraggio.

Appunto n° 7. Si scrive per farsi leggere;
semplicemente. Così controlliamo le visite giornaliere, i commenti, da chi siamo linkati. Essere riconosciuti come interlocutori validi fa piacere, ci fa sentire importanti, in qualche modo degni.

Appunto n° 8 Si scrive per coltivare interessi;
adoro i post didattici, quelli che insegnano a fare il punto croce, le torte al cioccolato, la pesca all’orata; li trovo straordinari nella loro (apparente) mancanza di pretese. Il mio post più letto è “Come si pianta l’ulivo” ; per leggerlo vengono dal Canada e dall’Australia e a me che l’ho scritto pare di aver fatto cosa utile.

Appunto n° 9 Si scrive per intrecciare una storia virtuale;
per quanto io sia in linea di massima contrario; si fa già fatica a rendere verosimile la realtà, figuriamoci la virtualità. Così è quasi sempre la realtà cruda a vincere con un atterraggio a volte doloroso ma come si dice… “tra il dire e il fare”…

Appunto n° 10 Si scrive per comunicare;
e non c’è cosa più bella. Non c’è cosa più bella dello scambiare informazioni, non con tutti sennò saremmo telegrafisti, piuttosto con quei pochi (non sono per le compagnie numerose) che hanno il tuo stesso battere e levare.

Appunto n° 11. Si scrive per cercare le parole;
come si cercano le pepite perché le parole sono belle soprattutto quando si trova quella giusta e si incastra che è un piacere. E anche le frasi, ritmate e lunghe al punto giusto, sono un piacere.

E tu ottimista perplesso che pontifichi, perché scrivi?
Mah, per più d’uno dei capi di cui sopra, poi sono curioso e fondamentalmente mi piace descrivere; la vita ha senso solo se la conosciamo, se ne scopriamo gli anfratti, se riusciamo a rialzarci dopo esser caduti e ad avere un pò di forza per continuare.
Così scrivo di questo e di quest’altro per dare a me stesso un po’ di forza perché se le cose riesco a descriverle, a dare loro un’interpretazione vuol dire che sono vivo e posso fare. Senza darmi troppa importanza però perché scrivere alla fine è lanciare aerei di carta; alcuni vanno dove voglio io, altri prendono una via tutta loro, taluni fanno una piroetta oltrepassano il muro e non li vedi più.

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La mia riserva di incomunicabilità

Che poi comunicare non è obbligatorio; cioè non te lo può prescrivere il medico. Uno dice: “ E’ bello, io senza non saprei vivere”; beh anche a me piace però io saprei viverci. Ho una riserva di incomunicabilità come i cammelli hanno quella d’acqua; potrei stare mesi senza comunicare, senza mandare alcun tipo di quei messaggi sonori, visivi e scritti che di solito si mandano. Non che in tali frangenti io resti inerte, piuttosto sono periodi di permafrost in cui i semi restano gelati sotto terra e devo attendere che germoglino per parlarne. Non è una cosa bella da dirsi perché a più d’uno può dare il senso della sufficienza e del distacco aristocratico ostentato, beh non è così.
Comunicare, farlo la prima volta, è bello però; è un rampino lanciato sul bastione del castello che si vuole conquistare. Ho sempre avuto come più donne che uomini tra gli amici blogger e non per i possibili rimorchi, piuttosto trovo gli uomini quasi sempre banali, le donne quasi mai. Ricordo quella volta, erano i primi giorni in un blog che nemmeno ricordo, venne a visitarmi una blogger. Vidi il suo avatar scintillante comparire sullo schermo e le inviai un messaggio privato: “ Ehi ciao come stai, posso segnarti come amica?” non la vidi più né ho memoria del suo avatar. Chissà cosa aveva pensato o cosa temeva volessi farle; forse il rampino l’aveva colpita dritto nell’occhio o forse le ero antipatico d’acchito, non so.
Certo è che non tutti i tentativi di comunicazioni vanno a buon fine, alcuni sono segnali di fumo che si perdono nell’aria, altri trovano risposta con altri segnali e se ci sono cose da dire si continua; d’altra parte è così che va il mondo, per urti magari fortuiti divenuti legami.
Non è facile comunicare con me. Incostante come già detto, farraginoso e aleatorio a volte, indolente o troppo esigente delle altre, corro il rischio di arare qualsiasi terreno disarticolandone oltremodo le zolle. Il tempo mi ha reso più tenero e leggermente più malleabile, ma solo un poco Scusatemi.

