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Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

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Di notte

011

Se la notte ti sorprende vuol dire che stai invecchiando, non calcoli i tempi o forse doveva andare così, isolato nella campagna con il buio calato e il freddo a bloccare i movimenti. Ma non i pensieri, affascinati da questa luna catarifrangente che dice “ Fermati fermati” e tu ti fermi come se altro non avessi da fare tipo parlare con tizio e incontrare caio. “Fermati fermati” e tu ti fermi come se chissà quale spettacolo stesse per cominciare e per alzare il sipario aspettassero solo te. Oh per carità nessuno parla, nessuno recita parte alcuna, nemmeno nessuno si muove se non tu e le scarpe a fare crac degli arbusti già gelati. Crac e il rumore fa girare gli ulivi che sei tu l’estraneo qui ora lo sai e gli animali notturni (che giammai vedrai) a scrutarti dagli anfratti delle pietraie o gli incavi dei tronchi. Ma se è un invito non posso non accettare così siedo su un masso a guardare, ombra tra le ombre, la luna sopra il nespolo grande bianca piena.

“Passed”

Probabilmente nessuno può cambiare completamente rispetto al suo vissuto e nemmeno sarebbe possibile poiché le vicissitudini sono impresse dentro di noi e rappresentano per certi versi un libro comunque letto. Quello che possiamo fare però è governare il nostro vissuto, tentare di superarlo, metterlo dietro le spalle e marchiarlo con il timbro del “passed”.
“Ti pare facile…” direste senza sbagliare. E infatti facile non è. Gli accadimenti passati sono granellini che scorrono indistinti nel flusso regolare del tran tran delle nostre giornate ma al primo moto turbolento, al primo ostacolo allo scorrimento vengono fuori.
Accade la stessa cosa ai fiumi che fanno parte armoniosa del paesaggio finché la pioggia incessante non li fa straripare; così  riversano sugli argini roba che nessuno avrebbe  immaginato potessero trasportare.
Ma allora il vero fiume qual’ è, quello che scorre placido fino al mare o quello che travolge ponti e barche con forza mostruosa? E la nostra vera vita qual è, quella dei proponimenti e del flusso laminare che tanto ci rassicura o quella del fiotto improvviso, dell’emorragia inaspettata?
E ancora, è meglio regimentare  le proprie emozioni e  o farsene travolgere, farsi sommergere e trascinare a valle? Bah… chi lo sa.
Ci sorregge il raziocinio, il proposito di voler  fare la cosa giusta, ci sorreggono le convenzioni, la dittatura dello status quo; così il più delle volte quel richiamo, quell’ululo proveniente dal bosco lo mettiamo a tacere convinti di non averlo sentito. E invece lo abbiamo sentito; qualcuno ha chiamato, qualcosa ha risuonato tra le mura bigie delle nostre stanze.
A me non capita di rado. Ieri d’improvviso mi sono ritornati alla mente i giorni della caccia. L’atto della vestizione, gli stivali, il giaccone con tante tasche, il carniere, la cintura, le cartucce, il coltello, il fucile, il cappello. E poi il freddo, il fiato che diventa vapore, il grilletto, il colpo, il fragore, i rami che si schiantano, l’odore della polvere da sparo, la preda che cade, io che la recupero, il sangue, la poca neve, la cartuccia che estraggo fumante. E’ una specie di richiamo della foresta che sento fortissimo; un’animalità che più mi sforzo di mitigare più, prorompente, si affaccia nella mia vita. In qualche vita passata sarò stato un cacciatore di bufali o di dinosauri. Oppure una preda non so.
“Passed”, più facile a dirsi che a farsi. Intanto però non sparo più, poi si vedrà.

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