ottimistaperplesso

Quello che non siamo in grado di cambiare dobbiamo almeno descriverlo (R. W. Fassbinder)

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I fianchi delle donne

NUDO

Dei fianchi delle donne mi piace l’ampiezza, la forma di tronco cavo rifugio di ghiri l’inverno e cuccioli di volpe in primavera. I fianchi delle donne sono zattere, relitti galleggianti dopo un naufragio, arpe celtiche, aquiloni. Sono tamburi che risuonano nel buio della notte.

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Bianca

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Oggi ho rivisto Bianca; era col marito posavano in macchina le buste della spesa. Bianca la conobbi poco più che ragazzo sugli scogli dove amavo truffarmi io e gli altri. Conoscere è una parola grossa che mai ci diede confidenza; prendeva il sole con le amiche mentre noi ci sfracellavamo tentando per lei tuffi da paura. Mora, occhi lucidi da cerbiatto, aveva un corpo che avevamo visto solo al cinema per chi ci andava; ersavamo tutti innamorati di lei, di quegli amori velleitari senza speranza e infatti nessuno di noi la toccò mai. Tranne me. Accadde una sera durante una festa in piscina, non so in preda a quale raptus di coraggio la presi in braccio e finii in acqua con lei; mi guardò sorpresa e allo stesso tempo divertita. Credo che mai nessuno avesse osato tanto; ma io lo avevo fatto per toccare la sua pelle; la sensazione che ne trassi fu di aver toccato un pesce raro e con i riflessi argentati che sale dagli abissi apposta per te e poi vi ridiscende per non tornare in superficie mai più.
Seppi poi che si era sposata con uno di fuori, non so altro della sua vita. Oggi era appesantita, i capelli ancora belli, lunghi; il viso stremato. Avrei voluto dirle: “Ciao Bianca…sono io, ricordi” ma non era adatto il luogo né il momento. Così ho proseguito salutandola con un piccolo colpo di clacson; dallo specchietto l’ho vista voltarsi ma non mi ha riconosciuto no.

Desiderio

Che poi tutti rincorriamo il tipo che ci fa sognare, magari  maledetto, sferzante e che ci stupisce. La normalità, la linearità, in un certo senso la soluzione, non ci interessa preferiamo il problema, il pathos, il sangue nelle vene e la vita agra piena di emozioni. Vale per gli uomini e per le donne; queste ultime vorrebbero per esempio essere trascinate via in groppa a un cavallo magari alato, lontano da marito,  cucina e piatti da lavare; noi maschi abbiamo meno inventiva, ci piace  portarcene a letto il più possibile, conservando possibilmente moglie e partita di calcetto settimanale.
E io come sono? Bah sono un maschio e non mi distanzio tanto dalla media (ci fanno con lo stampino a noi) anche se non ho particolari grilli per la testa. Come vedete care donne sono poco appetibile; non ho nulla di James Dean, né di Robin Hood  tendo anzi alla normalità consapevole del fatto che tutto tende a uno stato di equilibrio, le montagne divengono pianure,  i torrenti fiumi placidi.  E poi noioso, testardo, insofferente; no, non sarei davvero un partner ideale. Desideri reconditi? Beh uno: in un calice pieno di champagne  con Dita Von Teese. Non con altre, con lei.
Il furore faulkneriano che contraddistingueva i miei giovani anni ha lasciato il posto a un minimalismo hemingwayano temperato dal realismo magico calviniano. Dita Von Teese sai chi è Calvino, conosci il suo realismo magico, quel prendere di petto la vita trattandola come fosse un gioco? Vieni che te ne parlo. Sperando che il calice regga.

How deep is your love

Così succede, le cose rimbalzano da una parete all’altra di una grande scatola, tante rimangono dentro, una esce per caso (che cos’è la vita se non lo straordinario succedersi di casi fortuiti) e te la trovi davanti all’improvviso. E’ accaduto per How deep is your love ascoltata alla radio qualche giorno fa. La vita era un’ onda allora, una grande lunga onda da cavalcare e potevo arrivare dall’America al Portogallo standoci sopra. Così ricordo la pelle, il tuo sorriso, il modo di guardarmi. Quando chiudevi gli occhi mi si apriva un mondo.

Tagli

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Anatomicamente niente di che, un taglio neanche tra i più regolari, una ferita, una menomazione, una mancanza; eppure dalla pubertà alla morte è il desiderio più acceso del maschio. Dev’essere per quella sensazione di abbraccio che trasmette quando vi entra dentro, di carezza, di eternità, e anche un po’ di avventura; io quando ci entro mi sento come Indiana Jones in corsa pazza sul carrello della miniera abbandonata (Indiana Jones e il tempio maledetto) e ogni anfratto è una sorpresa, ogni contatto con le pareti un brivido. Una discesa negli inferi si, questo è il varcare quel taglio e entrare dentro; una meravigliosa, straordinaria discesa negli inferi. Non so dire altro, niente di evoluto intendo; come siamo inadeguati noi maschi a descrivere l’impareggiabile.

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