Il mio blog fà duemila nodi in mezzo ai ghiacci tropicali ed ha un motore di un milione di cavalli che al posto degli zoccoli hanno le ali …

Nel mio consueto girovagare su WP mi sono imbattuto in uno di quei blog che vanno per la maggiore; lì c’era un post tra i cui commenti uno faceva: “Com’è possibile che un articolo così bello non è ancora arrivato tra quelli più letti?”
“Tranquillo – rispondeva l’autore – ” vedrai che stasera ci sarà”.
E aveva stagione perché in serata era nella pagina degli “Articoli più letti” con il commento dello stesso autore che diceva: “Che ti avevo detto? Siamo tra i più letti.”
Ora non voglio indagare su come abbia potuto un banale post (si trattava del copia- incolla dell’articolo di un quotidiano) finire nella top list di WP; i sistemi sono vari e mi interessano poco.
Mi interessa invece dire la mia su questa caccia alla visibilità e al consenso, attitudini che se nella vita reale hanno ragione d’essere (dalla visibilità traiamo spesso un vantaggio) sembrano non averne in quella virtuale. Qual è il fine allora di questa esasperata ricerca di consenso virtuale?
Premesso che potrebbe non essercene nemmeno uno e nzi qualcuno di voi potrebbe rispondermi:
“Ma quale fine! Io scrivo perché mi piace, e il voler essere apprezzato è da sempre insito nell’animo umano.”
Vero, ma le risposte facili non ci sono mai piaciute e allora proviamo a trovarne altre.
Uno dei fini potrebbe essere la ricerca di una qualche sicurezza. La visibilità e la notorietà infondono sicurezza tanto che i problemi se appaiono non sono mai imminenti; i followers sono sacchi di sabbia sul ciglio di una trincea e qualunque colpo sparato contro di noi non ci attingerà o arriverà attutito.
Inoltre il consenso reale o virtuale che sia dà coraggio, olia la considerazione di sé, innalza il livello dell’acqua nel bicchiere facendolo apparire più pieno di quanto sia; lubrifica inoltre i meccanismi che sottintendono alla prudenza così ogni cosa ci pare fattibile e alla nostra portata; tutto ci è permesso di dire e siamo convinti di possedere proiettili per cento cannoni.
Un altro fine potrebbe essere il desiderio di essere amati. Avere tanta gente intorno scaccia la solitudine, ci fa sentire protetti; e poi tra tanti potremmo ben scegliere (il calcolo delle probabilità in questo caso verrà senz’altro in nostro aiuto) quello con cui meglio ci si intende e se va male ne troveremo un altro e poi un altro ancora. Un prato fiorito tutto per noi, bello da guardare ma anche da coglierci qualche fiore.
Comunque la mettiamo la ricerca del consenso virtuale ci appaga, diventa abitudine, aspettativa, gratificazione; delle volte cibo nutrientissimo. Si scrive e si aspetta il riscontro; se tarda ci si cruccia: “Dove ho sbagliato? Non mi seguono più, sto rimanendo solo”.
La paura della solitudine; il timore di ritrovarsi con nemmeno un avatar da guardare ridimensiona la nostra voglia di agire e appiattisce il nostro elettrocardiogramma. Per fortuna a riportarlo su provvedono le visite, i commenti i “like”; evviva si torna a vivere.
Ma la vita vera non è qui; non è su WP non è su Facebook, né su Twitter e 100.000 followers non sono nulla, adesso li avete domani non ci sono più e non averli sappiatelo non vi cambierà la vita; io stesso a centinaia, migliaia di km da voi sono nulla, sono due righe a volte scritte bene a volte no disperse in questo grande mare senz’acqua che è il web. Questo sono io e questo è il mio blog; che poi farà al massimo due o tre nodi.

Le vostre vite sparse


Cedar Bar (Red Grooms, 1986)

Mi piace leggere i blog di WordPress anche quelli sui quali capito per quel rimbalzo senza fine che è la navigazione su internet; un blog chiama l’altro e questo un altro ancora in una sorta di caccia al tesoro i cui indizi ti pare di trovarli navigando.
Già, ma cosa si vince? Nulla se non l’illusione di conoscere qualcosa di più dell’universo in cui vivi. Leggo anche i blog americani così diversi dagli incazzatissimi e tormentatissimi nostri; amo il loro carattere descrittivo, il gusto degli spazi aperti e quel “familismo” country che vi alberga; foto di figli, mariti, cani, suocere, divani. Noi non lo faremmo mai, prigionieri come siamo della tenzone, della critica politica e dell’indagine sull’animo umano.
Eppure è quest’ultimo il genere di blog che apprezzo. Mi piacciono quelli che fanno domande (più a se stessi che agli altri) e le mettono per iscritto; quelli che provano a sondare l’insondabile, che tentano di raggiungere un qualche nervo; oppure raccontano se stessi, i loro drammi, le speranze, o solo quello che gli succede che pure è un modo per sentirsi vivi. Così quando li leggo, quando vi leggo, mi piace farvi un ritratto, identificare un atteggiamento, un’attitudine, una parvenza.
Mi piace intravedere le vostre vite sparse (si, anche la tua) e inquadrarle in una dimensione spazio-temporale che nulla ha di virtuale. Eh si perché siete veri… dite la verità, a volte ne dubitate.
Così veri che quando scrivete vi rivelate o almeno rivelate qualcosa a me; niente di particolare s’intende, ma a me basta per “fotografarvi” o per meglio dire ritrarvi; e se poi quel che ho inteso sia vero o no poco importa, conta questa migrazione di sensazioni che in ogni caso mettono in moto il cervello, lo fanno lavorare e catturare stimoli nuovi.
Così solo leggendovi mi piace pensare a Tizio che prende l’autobus, a Caio che innesta un melo o a Sempronia che cammina per strada o china sulla scrivania. Ciascuno con pensieri, sogni, desideri che mai si sognerebbero di raccontare ma che se leggi tra le righe puoi tentare di intravedere e dare loro un senso.
Vale anche per quelli che mi leggono naturalmente. Che tipo sarà questo tale Marcovaldo che scrive di tutto come se su tutto avesse da dire e da ridire; cosa cerca che non ha ancora trovato, a quale meta ambisce e soprattutto quando la finirà?
Le vostre vite sparse; puntini luminosi ognuno con la propria individualità. Fanno capolino dai balconi delle case, dai letti, dagli scrittoi, dalle scuole, dalle fabbriche, dagli incroci stradali. E i vostri sguardi; ora tristi ora gai, lanciati verso le nuvole o sprofondati verso terra.
A me pare di vederle tutte le vostre vite sparse. Ho scritto questo post per rendervi omaggio.

Due mesi di Ex cathedra

Due mesi di Ex cathedra, due mesi di frasette posate su WordPress per un giorno o due e poi avvicendate, ma non scomparse; salvate su word sono rimaste in fila come sulle pagine di un quaderno i pensierini dei bambini; pagine destinate al dimenticatoio, sopravanzata da pensieri più evoluti, meglio costruiti e architettati.
Ma… “Abbiamo dignità anche noi!” hanno protestato oggi ed è vero. Hanno dignità anche loro questi pensieri un pò sui generis, sono parte di me e a trascurarli mi farei torto ché le parole sono belle tutte, anche quelle partorite sulle strisce pedonali, al rosso di un semaforo o leggendo la pagina 26 di un quotidiano. “Se escono da me vuol dire che mi contraddistinguono…” ho pensato e mi sono convinto che in un resoconto che dovesse rappresentarmi non dovrebbero mancare. E cos’è WordPress se non un libro mastro formidabile, cos’è se non la cartina al tornasole della personalità di chi vi scrive?
Così li pubblico questi pensieri brevi; cinguettii stonati, resoconti arcirapidi, piccole avvelenate, spunti balzani. Marcovaldo è anche questo.

Marzo 2012

– Ho tolto l’elenco dei blog linkati. Mi pareva una lista di proscrizione all’incontrario.

– Il fatto che io riesca a fare tante cose mi inorgoglisce alquanto e fa passare in secondo piano la constatazione che nessuna di esse mi viene bene.

– Quando questa crisi sarà finita la classe operaia entrerà tutta in una mano.

– La chiamano “acqua naturizzata”. Acqua potabile fatta passare attraverso improbabili filtri che invece di depurarla” la peggiorano, quando non la inquinano addirittura. Finalmente al ministero se ne sono accorti. La semplice acqua di rubinetto è sempre la migliore.

– I visitatori che raggiungono il mio blog cliccando il termine “la settimana enigmistica” sono in progressivo aumento. La cosa piuttosto che lusingarmi mi rende perplesso poiché l’attribuisco all’aumento della disoccupazione.

– Domani si va a pesca al largo della montagna, sveglia alle 5. Oggi ho provato la barca, tutto bene.

Aprile 2012

– Oggi ho visto il primo serpente della stagione. Che era grosso me ne sono accorto dal tempo che ci ha messo per sparire tra le pietre di un muro a secco. Se ad aprile sono così immagino a luglio come saranno.

– Ministro Fornero lei lo sa, l’amo tanto che la sposerei oggi stesso. Solo le ricordo che mentre lei giocherella con l’art. 18 in fabbrica non c’è rimasto più nessuno.

– Fare il tesoriere non è per nulla facile esposti come si è alle tentazioni. Io stesso da bambino mangiai tutti i pasticcini che avevamo rubato a una pasticceria e che tenevo in custodia.

– A Umberto B. & C.: se per averlo duro avete dovuto usare i soldi dei contribuenti vuol dire che si trattava di una protesi.

– Diabolik ha la mia età. Non siamo granché simili a parte il gusto per il mascheramento; e poi lui ama le bionde io le more.

– Davo ai miei figli 10 € ciascuno per mezza giornata di lavoro in campagna; ora si ritengono assunti e dicono che non posso licenziarli. Mentre vi scrivo picchettano la mia scrivania.

– Tra i visitatori del mio blog aumentano quelli che provengono dalla Finlandia. Più che alle cose che scrivo lo attribuisco al mio indubitabile fascino mediterraneo.

– Sono riuscito finalmente a ricordare un mio sogno. Pescavo su una spiaggia del Pacifico e prendevo un pesce così grosso che mi applaudivano dai balconi dell’albergo; io da sotto li ringraziavo e dicevo che era solo fortuna anche se sapevo che non era vero; poi me lo caricavo sulle spalle e rientravo nella hall.
Sogno tutto da interpretare anche se in prima battuta mi viene da pensare che nei sogni come nella vita io sia un po’ smargiasso.
Ps: Comunque il pesce non era poi così grosso, ne ho presi di più grandi.

– Giornata defatigante alla cui fine le cose fatte sono state più di quelle pensate; spero di non aver dimenticato nessun fuoco acceso e nessun bambino in macchina. A proposito, dove ho messo la macchina?

– All’estero ne capita uno ogni 20 anni, da noi uno va e l’altro viene. Tale assioma mi fa pensare che l’avvicendarsi di personaggi al di fuori della decenza come Berlusconi, Bossi e ora Grillo e il successo elettorale che conseguono sono la prova che l’Italia non è ancora una democrazia evoluta.

– Juan Carlos di Spagna, presidente onorario del WWF è andato in Africa a caccia di elefanti.

– La Fornero andrà a spiegare agli operai dell’Alenia la riforma del lavoro. Qualunque cosa si dica di questa donna non sarà sulla sua mancanza di coraggio, e a me piace sempre di più.

– Oggi per caso ho visto mio figlio baciare l’amichetta; da come la teneva credo la baciasse bene. Per fortuna non sono solo le colpe dei padri a ricadere sui figli… a volte anche il modo di baciare.

– Ogni utente di Facebook fa guadagnare a Zuckeberg 5 dollari. I miei 5 non li avrà.

– Hanno scoperto dov’è il punto G. Si trova tra l’ apparato genitale e quello urinario, è lungo 8 millimetri, largo 3 e forma un angolo di 35° con la parete dell’uretra. Stasera proverò a cercarlo con precisione. Per il cm non c’è
problema userò quello da sarto, il difficile sarà fare entrare il goniometro.

– Una giornata sugli Appennini nel punto in cui si uniscono Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo; pranzo con pancetta e vino rosso e poi la neve, il Tirreno di qua l’Adriatico di là.

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